La crisi energetica stringe l’economia nella sua morsa e i Governi ricorrono a qualche palliativo anche a costo di infrangere dei tabù politici. Il neo premier britannico Andy Burnham, secondo diverse fonti, potrebbe dare il via libero a nuove trivellazioni al largo delle coste della Scozia, nel Mare del Nord. La Gran Bretagna ha bisogno di nuove fonti di approvvigionamento di gas e petrolio e produrli localmente comporta dei risparmi notevoli dopo che i costi energetici sono schizzati alle stelle a causa delle guerre che scuotono il mondo a diverse latitudini. L’idea, però, sembra non andare a genio all’ala più progressista del partito che invece rimane il megafono dei sostenitori della transizione energetica.
Corsi e ricorsi: dove e come si potrà perforare
Il dibattito ruota intorno ai giacimenti di Resenback e Jackdaw, da diverso tempo pomo della discordia tra esecutivo e organizzazioni ambientaliste. Le due riserve sono ricche di gas e petrolio e se fossero sfruttate potrebbero generare un indotto dal valore miliardario di sterline, permettendo al Governo di sua Maestà di mettere sufficientemente in sicurezza l’intera isola dalle turbolenze alimentate dai venti di guerra che soffiano nel mondo.
All’epoca dei conservatori – tra il 2022 e il 2023 – furono concesse le autorizzazioni a Shell, a Equinor e a Ithaca Energy per la trivellazione dei pozzi, ma gli ambientalisti di Uplift e Greenpeace avevano presentato un ricorso presso il tribunale di Edimburgo, accolto dai giudici nel 2025. La sentenza aveva portato alla sospensione delle attività in quanto non era stata svolta un’attenta valutazione dell’impatto estrattivo degli idrocarburi sul clima e, di conseguenza, sarebbe stata necessaria una nuova approvazione da parte di Downing Street. Le compagnie energetiche si sono mostrate sin da subito collaborative con le Autorità al fine individuare dei presidi di contenimento delle emissioni – elemento contro cui ha puntato il dito la magistratura – in ottica di non vedere in fumo i cospicui investimenti effettuati e che fino a oggi non hanno dato i frutti sperati per via del blocco dei lavori.
I giacimenti di Resenback e Jackdaw sono già soggetti alle autorizzazioni per le esplorazioni delle ricchezze che conservano e, ove volesse, l’esecutivo dovrebbe concedere delle licenze che tengano conto delle osservazioni dei giudici riguardo alle attività produttive. Secondo alcuni studi, l’estrazione di oro nero e blu dovrebbe comportare la creazione di migliaia di posti di lavoro mentre la produzione di gas soddisferebbe circa il 6,5% del fabbisogno energetico britannico riscaldando circa 1,5 milioni di abitazioni. Una prospettiva finché mai allettante per un leader come Burnham che promette di dare più ascolto alle esigenze del mondo industriale.
Lo frattura tra i laburisti: pragmatismo vs ideologia
La questione energetica è diventata oggetto di dibattito pubblico in tutti i Paesi e il Partito Laburista britannico si è spesso trovato a prendere posizione sul destino dei pozzi di Resenback e Jackdaw, ma non sempre all’unisono. Alle elezioni legislative del 2024, i progressisti hanno trionfato promettendo di non autorizzare più attività estrattive nel Mare del Nord e altrove al fine di compiere la transizione green. L’esecutivo di Keir Starmer ha mantenuto fede alla linea propugnata in campagna elettorale attirandosi anche le critiche del presidente Usa Donald Trump che l’ha più volte sollecitato a concedere le licenze per le trivellazioni. Il più irriducibile paladino delle politiche green all’interno del Labour è l’ex ministro dell’Energia Ed Miliband, il quale aveva accolto con grande favore la decisione del tribunale di Edimburgo definendo il rilascio della licenza per Rosebank “un atto di vandalismo climatico” sostenendo che le trivellazioni minerebbero il conseguimento degli obiettivi contenimento delle emissioni di Co2 e di consolidamento delle rinnovabili. Nella nuova compagine governativa targata Burnham, Miliband è stato traslocato al ministero degli Esteri ed è da interpretarsi de facto come un cambio di rotta innescato dal nuovo timoniere che conduce la nave sul cui albero è issata la Union Jack.
A giugno di quest’anno, Burnham ha espugnato il collegio di Markfield alle elezioni suppletive contando sull’appoggio dei sindacati aderenti al Partito Laburista e delle industrie manifatturiere radicate nel Nord dell’Inghilterra, i quali hanno hanno chiesto a gran voce di rallentare il processo di transizione energetica i cui costi stanno ricadendo in modo gravoso sulla classe media.
Il neo inquilino di Downing Street vuole dare un volto al Labour che sia in grado di comunicare con i ceti sociali sconfitti dalla Globalizzazione tramite concetti quali nazionalizzazione dell’industria, investimenti in edilizia popolare e anche apertura agli idrocarburi tramite le perforazioni nel Mare del Nord.
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