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Uno spettro si aggira per la Germania: una tassa dell’1% per tutti quei contribuenti in possesso di un patrimonio superiore ai due milioni di euro. Si tratterebbe, insomma, di una vera e propria patrimoniale che nelle intenzioni dei socialdemocratici dovrebbe togliere ai più ricchi per dare ai più poveri. In realtà l’ultima proposta dell’Spd rischia di avere effetti nefasti, tanto per la tenuta del sistema politico tedesco quanto per i fragili equilibri della Grosse Koalition. La Cdu di Angela Merkel, al momento ancora alleata dei socialdemocratici, non è affatto favorevole a un provvedimento del genere. Nel caso in cui le due parti non dovessero trovare un accordo (come è probabile che sia), lo scontro sarebbe inevitabile. E un pericoloso braccio di ferro tra i due partner di governo, oltre a spaccare la coalizione, regalerebbe una prateria a Verdi e Afd.

L’Spd cambia pelle

Il terremoto politico nasce in seguito a una mozione partorita dal congresso socialdemocratico da poco terminato a Berlino. La proposta della patrimoniale dovrebbe garantire alle casse dello Stato un introito pari a 9 miliardi di euro, ma anche tante grane politiche, a cominciare dalla tenuta della Grosse Koalition. La Spd fa sul serio e vuole piazzare un’imposta sui cosiddetti grandi patrimoni, con il fine ultimo di creare nuove opportunità di investimento da impiegare in settori chiave del Paese come il welfare e l’istruzione.

Le prime avvisaglie di cambiamento erano già evidenti quando, la scorsa settimana, gli oltre 400 mila iscritti socialdemocratici sono stati chiamati a esprimersi in un referendum per incoronare i nuovi presidenti del partito. Ebbene, Olaf Scholz ha perso la leadership dell’Spd: il potente ministro delle Finanze tedesco e la sua co-candidata Klara Geywitz sono stati superati del tandem formato da Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken (46% contro 53%). Questa strana coppia, oltre ad aver criticato l’alleanza dell’Spd con i cristiano-democratici e la soluzione di un governo di ampie intese, ha stilato una ricetta dal sapore laburista, che potrebbe presto portare nettamente a sinistra il baricentro del partito.

Grosse Koalition a rischio

Tra le varie misure messe sul tavolo dai socialdemocratici troviamo 500 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture, scuole e welfare, una parte dei quali da ottenere mediante la patrimoniale, il resto rinnegando l’austerity e accollandosi qualche debito. Ricordiamo che in Germania esisteva una tassa patrimoniale ma fu dichiarata incostituzionale nel 1995. In tutto questo la Cdu ha fatto capire che esistono linee rosse insuperabili. Annegret Kramp Karrenbauer, per molti l’erede di Angela Merkel, in un’intervista alla Bild ha risposto stizzita al comportamento degli alleati dell’Spd: “Non accetto condizioni del tipo ‘se non fate quello che vogliamo noi, ce ne andiamo. La Cdu rispetta i contratti di coalizione, ci aspettiamo la stessa cosa dall’Spd”.

Insomma, la posizione dei cristiano-democratici è chiara: anche noi abbiamo cambiato leader, ma non ci siamo mai sognati neanche lontanamente di chiedere un nuovo contratto. A gettare ulteriore benzina sul fuoco c’ha pensato il ministro degli Esteri – nonché uno degli esponenti più importanti dell’Spd – Heiko Maas, il quale ha rinfacciato a Kramp Karrenbauer la volontà di accrescere il ruolo dell’esercito tedesco nel mondo: “La pace non si crea certo attraverso il militare, non funziona così. Dobbiamo assumerci responsabilità al tavolo dei negoziati, maledizione: perché è lì che si assicura in maniera duratura la pace, non sui campi di battaglia”. Per spegnere un incendio che rischia di carbonizzare l’intera Germania c’è ancora tempo. Ma Cdu/Csu e Spd avranno davvero voglia di ricucire lo strappo?

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