Elezioni nella regione dei Grandi Laghi, Costituzioni calpestate, proteste, repressioni, arresti arbitrari e fosse comuni. La situazione nel cuore dell’Africa sub-sahariana è quella di un arcipelago di piccoli e grandi regni dove le violazioni dei diritti umani avvengono all’ordine del giorno e nella totale impunità: tutto tragicamente noto. Ciò che invece non è così risaputo è un particolare atroce, legato alla tornata elettorale ugandese.
Nel Paese di Museveni si sono registrati sei casi certi di mutilazioni e assassini di bambini, sacrificati come ” auspicio” per il buon esito del turno elettorale.A denunciare l’accaduto è stata l’organizzazione Kyampisi Childcare Ministeries, a portarlo alla ribalta delle cronache l’Agenzia Fides e a confermare la notizia è intervenuto anche il Ministero degli Interni di Kampala che ha accertato la sparizione di diversi minori durante il periodo delle amministrative.
Secondo la KCM gli episodi di violenza sono da collocarsi in un arco di tempo che va da ottobre a febbraio nelle aree di Ssembabule, Mukono, Buikwe e Mubende e una volontaria della organizzazione ha raccontato che la convinzione di alcune fasce della popolazione è che il versamento di sangue umano porti ricchezza e potere.
L’ elezioni in Uganda si sono tenute giovedì 18 febbraio, al governo è rimasto Museveni, e a far eco alla sua nuova e prevedibile vittoria uno stuolo di polemiche e di accuse. Mancanza di democrazia e di libertà, sopra tutte. Ma la drammatica scoperta fa riflettere sul fatto che ciò che manca davvero più di tutto nel piccolo stato africano oggi sia un cuore. È un contingente di sola tenebra.