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Oltre 20 milioni di morti non contano nulla? Si, di nuovo. Una volta di più, l’Europa si dimostra la grande assente nel contesto delle celebrazioni cinesi per l’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale che si terranno domani a Pechino, dove è prevista una grande parata militare.

Non è bastata, in pieno clima di confronto con la Russia, la sostanziale derubricazione del ruolo dell’Unione Sovietica nella fine della guerra in Europa. Ora viene dimenticata anche la resistenza cinese all’aggressione giapponese, che durò 8 anni (1937-1945) sfociando nel 1941 nella Seconda guerra mondiale nel Pacifico dopo gli attacchi di Pearl Harbour, che costò dopo anni di conflitto civile tra comunisti e nazionalisti la morte di 3 milioni di soldati e tra i 17 e i 22 milioni di civili nell’ex Impero di Mezzo.

L’assenza di figure europee di alto profilo alla parata di Pechino è un autogol politico su più fronti. In primo luogo: regala gli spalti al mondo extra-occidentale, garantisce a Vladimir Putin la terza platea dopo quella di Anchorage (summit con Donald Trump) e Tianjin (vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) e fa fallire un’occasione di dialogo con Xi Jinping o il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

In secondo luogo, acuisce la tensione Europa-Cina dopo il fallimentare summit bilaterale di luglio e dopo che lo scoppio della guerra dei dazi chiederebbe all’Unione Europea stessa maggior coordinamento con i partner esterni agli Usa per rispondere a un mondo sempre più in frammentazione.

Infine, terzo punto, mostra come l’Ue possa essere messa sotto scacco da leader di Paesi minori ma capaci di infilarsi nelle pieghe della diplomazia. Possiamo forse criticare il primo ministro slovacco Robert Fico per aver accettato, unico leader dell’Ue, l’invito e essersi recato a Pechino per una visita che offrirà spazio a colloqui politici di alto livello?

Fico il messaggero

L’astuto leader socialdemocratico con venature populiste potrà non piacere, ma indubbiamente ha colto l’essenza della celebrazione: “Fico ha dichiarato di aver accettato l’invito alle celebrazioni dell’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Cina perché rispetta ogni vittima della lotta contro il fascismo”, scrive European Newsroom. E potrà fregiarsi dell’invidiabile primato di essere l’unico leader che vedrà in pochi giorni Vladimir Putin (ieri), Xi Jinping (oggi) e nientemeno che Volodymyr Zelensky, al ritorno dalla missione in Oriente di venerdì. Zelensky sarà reduce dal summit di Parigi coi “Volenterosi” europei ma solo Fico potrà portare notizie di prima mano

Possiamo criticare Aleksandr Vucic, presidente serbo, per aver fatto lo stesso e aver deciso di presenziare? O che anche l’Ungheria ci abbia messo lo zampino? Budapest non schiererà il primo ministro Viktor Orban: se la Slovacchia era stata vittima del Terzo Reich, creata come Stato-fantoccio dopo lo sfaldamento della Cecoslovacchia nel 1938-1939, l’Ungheria fu dalla parte delle potenze dell’Asse, alleata di Italia, Germania e Giappone, ragion per cui i suoi rappresentanti formalmente non siedono alle Parate della Vittoria sulla Piazza Mosca e Orban non figura tra i leader invitati da Pechino.

A Pechino ci sarà però il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, quarto dignitario dell’Europa per carica dopo Putin, Vucic e Fico. Per il resto, a parte politici ormai fuori dalla scena dell’Europa occidentale (c’è anche Massimo D’Alema!) non figurano esponenti di peso dell’Europa. E Fico è l’unico capo di Stato o di governo dell’Ue presente nella capitale della Repubblica Popolare. Mentre il resto del blocco finirà per perdere un’occasione di diplomazia. E dimostrerà il rischio dell’incoerenza sulla memoria selettiva di un conflitto di cui è figlio il mondo d’oggi.

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