Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Il presidente palestinese Abu Mazen ha dato il via libera al nuovo governo dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), il quale è stato affidato a Mohammad Mustafa. Quest’ultimo è stato quindi chiamato a porre in essere le riforme dell’organo di autogoverno dei territori della Cisgiordania, il tutto in una fase in cui lo stesso Abu Mazen sta provando a rilanciare immagine e ruolo dell’autorità. Mustafa è un tecnico e questo costituisce quasi un unicum nel panorama politico palestinese: raramente infatti la scelta del nuovo primo ministro, figura istituita nel 2003 per democratizzare l’Anp, è caduta su un membro non organico ad Al Fatah, il partito fondato da Yasser Arafat che per anni ha avuto il ruolo di guida delle istituzioni palestinesi.

Il compito del nuovo capo dell’esecutivo non sarà però affatto semplice. Corruzione e progressivo indebolimento della propria autorità, hanno reso l’Anp molto fragile anche in quei territori della Cisgiordania dove risulta storicamente più radicata. Nell’attuale conflitto in corso a Gaza, il ruolo di Abu Mazen appare molto defilato e l’autorità da lui guidata è ben lungi dallo svolgere importanti funzioni di rango politico e diplomatico.

Chi è Mohammed Mustafa

Del nuovo premier si sa, per l’appunto, che è un tecnico e che appare come un economista di fama internazionale. Nel suo curriculum spiccano incarichi di alto livello operati a Washington all’interno della Banca Mondiale. A questo occorre aggiungere che per diverso tempo è stato a capo del fondo di investimento per la Palestina, organo che gestisce parte degli investimenti e degli aiuti diretti in Cisgiordania. Tuttavia, Mohammed Mustafa non è del tutto avulso dalle dinamiche politiche. Ad esempio, prima della sua nomina come primo ministro per diversi anni è stato consigliere economico dello stesso Abu Mazen.

In molti concordano che la scelta di puntare su Mustafa rappresenta un modo per ridare definitivo slancio all’Anp. Il presidente palestinese confida su Mustafa per rimettere ordine all’interno degli organi di autogoverno della Cisgiordania. In tal senso, sarà importante per il nuovo governo mettere in piedi una decisa lotta contro la corruzione, recepita dai palestinesi della West Bank quale una delle principali piaghe che impediscono di avere migliori condizioni di vita. E che negli anni, di fatto, ha favorito l’emersione di Hamas e degli altri movimenti palestinesi ostili ad Al Fatah.

La corruzione è solo uno degli aspetti da affrontare. Per Mustafa l’atra sfida è legata alla necessità di far ritrovare un certo coordinamento tra i vari enti dell’Anp e ridare slancio quantomeno alle azioni di ordinaria amministrazione. Il tutto per due obiettivi ben precisi: far riaffermare l’autorità del governo palestinese almeno in Cisgiordania a provare a riportare l’Anp nel novero della diplomazia internazionale. Il compito del nuovo primo ministro non sarà affatto semplice: le istituzioni da lui guidate hanno avuto negli anni una grave caduta di immagine e soffrono inoltre di un grave deficit di legittimità. Abu Mazen infatti ha più di 80 anni e un peso politico molto debole, inoltre il suo mandato è iniziato quasi venti anni fa e, da allora, non ha più convocato elezioni. Non va meglio agli organi parlamentari: l’assemblea attuale è stata eletta nel lontano 2006, nelle elezioni note per aver visto l’affermazione di Hamas, da allora non è stata più rinnovata e fatica a riunirsi con una certa continuità.

Abu Mazen deve vedersela anche con l’Isis

C’è poi un altro elemento destinato a non far dormire sonni tranquilli ai vertici palestinesi: si tratta dello Stato Islamico. Il 6 aprile scorso, le forze di sicurezza dell’Anp hanno condotto un’operazione anti terrorismo nella città di Jenin che ha portato all’arresto di presunti soggetti legati all’Isis. Secondo l’agenzia Wafa, l’intelligence palestinese avrebbe scoperto una vera e propria cellula del califfato all’interno della Cisgiordania. Oltre agli arresti, le forze speciali dell’Anp hanno operato il sequestro di diverse armi pronte per essere utilizzate. L’obiettivo, stando sempre alle fonti locali, era colpire alti funzionari di Al Fatah e delle forze di sicurezza. La presenza dell’Isis all’interno dei territori direttamente amministrati, rappresenta una notizia decisamente poco lieta per Abu Mazen e il suo entourage.

Fino a oggi infatti, veniva ritenuto molto poco probabile il radicamento nella West Bank di gruppi legati allo Stato Islamico. Il luogo della scoperta della cellula non è però casuale: Jenin, sede del più grande campo profughi palestinese, da anni rappresenta una sorta di vero e proprio laboratorio del terrorismo nelle aree palestinesi. Prima dello scoppio della guerra a Gaza, nel 2023 è a Jenin che sono state effettuate le più importanti operazioni anti terrorismo israeliane.