Ci sarebbe un legame tra Vladimir Putin e i partiti nazionalisti europei. Almeno questo è quanto viene scritto sulle pagine dei principali media occidentali. L’ultimo obiettivo del Cremlino sarebbero le prossime elezioni tedesche previste per il 24 settembre. Secondo la maggioranza degli opinionisti europei sarebbe in atto un’ingerenza da parte di Mosca per favorire un preciso partito nella corsa al Bundestag.

Il Cremlino dietro l’AFD?

Si tratta del Alternative fur Deutschland (AFD). Un partito nazionalista ed euroscettico. La, presunta, storia d’amore nata tra l’AFD e il Cremlino sarebbe da far risalire allo scorso febbraio 2017. In quel mese Frauke Petry, leader dell’AFD, volò a Mosca per incontrare alcune personalità note del Paese. Tra questi Vyacheslav Volodin, ex capo dello staff del Presidente Putin, e Pyotr Tolstoy, un semplice conduttore televisivo. Sembrerebbe poi, come emerge da un comunicato della Duma, che la stessa Petry abbia partecipato a una sessione del Parlamento russo. Finita la sessione è finito anche il viaggio della leader dell’AFD a Mosca.

Il soggiorno di Frauke Petry ha però trascinato con sé una serie di polemiche e supposizioni circa un presunto supporto del Cremlino al partito tedesco. In realtà questi incontri non significano nient’altro che la volontà, espressa peraltro apertamente, dell’AFD di mantenere salde le relazioni tra Europa e Russia.

Non c’è affinità ideologica tra Russia e AFD

Anche la stessa vicinanza ideologica che esisterebbe tra l’AFD e Russia Unita non è poi così evidente. Se da una parte l’AFD vuole indire un Referendum per la permanenza o meno della Germania nell’Ue, dall’altra la Russia ha sempre manifestato il suo appoggio al mantenimento della costruzione europea. Vi è inoltre uno scontro ideologico di fondo tra i due partiti. Basti pensare agli elogi per la Wermacht recentemente fatti dal candidato alla cancelleria per l’AFD, Alexander Gauland. Immaginiamo la reazione a ciò da parte di un Governo, quello russo, che ogni anno celebra in grande stile la vittoria dell’Armata Rossa proprio ai danni della Wermacht.

Gli account Twitter come “prova” dell’interferenza russa

Tuttavia nemmeno di fronte all’evidente inconsistenza delle accuse si fermano le dietrologie dei media europei. Secondo il portale d’informazione americano NPR “ci sono prove evidenti sul fatto che l’intelligence russa stia ponendo in atto alcune delle sue strategie, già note (come cyberattacks e diffusione di disinformazione)”. Quelle che il portale si ostina a chiamare “prove” sono in realtà 600 account Twitter che starebbero facendo azione di propaganda per l’AFD sul social network.

Questo “squadrone” di presunti hacker russi avrebbe prodotto “addirittura” la cifra “record” di 20.012 tweet in un solo mese. Ora, pensare che hacker professionisti siano stati pagati dal Governo russo per creare dei semplici account “fake” (azione che può essere tranquillamente svolta anche da mente profana all’informatica), sembra quantomeno comico. Che un portale d’informazione arrivi a presentare quest’impianto d’accusa come valido dimostra quanto sia alto il livello di isteria contro la Russia, radicato ormai in alcuni ambienti europei.

La destra americana dietro l’AFD

Fa invece riflettere come UsaToday, un portale d’informazione tutt’altro che filorusso, riporti le parole di un professore di scienze politiche applicate al web dell’Università di Monaco. “Infine non abbiamo rilevato alcuna attività specifica portata avanti dai russi”, così ha detto l’esperto. Anzi, lo stesso Professore sostiene di aver notato un’intensa attività dell’alt right americana nell’attività di propaganda per l’AFD. “300 milioni di tweet negli scorsi mesi con l’hashtag #AltrRight”, sarebbero questi i numeri dell’attività della destra americana. Crolla così l’ennesima accusa nei confronti di Putin.

Secondo altri media, sempre europei, il Cremlino avrebbe infatti dovuto interferire anche nelle elezioni olandesi, per far vincere Wilders, nonché in quelle francesi, per favorire Marine Le Pen. Un appoggio che era stato dato per certo da molti osservatori, ma che alla prova dei fatti è risultato non esistere affatto. Lo stesso Russiagate, che per molti rappresenta ancora la prova delle interferenze russe, è un castello di carte che non ha ancora saputo dare uno straccio di prova autentica, come più volte sottolineato su questo portale

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