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Politica

Uk, Keir Starmer nella bufera: assedio al primo ministro

Il caso Epstein è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di scandali e problemi politici che stanno travolgendo il governo di Keir Starmer.

Il caso Epstein è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di scandali e problemi politici che stanno travolgendo il governo britannico di Keir Starmer, la cui leadership sembra ormai a termine dopo un anno e mezzo dall’ampia vittoria elettorale che nel 2024 ha riportato il Partito Laburista al potere dopo quattordici anni.

L’emersione della relazione di Peter Mandelson, storico consigliere di Tony Blair ripescato nel 2025 da Starmer che lo nominò ambasciatore negli Stati Uniti, col finanziere e criminale morto nel 2019 per un presunto suicidio, ha aggiunto una punta di scandalo a un caos politico che da tempo Starmer paga duramente.

Il Partito Laburista e Starmer a picco

A 19 mesi dall’ascesa al potere il tasso di gradimento netto di Starmer è negativo di circa 60 punti, un risultato peggiore di quello di Rishi Sunak che assunse nell’ottobre 2022 la guida del Partito Conservatore e del Paese dopo la fine ingloriosa del governo di Boris Johnson e i disastrosi 45 giorni di Liz Truss.

https://twitter.com/shashj/status/2020978290362880024

Le ombre e le trame del caso Mandelson, già noto con il ben poco promettente epiteto di “principe delle tenebre”, hanno rotto un patto di fiducia tra Starmer e la base laburista e aggravato un contesto già segnato da problemi concreti: il governo di sinistra ha subito gli affondi del Reform Uk, guidato da Nigel Farage, sul piano della sicurezza e della lotta all’immigrazione; ha dovuto alzare le tasse con il più drastico incremento dagli Anni Quaranta e imporre l’austerità.

Starmer, nota l’Economist, in meno di due anni, ha cambiato o rimosso due capi di gabinetto, quattro direttori della comunicazione e 11 ministri. La testata del gruppo Exor ha commentato duramente l’agenda del primo ministro:

Con l’aumento vertiginoso del costo della vita dal 2021 in poi, i britannici si sono disperati per un governo conservatore consumato da scandali e lotte intestine. Il discorso di Sir Keir nel 2024 era che era ora di porre fine al caos e “mettere il Paese al primo posto”. Invece, il disordine è continuato.

Il calvario di Starmer e la sfida per sostituirlo

Il prosieguo della legislatura parlamentare britannica, da qui al 2029, rischia di essere un calvario. Il 7 maggio si vota nel Regno Unito per le elezioni locali e il Partito Laburista teme una netta affermazione di Farage capace di accelerare la crisi di governo. Reform nei sondaggi veleggia tra il 26 e il 31%, con forbici di 7-10 punti sui Laburisti e 12-15 sui Conservatori, in un contesto che potrebbe letteralmente stravolgere il panorama politico britannico e, per l’effetto dei collegi uninominali, dare addirittura a Farage la possibilità di conquistare Downing Street.

Il 2029 sembra lontanissimo e per Starmer l’obiettivo, ora, è dare una scossa al suo esecutivo. Lunedì, il leader del Partito Laburista scozzese, Anas Sarwar, ha chiesto un cambio di primo ministro dopo che nei sondaggi oltre il Vallo d’Adriano i secessionisti dello Scottish National Party hanno ripreso la guida nelle intenzioni di voto.

La realtà è che le grandi manovre per il cambio di cavallo in corsa sono già iniziate. L’ex vice-premier ed ex Segretario di Stato per l’edilizia abitativa, le comunità e gli enti locali Angela Rayner, in carica nel governo dal luglio 2024 al settembre 2025, ha da tempo lasciato alle spalle l’incidente di percorso che l’ha fatta uscire dall’esecutivo, un’attestazione di una sua dimenticanza sull’imposta di bollo nell’acquisto di un immobile, e ora punta a conquistare il sostegno di un quinto del gruppo parlamentare laburista (81 deputati) per aprire una sfida per la leadership. Anche Wes Sterling, ministro della Sanità, ipotizza il salto verso Downing Street.

La sfida del sindaco di Manchester

Il Guardian nota che “la vice leader laburista, Lucy Powell, il ministro dell’energia, Ed Miliband, o il ministro della difesa,  John Healey , potrebbero essere tutti candidati alternativi” ma anche che la base laburista guarda con attenzione al sindaco di Manchester Andy Burnham, 56 anni, già sottosegretario dell’Interno e della Salute nell’era di Tony Blair, Segretario capo del Tesoro (seconda figura delle finanze britanniche dopo il Cancelliere dello Scacchiere) e ministro della cultura, dei media e dello sport prima e della Sanità poi con Gordon Brown nel primo decennio del secolo.

Burnham si identifica come socialista e ha chiesto di essere candidato alle elezioni suppletive di Gorton & Denton, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, per rientrare a Westminster e poter potenzialmente sfidare Starmer, ma la direzione del Partito Laburista glielo ha impedito. Starmer si arrocca ma è sotto assedio. E attorno, nel Labour, c’è chi inizia pensare a un governo senza di lui. L’ipotesi di una leadership in scadenza si fa sempre più concreta.

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