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Tre bombardieri nucleari B-2 Spirit unitamente a 200 uomini di supporto sono stati rischierati alle Hawaii presso il 15esimo stormo di base a Hickam, Pearl Harbor, lo scorso 10 gennaio.

I bombardieri provengono, come tutta la flotta di B-2 composta da 20 velivoli, dal 509esimo stormo di base a Whiteman, nel Missouri, e saranno impegnati un una serie di operazioni nel quadro della task force da bombardamento dell’US Strategic Command (Usstratcom) che “regolarmente”, come si legge nel comunicato stampa dell’Usaf, si alterna nella regione indo-pacifica. 

I B-2 per la seconda volta alle Hawaii

Non è la prima volta che dalle parti di Pearl Harbor si vedono i bombardieri strategici ad ala volante Spirit. Già l’anno scorso, per la precisione del 15 agosto al 27 settembre, i B-2 avevano effettuato operazioni congiunte con alcuni F-22 Raptor del 199esimo stormo caccia dell’Ang (Air National Guard) delle Hawaii volte a migliorare la capacità di integrazione tra i due velivoli in scenari di interdizione in ambienti ad alta concentrazione elettronica. Tradotto significa che i due velivoli si sono esercitati ad effettuare penetrazioni in zone ad elevata minaccia missilistica/radar come le bolle A2/AD che si potrebbero incontrare nelle isole del Mar Cinese Meridionale ora sotto il controllo della Cina.

Prima di quella occasione mai i bombardieri stealth con capacità nucleare si erano visti alle Hawaii e l’unico rischieramento nell’area indo-pacifica degno di nota durante lo scorso anno è stato quello a Guam in occasione dell’escalation militare dovuta alle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord per la questione dell’arsenale atomico e missilistico intercontinentale di Pyongyang.

“Questa esercitazione è cruciale per mantenere la nostra interoperabilità regionale” sono state le parole del tenente colonnello Joshua Dorr del 393esimo gruppo e direttore delle operazioni che ha aggiunto “Ci permette di avere l’opportunità di lavorare con i nostri alleati in operazioni congiunte e di mettere alla prova la nostra capacità di colpire ovunque nel globo tempestivamente”. L’esercitazione viene definita dall’Usaf “di routine” ma i bombardieri B-2 non si erano mai visti prima dell’anno scorso alle Hawaii ed è il secondo dispiegamento in poco tempo.

Sindrome cinese

Non è infatti un caso che i B-2 siano arrivati a Pearl Harbor proprio in questo  momento. Il dispiegamento dei bombardieri strategici arriva a pochi giorni dall’ennesimo incidente nel Mar Cinese Meridionale  che ha visto coinvolte unità navali americane e cinesi e soprattutto arriva in un periodo storico in cui i rapporti diplomatici tra i due Paesi sono ai minimi storici.

Pechino si sente profondamente minacciata dalla guerra dei dazi impostale dall’amministrazione Trump e allo stesso modo sta cercando di allontanare dai propri confini la presenza delle forze armate Usa forte della propria rinascita militare e soprattutto forte di una serie di congiunture che hanno ridotto di molto la credibilità delle forze convenzionali americane nel teatro indo-pacifico.

La postura strategica cinese è infatti cambiata: è passata dalla stretta difesa dei confini e dei mari ad essi contigui verso una propensione all’espansione verso “l’alto mare” come logica conseguenza della strategia economico/commerciale della Belt and Road Initiative o Nuova Via della Seta. Risulta chiaro che per avere la sicurezza della propria rete di scambi commerciali imposta attraverso porti e altre infrastrutture sia necessario il controllo dei mari e pertanto occorra il rilancio della cantieristica navale militare. Cosa che la Cina ha fatto e sta attualmente facendo, tanto da essere vista come un attore – antagonista per molti Paesi – di riferimento nell’area indo-pacifica.

Come conseguenza del cambio di postura strategica c’è stato anche il cambio di dialettica da parte cinese. Per la prima volta dai tempi di Nixon, Pechino parla apertamente della possibilità di uno scontro armato con gli Stati Uniti.

Un po’ a tutti i livelli, tra le Forze Armate e presso gli analisti delle università cinesi, la musica è cambiata: da cooperazione con gli Usa, nel solco della politica win-win così ben delineata dal Presidente Xi Jinping nel suo piano politico, a una contrapposizione.

In particolare non ci sono passate inosservate proprio le parole di Dai Xu, presidente dell’Istituto di Sicurezza e Cooperazione Marittima e colonnello dell’aeronautica cinese, che il mese scorso ha commentato “gli Stati Uniti continuano ad immischiarsi negli affari della Cina, allora perché la Cina non può andare in aree come le Hawaii dove gli Stati Uniti predominano?”.

Una lenta escalation?

Il dispiegamento dei B-2 proprio alle Hawaii al posto della più congeniale Guam non può essere un caso date certe premesse.

È pur vero che la base Andersen, data la sua posizione geografica molto più prossima alla Cina ed al Mar Cinese Meridionale, risulti essere più vulnerabile rispetto alle Hawaii ad un eventuale attacco portato con missili da crociera e Mrbm come i DF-21D e 26, ma la mossa di Washington vuole essere un chiaro segnale alla Cina che gli Stati Uniti non accetteranno ingerenze nelle proprie zone di competenza, viste le parole del colonnello Xu.

Il bombardiere B-2, grazie alla sua autonomia (stimata) di 9600 chilometri, potrebbe comunque colpire il territorio metropolitano cinese partendo da Pearl Harbor, ed in particolare le isole Paracelso e Spratly nel Mar Cinese Meridionale o la stessa Taiwan sono ben dentro il suo raggio d’azione. 

Stiamo quindi assistendo ad una lenta ma costante escalation diplomatica e militare tra due giganti sempre più in rotta di collisione al di là degli accordi economici e non solo per una questione commerciale come alcuni tendono a evidenziare.

Il drago cinese ha capito di avere artigli affilati in un momento in cui l’aquila americana sembra averli persi, attanagliata com’è da diversi problemi di mantenimento dell’efficienza in diversi settori delle proprie Forze Armate. Il fattore militare, infatti, non è da sottovalutare ed è da tenere in debita considerazione nelle analisi dei rapporti tra i due giganti.

A livello diplomatico si aggiunge la sensazione che tra Pechino e Washington si sia giunti ad un livello per il quale ciascuno dei due pensi che spetti all’altro l’onere di dover fare “un passo indietro”. Passo indietro che nessuno dei due contendenti intende fare. Si sono create, pertanto, condizioni molto pericolose che in qualche modo vanno disinnescate prima che il prossimo incidente tra navi militari nel Mar Cinese Meridionale comporti l’uso del cannone.