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Se una persona si mettesse a osservare la composizione della nuova Commissione europea a guida von der Leyen, sarebbe difficile pensare che quella stessa Commissione sia nata dopo le ultime elezioni europee. Perché questa Commissione è tutto meno che lo specchio dei risultati elettorali. Ed è altrettanto evidente che il Partito socialista europeo, che da quelle elezioni è uscito pesantemente ridimensionato, esce clamorosamente vincitore dalle trattative per le poltrone che contano. Perché incredibile a dirsi, quel Pse che è ha perso 33 seggi rispetto alle precedenti elezioni europee e che a livello nazionale paga lo scotto di partiti che risultano sconfitti in quasi tutte le tornate elettorali, in pratica governeranno l’Europa. E quelle elezioni che hanno avuto come risultato la vittoria del Partito popolare europeo, la conferma dei sovranisti (pur divisi e non in blocco), il boom del Brexit Party, e la virata a destra di molti partiti interne ai moderati, in pratica non hanno sortito alcun effetto se non quello di vedere l’Ue passare nelle mani del centrosinistra. E la spartizione delle deleghe nella commissione di Ursula von der Leyen è un esempio perfetto di come questo “esecutivo” Ue non rispecchi affatto le indicazioni provenienti dai popoli europei.

Una rotta, quella intrapresa dall’Europa, che non è molto diversa da quanto visto in Italia, dove il Partito democratico, sconfitto ripetutamente alle elezioni nazionali, governa insieme al Movimento Cinque Stelle e che in Europa, pur essendo passato dal 40% a neanche il 23% dei consensi, ora esprime presidente del Parlamento europeo e commissario italiano. Quel Paolo Gentiloni che sì, è persona stimata a livello diplomatico in tutto il mondo, ma è pur sempre uno dei vertici di un partito che in Italia non risulta vincitore da anni di un voto popolare.

L’Europa ha preso in un certo senso la strada dell’Italia. I vertici dell’Unione europea, eccezion fatta per Ursula von der Leyen che comunque non era lo Spitzenkandidat del Ppe, sono tutti pendenti a sinistra nonostante i socialisti non siano il partito di maggioranza. I socialisti, che devono ringraziare la conferma del Psoe di Pedro Sanchez in Spagna, oggi esprimono l’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, e un vicepresidente come Frans Tiemmermans, oltre che il presidente del Parlamento europeo. E in questa nuova commissione von der Leyen hanno fatto incetta di cariche. Gentiloni, per l’appunto, che si prende gli Affari economici con il “commissariamento” da parte di Valdis Dombrovskis. A questi nomi se ne aggiungono poi altri di fondamentale importanza, come Jutta Urplainen, finlandese ai Partenariati internazionali, la svedese Ylva Johansson per gli Affari interni, la socialista portoghese Elisa Perreira che sarà commissario per le Riforme.

A questa schiera di nomi vanno sommati Sefcovic, Plumb, Dalli e Schmit. I Verdi si prendono l’Ambiente con Sinkevicius. Mentre l’Alde di Emmanuel Macron si prende Mercato interno, Concorrenza, Energia e Giustizia. Insomma, il blocco del centrosinistra europeo ha blindato tutte le posizioni fondamentali all’interno della struttura dell’Unione europea, con i Popolari, partito di maggioranza, che è vero che esprimono il presidente, ma a cui sono stati concessi Demografia, Innovazione, Bilancio, Salute e Commercio e l’unica consolazione nel greco Margaritis Schinas come vicepresidente con delega all’immigrazione.

Se è chiaro che questa Commissione sia il frutto di un patto, quello tra Angela Merkel e Emmanuel Macron più che tra partiti e forze politiche, è altrettanto vero però che è un voto che di certo non rispecchia i risultati elettorali. E il distacco tra maggioranza della popolazione e vertici europei diventa a questo punto abissale. Centrodestra e destre, tra moderati e sovranisti delle diverse famiglie europee, hanno sicuramente ottenuto la maggioranza dei consensi. Eppure, per puri tatticismi di palazzo e delle cancelliere europee, unite al “cordone sanitario” contro le forze critiche verso l’Ue, nessuno di questi avrà posizioni apicali. È l’Europa di Macron e Merkel, quello sicuramente. Ma non è l’Europa che hanno voluto gli europei.