Spesso si fanno supposizioni che possano andare più o meno al di là del complottismo di maniera, circa l’indirizzamento di alcune politiche da parte di persone esterne, con invadenti ingerenze atte a plasmare uno stato a propria immagine e somiglianza, in base ad una serie di interessi, spesso privati, che abbiano un risultato di ampia risonanza in ambito di politica pubblica. Quale miglior caso per esemplificare le tante teorie, che trovano una base di verità più o meno ampia, su come con i soldi di finanziatori privati si sia giunti alla fine dell’Unione Sovietica se non quello di George Soros e della sua Open Society?Per approfondire: Perché Soros è contrario al BrexitIl finanziere e filantropo americano è intervenuto poche settimane fa all’Open Russia Club di Londra, un spazio adibito ad incontri con personalità di spicco legate al mondo russo, al loro rapporto con le libertà e la democrazia, in chiave tendenzialmente molto politicizzata. La sede di Hanover Square a Londra rappresenta una sorta di caffè letterario, o magari, per dirlo alla russa, di samovar’, dove la crema della società russa o legata in qualche modo alla Russia per i suoi interessi economici o culturali, si aduna per discorrere di come il grande Paese necessiti di proseguire su un percorso di continua democratizzazione che con il “regime” di Putin si è bruscamente interrotto. Potremmo dunque dire che questo Club di politici e businessmen sia in realtà quasi come un comitato elettorale dal quale transitano personaggi di spicco legati all’oligarca che ha fortemente voluto la creazione di questo progetto (Otkrytaya Rossiya, ndr), Mikhail Khodorkovsky, i quali si spendono in parole di lodi per lo stesso e ne sposano completamente la causa, sempre sotto il vessillo della democrazia e della diffusione delle libertà.

Secondo voi Soros vuole eliminare Putin?
Il magnate americano si è trattenuto con gli ospiti del Club per circa un’ora, nella quale si è discusso principalmente del suo impegno filantropico nell’ultima Urss di Mikhail Gorbacev e nei finanziamenti erogati verso varie istituzioni scientifiche ancora negli anni ’90, con l’obiettivo di andare a gratificare economicamente l’impegno di tutti quei ricercatori che sotto il comunismo avrebbero dovuto piuttosto essere loro riconoscenti allo Stato. Dai contatti con Gorbacev e la sua consorte Raissa agli affari con lo stesso Khodorkovsky in Yukos, la compagnia petrolifera per cui l’oligarca è oggi accusato di innumerevoli reati ed è esiliato in Europa, Soros ha confermato il suo grande coinvolgimento e ingerenza nella Russia pre-Putin. Dal maggio del 2015, tuttavia, esiste una legge federale sottoscritta dal Presidente russo che bandisce alcune ONG dal territorio nazionale, poiché giudicate come indesiderate: tra queste ritroviamo anche due rami della rete sociale di Soros, proprio Open Society Foundation e la Open Society Institute for Assistance Foundation, giudicate come minacce alle basi costituzionali della Federazione Russa, secondo un comunicato ufficiale del Cremlino.Per approfondire: Gli scenari del dopo PutinDopo la rivolta di Euromaidan del febbraio 2014, sono iniziate a circolare voci sempre più insistenti circa un consistente impegno economico di George Soros nel finanziare l’azione delle migliaia di protestanti, in alcuni casi ben addestrati, volti a rovesciare il regime di Yanukovich, che lo stesso definiva come nazionalismo imperialista, da distinguere dal nazionalismo di auto-determinazione che ha generato un sano senso di appartenenza del popolo ucraino. Dunque prevede che la Russia presto si libererà di Putin, proprio perché ha necessità di riscoprire la sua voglia di democrazia e di libertà, cose che sotto il regime depresso di Putin sono gradualmente venute a mancare. Probabilmente sia lui che Khodorkovsky preferivano la prima Russia di fine anni ’90, dove l’anarchia politica ed economica prodotta da Eltsin e Gajdar aveva loro consentito di fare carne da macello dell’apparato economico russo, riuscendo a conseguire dei guadagni eccezionali sulla pelle della maggioranza della popolazione, in cui piaghe come l’alcolismo e la prostituzione indotta dall’indigenza erano all’ordine del giorno. Oggi gli stessi che hanno cavalcato le malate onde del profitto in epoca relativamente passata, cercano di ritornare alla ribalta in un Paese da cui hanno attinto molto. Oggi l’unico ostacolo tra loro e il riprendersi Mosca è proprio Putin, che accusano aspramente di dittatura e repressione. Ma è per davvero il bene dei russi?

È un momento difficile
STIAMO INSIEME