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Politica

Un milione in piazza per Gaza: l’Italia si mobilita, e ora bisognerà ascoltarla

Almeno 300mila persone complessivamente a Roma, 100mila a Milano, altrettante a Bologna, almeno 90 mila a Firenze, ma anche 70mila a Torino, 50mila a Napoli e Brescia, 40mila a Genova, 30mila a Palermo, 20mila a Bari: è una marea umana...

Almeno 300mila persone complessivamente a Roma, 100mila a Milano, altrettante a Bologna, almeno 90 mila a Firenze, ma anche 70mila a Torino, 50mila a Napoli e Brescia, 40mila a Genova, 30mila a Palermo, 20mila a Bari: è una marea umana quella che si è riversata in piazza per Gaza oggi, da Nord a Sud, col volano della giornata di sciopero generale convocato da Usb e Cgil, che al ribasso possiamo quantificare senza timori di smentita in un milione di persone.

Una piazza così vasta non si vedeva da vent’anni

Il 3 ottobre 2025 è la giornata di manifestazione più ampia in Italia dallo storico 16 febbraio 2003, quando 3 milioni di persone invasero le piazze per protestare contro l’imminente guerra in Iraq a trazione anglo-americana e a cui il governo di Silvio Berlusconi diede il suo assenso e sostegno. Allora come oggi, a trainare erano la politica globale, le ferite del Medio Oriente, la mobilitazione spontanea di cittadini che, indipendentemente dal credo politico, ideologico e religioso, facevano scendere in piazza al grido di pace e giustizia.

L’evento ha avuto grande rilevanza nel mondo, ed è chiaro sottolineare come la stampa internazionale abbia percepito l’evento come una mobilitazione generale per Gaza prima ancora che uno sciopero, una giornata di astensione dal lavoro, con quest’ultimo processo visto come componente della prima, e non viceversa. Ne parla l’agenzia turca Anadolu, ne scrive Al Arabiya, lo commentano perfino nella lontana Malesia.

Il milione in piazza per Gaza e le sue conseguenze

Il milione di oggi è un numero pesante perché interroga tutti. Interroga, innanzitutto, l’esecutivo di Giorgia Meloni chiamato, più di ogni altro in Occidente, in causa per una posizione su Gaza e Israele asimmetrica rispetto alle aspettative dell’opinione pubblica. Meloni ha sicuramente incentivato la presenza in piazza, con scivoloni comunicativi sul “weekend lungo” degli scioperanti e con il tentativo di alzare il livello della politicizzazione dello scontro con un testa a testa con il segretario della Cgil Maurizio Landini, il cui ruolo però è stato ausiliario e non trainante. Ma indubbiamente ora lo sciopero e la mobilitazione porranno un elemento politico chiaro.

Non a caso il Financial Times segnala che lo sciopero innanzitutto fa “pressione” per incentivare una risposta umanitaria alla crisi di Gaza che molti hanno visti impersonata dalla Global Sumud Flotilla e che lato cittadinanza non è vista come sufficiente. L’Italia è prima per civili assistiti negli ospedali, accoglie in Italia studenti palestinesi, ha sostenuto la distribuzione di aiuti tramite lancio aereo e ha pure scortato con la Marina Militare la Flotilla prima dell’abbordaggio israeliano: ma per un’ampia fetta della cittadinanza questo è ritenuto insufficiente in assenza di un chiarimento strutturale dei rapporti con Israele. E questo, piaccia o meno, è un fatto, e dunque un elemento politico.

Va da sé, però, che ogni tentativo di strumentalizzare lo sciopero come un “referendum” su Meloni sia destinato a far flop. Non è stato Landini, non sono stati i leader dell’opposizione o figure carismatiche d’area a trainare la manifestazione, ma è stato solo e unicamente il dramma di Gaza. Questo apra una grande analisi di coscienza da parte di sigle e istituzioni, che non sono più credute abili a fare lo stesso sui loro temi chiave e devono inserirsi a ruota dei movimenti organizzati dal basso.

La strumentalizzazione mediatica non passa

Va poi sottolineato come questo secondo round dello sciopero abbia rotto il muro dell’indifferenza e della strumentalizzazione mediatica. Non c’è stato nessun caso Milano Centrale-bis: nessuna pulsione giornalistica a raccontare dettagli secondari sul piano concreto ma importanti su quello narrativo riguardo la natura dello sciopero e della mobilitazione per Gaza. I social e le reazioni deluse di migliaia di utenti avevano, il 22 settembre scorso, invertito subito la narrazione impedendole di attecchire. Questa volta, anche di fronte a gesti eclatanti come l’occupazione delle tangenziali di Roma, Milano e Brescia, delle stazioni di Napoli e Genova e del porto di Livorno, la narrazione è stata più compassata.

Il vento del Paese è chiaro, e bisogna riconoscerlo. Vi partecipa, inoltre, la Generazione Z, alla sua prima grande prova di piazza. La domanda ora è capire, da un lato, se questa prova di forza della società avrà impatti a livello collettivo e decisionale e, dall’altro, se la piazza si trasmetterà a altri fronti e altri versanti di protesta, come lo slogan “Blocchiamo Tutto” sembra lasciar presagire. Non resta altro che osservare e registrare che Gaza ha risvegliato nel Paese un fermento che non si vedeva da anni. A cui il caso-Flotilla ha dato una nuova forza.

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