Papa Francesco al G7: una presenza divisiva?

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Nella frenesia dell’assolata Puglia, sconvolta in queste ore dall’uragano G7, quest’oggi si attendeva uno degli ultimi monarchi elettivi al mondo: Papa Francesco. Una presenza annunciata da tempo, che in questa occasione speciale sarà in Puglia insieme ai Sette Grandi per parlare di Africa e Mediterraneo, Intelligenza artificiale ed Energia. Passi l’Africa e il Mediterraneo. Passi la presenza di Bergoglio a proposito dei temi dell’Energia, essendo il Pontefice più green di tutti i tempi, come ha dimostrato la sua Laudato si’ del 2015. Ma sull’intelligenza artificiale qualche dubbio viene.

Più che l’aborto, forse, potrebbe essere la partecipazione di Papa Francesco in sé a essere divisiva. Concordi tutti nel dire che i toni paciosi del Pontefice possono conquistare chiunque, tuttavia non si può dimenticare che Bergoglio non è un Capo di Stato come gli altri, bensì il leader spirituale di quasi un miliardo e mezzo di persone. Ma non dei restanti 6.5 miliardi, nonostante una certa “universalità” dei principi cristiani. Ergo, la presenza di Bergoglio in quel di Fasano conferisce un’impronta fortemente cattolica ed europea al summit, un messaggio preciso al resto del mondo, ma anche agli sei leader.

Dall’altro lato, se Bergoglio non si è certo autoinvitato, esiste da tempo il tentativo sottile di farne un diplomatico a tutti i costi. Un Giovanni XXIII 4.0 che dovrebbe far dialogare tutti con tutti all’insegna della pace nel mondo. Ed è con questo intento che l’ultraottuagenario Bergoglio si sottoporrà a un tour de force di ben 10 bilaterali (che ormai appaiono più speed date che altro): nove con Capi di Stato più quello con Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Tra i bilaterali più attesi quello con Joe Biden ma soprattutto con Volodymir Zelensky, il più attenzionato dalla stampa. Cosa aspettarsi? Nulla. Bergoglio non ripeterebbe mai quella brutta storia del “doversi fermare per primi” al cospetto del presidente ucraino, tantomeno Zelensky potrebbe sbottare contro il capo della Chiesa cattolica, lui che cattolico non è.

Bergoglio incontrerà poi Narendra Modi e Recep Erdogan. Da notare: questi due bilaterali, fra i più attesi del G7, nulla hanno a che fare con il G7. Una conventicola forse troppo stretta, che non è più adatta-come il G8, del resto-a raccontare l’interdipendenza globale. I due leader esterni ai Grandi Sette, tra l’altro, sono rappresentanti di due grandi nazioni, una musulmana e una indiana. Ritrovarsi a dover dialogare con il Papa-forse-rischia di rimarcare una visione cattolica di questo summit da cui in molti si sentiranno politicamente esclusi.

E poi ci sono i grandi temi etici. L’aborto, che ha fatto volare gli stracci tra Macron e Giorgia Meloni. Quasi certo che la dichiarazione congiunta di questa sera non farà altro che rimasticare le affermazioni pettinate di Hiroshima. Ora, a rischio sarebbe anche il riferimento ai diritti Lgbtqi+: secondo una bozza di comunicato del G7 visionata da Bloomberg, la partecipazione di Papa Francesco al vertice dei leader del Gruppo dei Sette “vedrà un significativo passo indietro in termini di diritti LGBT“. I riferimenti alla protezione dell'”identità di genere” e dell'”orientamento sessuale“non si troverebbero all’interno della bozza del comunicato finale, restando anch’essi un residuo bellico di Hiroshima, cassato in toto. Difficile parlare in libertà di tutto questo, quando il Vaticano è fra i commensali.