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Negli scorsi giorni il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha visitato gli Stati Uniti, recandosi a New York e Washington per incontrare esponenti dell’amministrazione Trump, membri delle principali istituzioni economiche internazionali ed esponenti del mondo economico e finanziario d’oltre Atlantico, interessati alle dinamiche del nostro Paese. Come sottolineato dall’Ambasciata italiana a Washington in una nota, l’obiettivo principale di Tria è stato quello di “spiegare e far conoscere sempre meglio, ai responsabili del governo Usa, alle istituzioni internazionali, all’accademia come ai grandi investitori e imprenditori internazionali i tanti atout del Paese e i lavori in corso per rafforzarli”.

La parola chiave ripetuta dal ministro nei suoi incontri è stata “investimenti“: “Investimenti come potente motore della crescita e grande opportunità: per chi voglia impiegare capitali in Italia non ci sono solo le emissioni dei titoli di Stato con rendimenti interessanti, ha sottolineato Tria. Ci sono gli investimenti nelle infrastrutture grandi e medie da modernizzare, le privatizzazioni, immobiliari e non, presto sul trampolino di lancio nonché i settori della ricerca, del design e dell’innovazione tecnologica di punta”. 

“Dobbiamo combattere il pessimismo sugli investimenti” ha detto Tria all’Ansa, escludendo la possibilità di una manovra correttiva e osservando come “ci sono tutti gli elementi per una ripresa dell’Italia” all’interno di un’Europa che non mostra segnali di recessione. Ma per attirare investimenti l’Italia ha bisogno di offrire “certezze di comportamento” e di indirizzi istituzionali.

Di particolare interesse gli incontri di Tria con gli esponenti di Jp Morgan, istituto statunitense che a ottobre, scommettendo sulla tenuta del debito italiano ha fornito un assist, forse decisivo, per frenare l’avvitamento dello spread. Un chiaro segnale, da oltre Atlantico, sulla fiducia che l’economia a stelle e strisce ha nella tenuta dei legami tra Roma e Washington. Ai tempi Nick Gartside, importante manager di Jp Morgan, aveva dichiarato al Sole 24 Ore“Il problema numero uno per l’Italia è il debito ma, allo stato attuale, la sua sostenibilità non è in discussione. La variabile chiave sarà la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l’economia”.

Tria ha voluto dunque rinsaldare i legami con un investitore interessato alla stabilità del Paese, puntando a risolvere il problema dell’asimmetria tra le dichiarazioni dei diversi esponenti del governo di fronte alle istituzioni economiche internazionali che genera sconcerto e preoccupazione tra figure di spicco desiderose di operare nel nostro Paese. Parlando con l’autorevolezza dettata dal suo ruolo, Tria ha dunque voluto ribadire che la stabilità del sistema Paese non è a rischio e che nel calcolo strutturale sulla sua tenuta la forza dei legami con Washington rappresenta una variabile fondamentale. 

Come sottolinea La Stampa, “nella cornice discreta di Villa Firenze, la residenza dell’ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, che Tria ha trovato un parterre di invitati che consentiva di affrontare le due variabili centrali in discussione”, ovvero il rischio-Paese e il contributo Usa alla crescita italiana. “In ambasciata, oltre a Kevin Hassett, capo dei consiglieri economici di Trump e al numero due della Fed Randall Quarles, c’erano anche Linda McMahon, Segretario della small business administration e Elaine Chow, segretario al dipartimento dei Trasporti”, nonchè moglie del potente Senatore repubblicano Mitch McConnell, “responsabile di uno dei portafogli più importanti per gli investimenti infrastrutturali e per quella rete Interstate che include migliaia di chilometri di autostrade, ponti e cavalcavia”.

La McMahon è altrettanto importante per lo sviluppo delle Pmi americane: il dipartimento guidato dalla moglie del chairman della Wwe Vince McMahon ha la facoltà di concede prestiti agevolati per 30 miliardi di dollari per lo sviluppo industriale, e rappresenta un modello importante per un organismo analogo che potrebbe far estremamente comodo nel contesto italiano, per ridare fiato ai distretti industriali che rappresentano il cuore del tessuto produttivo nazionale. 

Tria ha dunque avuto modo di raccogliere opinioni, sensazioni e idee, rafforzando la solidità dell’immagine dell’Italia nel cuore dell’Occidente e dell’economia globale. Per capire se sarà riuscito a conquistare un pieno successo, bisognerà tuttavia capire se l’ex accademico di Tor Vergata sarà riuscito a far ordine sotto il profilo delle referenze istituzionali per la gestione dell’economia italiana. Valorizzando il suo ruolo ed evitando che, in futuro, messaggi contraddittori dal governo e dal mondo economico possano ledere la posizione italiana. Senza, tuttavia, arrivare a trasformare il Mef in un centro di potere avulso dal coordinamento con gli altri dicasteri.