La Turchia aprirà una base militare in Azerbaijan? Le voci si rincorrono nel pieno della rovente estate geopolitica del Medio Oriente e del Caucaso in cui la salienza strategica di Baku si è decisamente consolidata. Eldar Namazov, ex capo dell’amministrazione presidenziale sotto Heydar Aliyev, padre dell’attuale capo dello Stato Ilham Aliyev, ha proposto nei giorni scorsi l’istituzione di una base di Ankara nel territorio dell’ex repubblica sovietica dopo che tra Russia e Azerbaijan i rapporti diplomatici erano precipitati ai minimi storici, facendo pensare a nuovi sviluppi nel Caucaso.
La notizia viene da una voce importante della politica azera, sei mesi dopo che lo stesso Aliyev aveva smentito un’ipotesi analoga e lascia presagire l’ipotesi di colloqui a alto livello con il governo di Recep Tayyip Erdogan. Le smentite ufficiali possono servire oggi a guadagnare tempo, ma è indubbio che un importante cambio di passo strategico sia in atto nella visione del mondo di Baku. La diplomazia che l’Azerbaijan definisce “multivettoriale” l’ha posto a cavallo tra più schemi d’influenza geopolitica.
Baku è legata strettamente ad Ankara da motivi etnici, diplomatici, economici, politici. Al contempo, persegue un’alleanza strategica con Israele, in funzione anti-iraniana, ma vanta anche rapporti intensi con Stati come il Pakistan, che solo due giorni fa ha concluso con il Paese ex sovietico un accordo d’investimento e commercio da 2 miliardi di dollari. Il gas e il petrolio azero viaggiano verso l’Europa e fanno concorrenza a quello russo, ma al contempo prima della frattura delle ultime settimane l’Azerbaijan era anche un membro candidato dei Brics. L’ipotesi della base turca è vista da molte componenti della politica azera come funzionale a solidificare una complessa somma d’interessi che rischia però di apparire spesso molto gassosa e volatile. E in un contesto di grandi tensioni tra gli stessi partner di Baku impone una scelta di priorità che non può non andare in direzione della relazione speciale con la Turchia.
Se le voci dovessero concretizzarsi, Erdogan metterebbe a terra un ulteriore tassello della sua proiezione geostrategica già emersa attivamente con l’appoggio alla nascita del nuovo governo siriano e riuscendo al contempo a mostrare la sua primazia su Israele nella gerarchia degli alleati di Baku, a mandare un messaggio volto a irretire la Russia, nazione amica-rivale al tempo stesso, nel suo estero vicino e a guardar da vicino l’Iran, fungendo al contempo da deterrente per uno scontro di confine tra Teheran e Baku. In prospettiva guardando al rafforzamento del triangolo Baku-Ankara-Islamabad che garantisce profondità strategica ai Paesi membri, clienti all’industria della Difesa turca e visione strategica allo Stato anatolico sull’asse euroasiatico. In un ordine mondiale caotico, la volontà della Turchia di espandere le sue posizioni e sfere d’influenza resta un elemento di continuità coltivato da Ankara con attenzione e pazienza strategica.
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