Lo avevamo predetto e (forse) sta accadendo: alcuni eventi indicavano che il 2021 avrebbe potuto essere l’anno dell’asse russo-saudita e, in effetti, alcuni accordi siglati tra i due Paesi nei giorni scorsi sembrano corroborare questa tesi. Non (solo) il petrolio, ma gli affari militari e gli investimenti stanno guidando la foggiatura dell’improbabile duo.

Un accordo di cooperazione militare

Il 22 febbraio il governo Mishustin ha delegato al ministero della Difesa il compito di negoziare un accordo di cooperazione militare con l’Arabia Saudita che, allo stato attuale, è in fase di preparazione. Secondo quanto si apprende dal contenuto reso pubblico sul portale governativo russo per le informazioni normative, alla conduzione delle trattative parteciperà anche il Ministero degli Esteri della Russia.

Il documento, che potrebbe ancora subire delle modifiche, getterebbe le basi per una collaborazione più approfondita e intensa nei campi della lotta al terrorismo e alla pirateria, dell’addestramento e dell’istruzione militare, e del salvataggio delle persone in mare. Quest’ultimo punto, e quello sulla pirateria, è particolarmente importante perché implica, indirettamente, una maggiore presenza delle forze navali russe nell’area persica – una presenza legale e concordata con la prima potenza della penisola arabica.

Kalashnikov sauditi

Negli stessi giorni in cui venivano inaugurati i cantieri per l’accordo di cooperazione militare, Mosca e Riad raggiungevano un’intesa per l’apertura di uno stabilimento della Rostec in territorio saudita. Rostec è l’azienda che detiene il 51% delle azioni della Kalashnikov Concern, la casa produttrice del fucile d’assalto più famoso del mondo – il kalashnikov, appunto.

L’accordo, che è la foce naturale di un memorandum d’intesa siglato nell’ottobre di tre anni or sono, prevede l’apertura di un impianto per la produzione congiunta di fucili d’assalto AK-103 e rientra nel più ampio contesto della strategia saudita per la produzione in loco di tecnologia militare all’avanguardia. I fucili d’assalto, invero, sono una testa di ponte: i sauditi vorrebbero incoraggiare i russi ad accettare un trasferimento di tecnologia funzionale alla produzione di armamenti avanzati nei loro stabilimenti, come ad esempio il sistema S400, il missile anticarro Kornet e il lanciagranate automatico AGS-30.

Cosa attendersi quest’anno

Il 2020 era stato il banco di prova dell’improbabile duo. Alle incomprensioni sul taglio della produzione, sfociate in una guerra al barile nel mese di marzo, avevano fatto seguito un nuovo accordo per la stabilizzazione del mercato e una maggiore collaborazione in campo sanitario, due eventi che avevano permesso di concludere l’anno all’insegna della ritrovata armonia e del dialogo potenziato.

Il 19 dicembre, presso l’hotel Ritz-Carlton di Riad, aveva avuto luogo la riunione preparatoria della Commissione Intergovernativa Russo-Saudita per il commercio e la cooperazione tecnica, scientifica ed economica. Il vertice era stato co-presieduto da Abdulaziz Bin Salman, principe e ministro dell’energia dell’Arabia Saudita, e Alexander Novak, vice-primo ministro del governo Mishustin.

L’incontro era stato allestito per discutere del coordinamento in campo petrolifero e delle opportunità di cooperazione offerte dal ritrovato dialogo. La cordialità aveva contornato l’intero evento, dall’inizio alla fine dei lavori, che si era concluso con un’importante anticipazione al pubblico: nei mesi successivi, ovverosia nel 2021, sarebbe stato siglato un importante accordo-quadro di collaborazione multisettoriale, o meglio una tabella di marcia.

Secondo quanto preannunciato da bin Salman, la tabella di marcia – non ancora implementata – dovrebbe guidare le azioni dei due governi fino al 2023 e starebbe venendo formulata in maniera tale da consolidare il dialogo nei settori attualmente toccati dalla cooperazione bilaterale e da espandere le iniziative congiunte in nuove aree, come, ad esempio, finanza e bancario, infrastrutture e sviluppo urbano, economia digitale e città intelligenti, trasporti e logistica, piccole e medie imprese, sport. Gli accordi di febbraio, alla luce del contesto generale, potrebbero essere soltanto un’anticipazione di ciò che avverrà nei prossimi mesi – a meno di nuovi screzi in campo petrolifero.