Raramente un incontro di pugilato rissoso finisce per ko: quando è la tattica e la foga a predominare sulla strategia, è più facile vedere un match nervoso arrivare ai punti. Così, passando dalla boxe alla politica, è stata per il primo dibattito televisivo tra Donald Trump e Joe Biden, tenutosi nella notte a Cleveland, in Ohio, swing state per eccellenza.

Moderato da Chris Wallace di Fox News, il dibattito ha rappresentato la metafora ideale di una campagna elettorale che a livello di attacchi personali, colpi bassi e confusione rivaleggia con quella del 2016, in cui i dibattiti televisivi tra Trump e Hillary Clinton di ottobre segnarono forse il punto più basso. In questa occasione, il presidente e Biden si sono scambiati attacchi personali, insulti e colpi sotto la cintola, ma non è emerso un vincitore netto. E altrimenti non poteva andare: negli ultimi anni i dibattiti televisivi tra i candidati non hanno più svolto la funzione di catalizzatore di voti per il vincitore della serata, ma hanno piuttosto rappresentato la platea ideale per galvanizzare le rispettive basi per i leader repubblicani e democratici trovatisi faccia a faccia.

Del resto, in uno scenario politico polarizzato come quello statunitense odierno, i temi su cui il terreno è contendibile sono ben pochi. Uno di questi, sicuramente, l’economia, non a caso il campo in cui lo scontro è stato più vivace. “Abbiamo costruito la più grande economia di sempre e l’abbiamo chiusa quando è arrivato il virus cinese”, ha affermato Trump, attaccato da Biden che invece ritiene le politiche del presidente funzionali esclusivamente alla super-class finanziaria di cui fa parte. Molti dei cui esponenti, a dire il vero, lo sostengono. Sul tema economico è arrivata l’unica indicazione di proposte di policy concrete riguardanti il post-elezioni: Biden ha promosso l’idea di eliminare la riforma fiscale di Trump del 2017, mentre dopo aver attaccato Trump sul presunto scandalo del mancato pagamento delle imposte federali il vice-presidente di Obama si è sentito rispondere dall’avversario che molti dei regolamenti che permettono ai miliardari di risparmiare sulle tasse sono stati introdotti dalle amministrazioni di cui Biden è stato parte.

Per il resto, Trump e Biden hanno tenuto la posizione. Il Presidente ha giocato la strategia del “guastatore”: le interruzioni di Trump sono state talmente frequenti che Wallace ha dovuto implorarlo più volte di far finire Biden. Trump è sembrato più in difficoltà sul fronte della risposta al coronavirus, ove il gioco retorico trumpiano si è rivelato controproducente. Quando Biden ha fatto notare al pubblico le negligenze dell’amministrazione sull’invito a utilizzare mascherine, presidi sanitari e strategie di distanziamento sociale, Trump non è riuscito a trovare altri argomenti che non fossero connessi alla derisione delle mascherine usate dall’ex vicepresidente, “le più grosse che abbia mai visto”.

Sull’ordine pubblico a pagare dazio è stato invece Biden. Trump ha dribblato le accuse di non aver mai condannato esplicitamente i suprematisti bianchi attaccando duramente Antifa e altre organizzazioni di estrema sinistra e, pungendo Biden sulla risposta della città di Portland a guida democratica alle proteste seguite alla morte di George Floyd, ha ricordato che le città con il più alto tasso di criminalità sono guidate dal suo partito. Biden ha detto che non può interferire con l’amministrazione di queste città perchè “non ricopro al momento cariche pubbliche”: sul tema, concordiamo con Panorama nel definire la risposta cerchiobottista.

Per il resto, molti insulti e pochi contenuti: Biden ha definito “clown” e “razzista sistemico” Trump, che ha preso di mira la presunta “scarsa intelligenza” dell’avversario. Secondo quanto riportato da Politico,  con questo dibattito si è arrivati al “punto più basso della politica presidenziale, un nuovo marchio della vergogna nazionale“. Secondo l’autorevole testata il confronto di Cleveland “ha cambiato” la storia dei dibattiti presidenziali, iniziata negli Sessanta, e che finora era rimasta “una delle poche dimensioni della vita pubblica nazionale che aveva conservato una certa aura di solennità“. Ancor più duro è risultato il giornalista di Cnn Jake Tapper, per il quale il dibattito si è risolto in “una disgrazia”. Del resto, entrambi i contendenti avevano buoni motivi per non comportarsi diversamente: Trump doveva dimostrare la narrazione che lo vedeva depositario di maggior carisma rispetto a Biden, puntare sull’agenda law&order e segnalare i residui legami del candidato democratico con la Sinistra radicale; Biden deve compattare un partito diviso sull’anti-trumpismo e al contempo rispondere alle accuse di scarsa lucidità, se non di vera e propria senilità mentale, piovutegli addosso nelle ultime settimane.

In sostanza, il dibattito è passato dall’ordinato match di boxe alla rissa da saloon, in maniera ancor più confuso rispetto a quanto accaduto nel 2016. Un segno della polarizzazione pericolosa della politica americana. In cui è sempre più difficile trovare una sintesi politica sui numerosi problemi che attanagliano il Paese.