Un maxi progetto dal valore di 553 milioni di dollari per costruire un terminal per container in acque profonde nel porto di Colombo, nello Sri Lanka. È questa l’ultima mossa avanzata dagli Stati Uniti per espandere la propria influenza nell’Indo-Pacifico al fine di contrastare l’avanzata della Cina in una regione altamente strategica per entrambe le potenze.

Secondo la US International Development Finance Corporation (Dfc), il piano fornirà infrastrutture critiche alla nazione asiatica, consentendole di trasformare la capitale in un hub logistico di livello mondiale all’intersezione delle principali rotte marittime e dei mercati emergenti. I capitali, prestati dalla Dfc, amplieranno la capacità di spedizione del porto in questione, “creando maggiore prosperità per lo Sri Lanka senza aumentare il debito sovrano e rafforzando allo stesso tempo la posizione dei nostri alleati in tutta la regione”, ha affermato l’amministratore delegato della stessa agenzia Scott Nathan.

L’annuncio statunitense, tra l’altro, è arrivato in un momento particolare, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, prevista per il 2024, e mentre lo Sri Lanka sta lottando per riprendersi da una terribile crisi finanziaria ed economica.

Usa-Cina: il testa a testa in Sri Lanka

Il porto di Colombo opera al limite della sua capacità dal 2021 e il nuovo terminal dovrebbe soddisfare le economie in crescita nel Golfo del Bengala. È qui che entra in gioco anche l’India, e per un motivo ben preciso. La Dfc concederà infatti un prestito diretto al consorzio che sviluppa il terminal, che è posseduto al 51% dal più grande operatore portuale indiano, Adani Ports & Special Economic Zones Ltd. Per la cronaca, gli altri partner coinvolti sono soggetti locali: John Keells Holdings, con una quota del 34%, e l’Autorità Portuale dello Sri Lanka, con il restante 15%.

Dal canto suo, la Cina ha il controllo di un altro porto srilankese: quello di Hambantota. Ricordiamo che Colombo ha ricevuto ingenti prestiti da Pechino per costruire varie infrastrutture, tra cui un aeroporto e una città costruita su terreni bonificati. I progetti non sono però riusciti a generare entrate sufficienti per ripagare i debiti accumulati con il Dragone, con il risultato che nel 2017 lo Sri Lanka ha dovuto affittare il porto di Hambantota alla Repubblica popolare cinese.

Il piano di Washington e la presenza di Pechino

Sia l’India che la Cina stanno lottando per incrementare le rispettive influenze nello Sri Lanka, ed entrambe, come sottolineato dall’Associated Press, hanno già investito nell’espansione delle strutture nel porto di Colombo. Nuova Delhi teme una crescente presenza cinese sull’isola, che si trova su una delle rotte marittime più trafficate del mondo e in una regione che il governo indiano considera parte del suo “cortile di casa”.

In ogni caso, il porto di Colombo ha anche un terminal gestito da China Merchants Port Holdings. Un altro progetto cinese, un lussuoso complesso in riva all’oceano che si estende su oltre 269 ettari di terreno bonificato chiamato Port City, è stato costruito da CHEC Port City Colombo Co., un braccio operativo della China Communications Construction Company.

Il suddetto progetto da 1,4 miliardi di dollari per costruire un resort integrato, un casinò e una zona di centri congressi, un porto turistico, appartamenti, un quartiere degli affari e uno spazio verde, ha sollevato preoccupazioni in Sri Lanka e in India sul fatto che il complesso possa diventare un avamposto cinese.