Una cattedrale e due presidenti: Macron e Trump all’ombra di Notre Dame

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Emmanuel Macron e Donald Trump si incontreranno per la prima volta dalla fine del primo mandato di The Donald nella giornata del 7 dicembre per l’iconico scenario della riapertura di Notre Dame, cinque anni e mezzo dopo il rogo del 2019 che devastò l’antica cattedrale di Parigi.

Il primo viaggio all’estero del Trump-bis

Sarà il primo viaggio all’estero di Trump dopo la vittoria elettorale del 5 novembre e in vista dell’insediamento del secondo mandato, che avverrà il 20 gennaio 2025, e un momento di grande visibilità internazionale per un Macron in piena crisi politica, reduce della caduta del primo ministro Michel Barnier e del fallimento del suo esperimento di governo centrista. Al cospetto della madre delle cattedrali francesi si mescoleranno attualità e storia, politica di oggi e identità di ieri. Torna la relazione complessa tra Macron e Trump, fondata su una commistione di ammirazione e rivalità tra due personalità narcisiste e accentratrici, che dovranno convivere fino al 2027.

Il 20 gennaio Trump si troverà di fronte a molti scenari in cui il rapporto con l’Europa e la Francia sarà chiave. Si pensi al Libano, dove pochi giorni dopo il ritorno alla Casa Bianca di Trump avrà fine la tregua di 60 giorni negoziata da Macron e Joe Biden che ha, sulla carta, imposto un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah spesso calpestato dalle forze armate di Tel Aviv. O all’Ucraina, dove si parla di una spinta di Trump alla trattativa che parta dalla realtà sul campo e in cui l’approccio euro-atlantico alla Russia dovrà essere bilanciato tra la spinta alla “pace attraverso la forza”, la volontà di chiudere il conflitto e la necessità di chiedere garanzie alla sicurezza per Kiev. Macron ha spinto per gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina e per il via libera di Biden, che Trump non ha commentato. Ma la realtà parla di un sostegno occidentale in bilico e di un Volodymyr Zelensky sempre più propenso all’idea di un compromesso: sapranno Trump e Macron dialogare anche su questo fronte?

Il ritorno del dialogo Macron-Trump

Il presidente eletto, che ha avuto da Joe Biden semaforo verde per rappresentare gli Usa alla cerimonia, troverà sicuramente modo di dialogare politicamente ai margini della storica riapertura di Notre Dame. E si potrà testare quanto, d’ora in poi, The Donald vorrà far pesare i rapporti bilaterali nella diplomazia del suo secondo mandato. Per Trump serve capire, parafrasando Henry Kissinger, a che numero telefonare quando vorrà riferirsi all’Europa. Con la Germania in crisi politica, la Commissione Von der Leyen bis appena nata e una Francia in ambasce, è bene farsi le idee chiare fin dall’inizio.

Per Macron, invece, è prioritario stabilire subito un rapporto col Trump 2.0 per rafforzare la proiezione geopolitica della Francia, che vista la solitaria battaglia condotta su una difesa europea che appare invece sempre più atlantica, il tentativo per ora vano di imporre la leadership sull’Ue con la proiezione in Ucraina e le batoste ricevute nel Sahel con la fine della Françafrique, ha bisogno di certezze e le cercherà nella partnership con gli Usa. Sperando che Notre Dame garantisca per il rapporto franco-americano come fece l’invito a Trump come ospite d’onore per la parata del 14 luglio nel 2017, che portò il presidente Usa a forti elogi verso l’omologo transalpino.

Questo avverrà ai margini del solenne evento che ha portato Trump a Parigi, la restituzione all’umanità di Notre Dame dopo l’incendio del 2019. E c’è da sperare che, così come nel 2019 l’incendio della cattedrale di Parigi fu visto da molti profeti di sventura e l’emblema di un mondo in fiamme, la sua nuova inaugurazione possa dare un esempio di speranza in un contesto globale che nell’ultimo quinquennio pende sempre più verso la rivalità generalizzata.

Trump, Macron e il “mistero delle Cattedrali”

Potranno il palazzinaro di New York e l’ex alunno dell’Ecole National de Administration divenuto finanziere essere all’altezza del peso simbolico e umano dello scenario del loro primo incontro? Là dove nel 1804 Napoleone Bonaparte fu incoronato imperatore, si faranno le prove generali di una nuova diplomazia. La speranza è che quel “mistero delle cattedrali” di cui parla l’omonimo saggio dell’ermetico alchimista moderno, Fulcanelli, possa ispirarli.

Scriveva Fulcanelli, pseudonimo di un autore rimasto misterioso, nel 1926 pensando all’ispirazione data da cattedrali come Notre Dame, che con l’esempio dei grandi templi gotici “l’arte e la scienza, un tempo concentrate nei grandi monasteri, fuggono dai laboratori, corrono all’edificio, si avvinghiano ai campanili, ai pinnacoli, agli archi rampanti, si sospendono alle volte, popolano le nicchie, trasformano le vetrate in gemme preziose, il bronzo in vibrazioni sonore e sbocciano sui portali con una gioiosa volata di libertà e di espressione”. Quella stessa libertà e quella stessa volontà d’espressione dovranno ispirare i decisori politici come Macron e Trump per contribuire, in futuro, a spegnere l’incendio di un mondo pieno di rivalità.

Notre Dame, del resto, è la Chiesa intitolata alla Madonna, invocata spesso come Regina della Pace. Macron e Trump non si espongono sulla loro adesione da credenti alla confessione cristiana, ma entrambi a “Nostra Signora” hanno già in passato voluto rivolgersi. Macron nel 2021, visitando da primo presidente francese a farlo il santuario mariano di Lourdes. Trump l’8 settembre scorso, giorno del Nome di Maria, in cui twittò un “Happy Birthday, Mary!” postando l’icona della Madonna di Guadalupe, venerata nel mondo centroamericano e latino che rappresenta un suo importante bacino elettorale. Per chi non sottovaluta il valore storico, sociale e politico dei simboli vederli incontrare a Notre Dame può apparire benaugurante. Ma solo dai fatti che seguiranno al loro dialogo li giudicheremo.