Lo chiamano “Re del Nord”, ma non è un personaggio de Il Trono di Spade, ma bensì il potenziale successore di Keir Starmer a Downing Street: Andy Burnham, 56 anni, da poco rientrato a Westminster lasciando la carica di sindaco della Greater Manchester, è il favorito di punta per raccogliere il testimone dal premier uscente che è dato pronto ad annunciare un percorso per passare la mano e la guida del governo in autunno, quando il Partito Laburista terrà il suo congresso autunnale. Una mossa, quella di Sir Keir, per non bruciarsi politicamente e accompagnare senza traumi la fine della sua esperienza di governo, ormai data da tutti per imminente, a seguito del tracollo elettorale del Labour e della sfilza di dimissioni interne all’esecutivo nato nel luglio 2024 con grandi aspettative ma impantanatosi nelle secche di un Paese difficile da riformare e rilanciare.
Da ultimo ha lasciato John Healey, ministro della Difesa, definendo “incapace” il primo ministro. I membri del Labour classico ora scaricano Starmer, che avevano considerato l’antidoto al vecchio segretario Jeremy Corbyn, ritenuto troppo radicale e a sinistra. Da tempo l’hanno abbandonato gli esponenti parlamentari della Sinistra, di recente all’attacco sulle leggi sull’immigrazione e sulla scelta di fare affari con società come Palantir sul fronte sanitario. Il percorso sarà tracciato da Starmer con l’annuncio dell’addio entro il congresso autunnale della sinistra britannica. E ad oggi pochi, a parte l’ex Segretario alla Sanità Wes Sterling, appaiono potenziali sfidanti di Burnham, dato da tutti come il favorito per guidare i laburisti e il Paese puntando a concludere, nel 2029, l’attuale legislatura.
Questa fase spinge i laburisti a cercare un compromesso politico e la figura di Burnham è individuata come papabile. L’ex sindaco di Manchester è un esponente dell’ala tradizionale di centro-sinistra del partito che però non è assimilabile ai liberali interni dell’ala di Tony Blair o a una figura associabile a un establishment ormai in crisi di consenso. Si è definito “socialismo aspirazionale” e ha applicato da sindaco di Manchester una politica di amministrazione locale assimilabile al municipalismo dell’Europa meridionale, orientato alla lotta al costo della vita e all’inclusione sociale delle periferie. Ha definito una necessità “la fine del neoliberismo” e dei tagli agli enti locali promossi dal governo britannico nell’era dell’austerità del Partito Conservatore, favorendo la convergenza tra operatori pubblici e privati nella gestione dei servizi decisivi per la collettività.
Burnham propone, più incisivamente di Starmer, il ritorno dello Stato nell’economia e ha sostenuto la necessità di controllare le reti idriche ed elettriche per calmierare i prezzi per gli utenti. In un Paese profondamente indebitato, Burnham, già Ministro della Sanità con Gordon Brown (2009-2010) mira anche a potenziare il National Health Service. Insomma, l’obiettivo politico del partito di governo è sperare di aver trovato una figura capace di apparire inclusiva delle anime del Partito Laburista e al contempo in grado di rispondere alle sfide strategiche che la sinistra d’Oltre Manica si trova ad affrontare: spaesamento rispetto alla linea presa dal Paese su vari temi, dall’eredità della Brexit all’immigrazione, ascesa del Reform Uk a destra e dei Verdi a sinistra come fonte di erosione populista dei consensi, difficoltà a trasmettere la visione politica in capacità amministrativa. La provenienza geografica di Burnham, figlio del Nord dell’Inghilterra, è ritenuto un plus. Passando la mano, Starmer mira a preservare la sua carriera e le sorti del Partito Laburista, evitando l’esempio dei Tory che dal 2016 al 2022 cambiarono 5 premier in drammatiche giravolte interne che lacerarono il partito. Burnham ripromette inclusività. Ma come ogni piano, anche la sua agenda politica andrà testata di fronte alla realtà. Che nel Regno Unito molto spesso ha finito per ridimensionare anche le più grandi delle ambizioni.
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