Come ha fatto la Corea del Nord, nonostante le sanzioni della comunità internazionale che pendono sulla sua testa, a sviluppare un arsenale militare così temibile, con tanto di armi nucleari e missili balistici capaci di impensierire persino gli Stati Uniti?

Un rapporto delle Nazioni Unite visionato dall’Associated Press ha provato a tratteggiare i contorni di una vicenda a dir poco particolare. In prima fila, nell’aiutare Kim Jong Un a stringere i muscoli, ci sarebbero svariati intermediari cinesi intenti a riciclare i proventi delle frodi informatiche perpetrate dagli hacker di Pyongyang.

Di pari passo, navi con equipaggio altrettanto cinese consegnerebbero merci prodotte in Corea del Nord nei porti della Cina. Infine, ci sarebbero molteplici aziende cinesi che aiuterebbero i lavoratori nordcoreani – dai lavoratori a basso costo a specialisti IT ben pagati – a trovare lavoro all’estero. Secondo l’AP, insomma, l’ingranaggio principale che farebbe muovere – per lo meno indirettamente – la macchina militare del Nord coinciderebbe con la Repubblica Popolare Cinese.

Il presunto ruolo della Cina

“È travolgente. A questo punto, è molto difficile dire che non sia intenzionale”, ha dichiarato Aaron Arnold, ex membro di un comitato delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord ed esperto di sanzioni presso il Royal United Services Institute, a proposito del presunto ruolo giocato dalla Cina nel favorire l’evasione delle sanzioni internazionali da parte di Pyongyang.

Ricordiamo che il Dragone ha sempre avuto un rapporto particolare con il governo dei Kim. Sebbene a disagio con una minaccia nucleare alle sue porte, il gigante asiatico non vuole che il suo vicino crolli, considerandolo un cuscinetto contro gli Stati Uniti, che mantengono una significativa presenza di truppe in Corea del Sud.

Dal canto suo, la Cina sostiene di applicare le sanzioni che ha sostenuto da quando la Corea del Nord ha iniziato a testare le armi nucleari, e ha respinto con forza qualsiasi accusa contraria. “La Cina ha attuato pienamente e rigorosamente le risoluzioni (del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ndr)”, ha affermato un ambasciatore cinese in una recente lettera alle Nazioni Unite, aggiungendo che il suo Paese ha “sostenuto grandi perdite” nel farlo. Ma negli ultimi anni, ha sottolineato il Times, Pechino avrebbe cercato di indebolire proprio quelle sanzioni.

I rapporti tra Pechino e Pyongyang

Un anno fa, ad esempio, la Cina ha posto il veto a nuove restrizioni su Pyongyang dopo che il suo vicino aveva condotto un test nucleare. Quest’estate, un alto funzionario del Partito Comunista Cinese, il vice premier Liu Guozhong, sedeva accanto a Kim e applaudiva insieme a lui durante una parata militare preparata dal Nord per mettere in mostra missili con capacità nucleare e altre armi che il Paese asiatico non avrebbe teoricamente dovuto possedere. Insieme a loro c’era anche Sergej Shoigu, il ministro della Difesa russo, a conferma del nuovo sforzo messo in atto dal Cremlino per rafforzare i legami con il Nord.

Al netto di queste ipotetiche prove, l’AP ha rilevato che la maggior parte delle persone recentemente inserite nell’elenco delle sanzioni del governo americano relative alla Corea del Nord, avrebbe legami con la Cina. Molti sarebbero nordcoreani che lavorano per presunte società di copertura cinesi, mentre altri sarebbero cittadini cinesi che secondo le autorità statunitensi riciclerebbero denaro o procurerebbero materiale bellico per la Corea del Nord.

Le autorità statunitensi hanno quindi scoperto che individui ed entità che assistono il governo della Corea del Nord hanno spesso collegamenti con la Cina. Ciò è particolarmente vero per i casi relativi ai sofisticati hacker della Corea del Nord, che secondo gli esperti hanno rubato più di 3 miliardi di dollari in valuta digitale negli ultimi anni.

Stando al report sopra menzionato, dunque, la Corea del Nord dipenderebbe fortemente dal sistema finanziario cinese e dalle società cinesi. In questo modo Pyongyang metterebbe le mani su tecnologie e beni proibiti, acquisirebbe dollari statunitensi e otterrebbe l’accesso al sistema finanziario globale. Pechino respinge al mittente ogni illazione di questo tipo. Il dibattito è ancora in corso.