Nel pieno semestre europeo a guida spagnola, abbiamo chiesto all’esperta dell’Unione europea, PhD in Scienze Politiche e direttrice del ciclo Presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue (Fide) Susana del Río Villar di raccontarci le priorità dell’Ue tra sfide attuali e future.  

Come arriva la Spagna a questa Presidenza, in una situazione segnata dall’incertezza politica interna?

“La Spagna detiene la Presidenza in concomitanza con le elezioni generali del 23 luglio e la formazione del nuovo governo. Per questo, il nostro semestre europeo è oscurato dall’incertezza politica interna. È anche l’ultima Presidenza completa prima dell’inizio del nuovo ciclo europeo, pertanto, il nostro semestre avrà un impatto sul prossimo ciclo europeo, sulla prossima legislatura europea, poiché le prossime elezioni del Parlamento europeo si terranno a giugno 2024 e poi sarà nominata una nuova Commissione europea. Attraversiamo un momento decisivo per riformulare la politica estera, investire i fondi per la ripresa dove dovrebbero essere investiti, segnare tappe importanti in settori chiave. In questa fase storica per la Spagna, per l’Unione europea, per il mondo, in cui la guerra in Ucraina, oltre che sofferenza, sta provocando una catarsi geopolitica, la Spagna non può viaggiare senza meta, bloccata o cercando di essere governata da coloro che non credono nella Spagna”.

Qual è la sua analisi sulla situazione della politica spagnola del consenso tra i due grandi partiti Pp e Psoe, nel contesto di uno sguardo al centro e all’Unione europea?

“La situazione che stiamo vivendo si sta plasmando da troppo tempo. I due grandi partiti, Pp e Psoe, si sono allontanati. La politica dei patti di Stato per avanzare si è disintegrata in una politica frammentata e polarizzata. Serve una politica che guardi al centro, che dia risposte ai cittadini. Dobbiamo combattere la polarizzazione estrema attraverso una democrazia rappresentativa che realizzi e converta i voti degli spagnoli in un governo. Ciò si traduce in un’intesa tra i due grandi partiti. In questo senso bisogna cercare il riferimento nel modo in cui si combina la politica a livello europeo. E qui guardo all’UE, a come legislatura dopo legislatura i conservatori e i socialisti europei si alternano alla presidenza del Parlamento europeo con il sostegno dei liberali. Il cuore della governance costituzionale è al centro”.

Quali sono le priorità nell’agenda della Presidenza spagnola?

“Vale la pena evidenziare l’autonomia strategica europea che, a partire dai settori Sicurezza e Difesa, si dispiega negli assi dell’energia, dell’alimentazione, della salute e dello sviluppo di nuove tecnologie. Una sfida di prim’ordine inquadrata nella governance multilivello dell’Ue e nel nuovo quadro geostrategico globale. Un altro tema è poi l’avanzamento del Patto Comune sulla Migrazione, una questione umanitaria sempre scottante tra gli Stati membri e particolarmente importante per la Spagna per la sua posizione geografica. La doppia transizione ecologica e digitale, la sua sincronizzazione, è la sfida e l’obiettivo che comporterà la trasformazione che il nostro pianeta richiede di fronte al cambiamento climatico e all’immersione della digitalizzazione in tutti i parametri e settori”.

Un tema centrale per l’Italia è senza dubbio quello migratorio. La Spagna, come l’Italia, cerca di poter affrontare la questione dalla dimensione esterna, cioè di parlare di cooperazione e collaborazione con i paesi di origine e con i paesi di transito. Come aiuterà la Spagna in questo obiettivo?

“Un patto europeo sulla migrazione reale, solidale e consolidato costituisce una delle grandi sfide dell’Ue. Per me, una sfida prioritaria che riunisce valori con coordinamento, solidarietà e gestione ordinata strutturata da una negoziazione realistica e anche generosa da parte degli Stati membri indipendentemente dalla loro posizione geografica nell’UE. È un dato di fatto che Italia e Spagna sono i due paesi che hanno più urgentemente bisogno di questo patto sulla migrazione. Ritengo essenziale che l’UE allarghi la propria visione per elaborare un accordo europeo sulla migrazione e considero rilevante l’azione europea che è stata messa sul tavolo delle trattative europee “Talent Partnerships”. Un’azione che parte dalla formazione nel Paese di origine, focalizzata a garantire che molte persone non debbano immigrare e che chi decide di lasciare la propria terra arrivi nei nostri Paesi formato e, ovviamente, legalmente. Ritengo fondamentale muoversi su questa strada, promuovendo accordi con gli Stati, soprattutto africani, per partecipare alla formazione professionale dei loro giovani, con l’obiettivo di rendere la loro migrazione molto più integrata nei mercati del lavoro europei e quindi più vincente per entrambe le società, quelle di origine e quelle di destinazione. Considero questo progetto un importante passo avanti e durante la Presidenza spagnola, ritengo che si debba lavorare su questo tema. La Spagna si impegna a spingere per questa azione. Inoltre, i progressi nella tabella di marcia stabilita nel Patto su migrazione e asilo del 2020 – che dovrebbe essere completato prima delle prossime elezioni europee del 2024 -, sono quelli che garantiscono maggiori controlli all’ingresso -per soddisfare il Centro e il Nord-, e un maggiore sostegno agli Stati della frontiera esterna – per soddisfare il Sud – e rivedere con attenzione una questione delicata come la ricollocazione degli immigrati o le cosiddette quote obbligatorie di solidarietà sotto forma di ricollocazione”.

Bandiere europee durante il Consiglio europeo del 29 giugno scorso. Foto: EPA/OLIVIER MATTHYS

Il Mediterraneo gioca e giocherà sempre più un ruolo chiave nella geopolitica del futuro. Qual è o dovrebbe essere il ruolo dell’Ue in questo ambito? Ritiene necessario un ruolo più attivo dell’Europa?

“Il Mediterraneo è un ponte tra civiltà e anche un luogo di sofferenza per le popolazioni che lo attraversano per raggiungere le coste europee. I nostri Paesi devono promuovere nell’Ue il raggiungimento di un vero patto europeo sulla migrazione. Ritengo inoltre importante dare visibilità alla rilevante posizione geografica di Spagna e Italia come paesi con elevata capacità geostrategica nel e dal Mediterraneo. La bussola strategica europea e il suo progresso verso il consolidamento dell’autonomia strategica aperta europea devono guardare maggiormente al Mediterraneo, sia nella stessa UE che nello spazio Nato come alleati. Un potere geostrategico che deve essere dispiegato nel quadro dell’UE per proiettare il risveglio geopolitico dell’Unione europea”.

Lo scorso luglio si è tenuto a Bruxelles il vertice Ue-Celac. Come vede il futuro tra le due regioni e perché è essenziale scommettere su una relazione strategica di fronte alle sfide globali?

«È importante stabilire le basi per istituzionalizzare il rapporto tra l’Ue e l’America Latina. Voglio sottolineare l’opportunità e la necessità di concludere l’accordo con il Mercosur. Altri mercati emergenti come gli Stati Uniti e la Cina stanno cercando di occupare questo spazio commerciale chiave con l’America Latina. Durante la Presidenza spagnola, in un contesto di ridefinizione globale, l’Ue ha concentrato il suo lavoro sull’America Latina come una delle sue priorità geostrategiche. Naturalmente l’attenzione continuerà ad essere rivolta alle enormi sfide globali che il continente europeo si trova ad affrontare, le cui sfide rappresentano una grande minaccia per la sua coesione e prosperità. La guerra in Ucraina, la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico, saranno molto presenti nell’agenda spagnola. E queste priorità sono state messe sul tavolo al vertice Ue-Celac. La Spagna ha un’opportunità storica per guidare il processo di riattivazione delle relazioni: i suoi legami storici e il grande valore della nostra lingua comune, sono la base ideale su cui costruire una nuova politica che porti benessere, prosperità e opportunità ad entrambe le regioni”.

Nei suoi libri parla di Europa come progetto e in processo. In una situazione di instabilità internazionale dalla guerra in Ucraina, alle numerose sfide che ci attendono… le chiedo: Qual è il ruolo chiave dell’Unione europea in questo processo? E cosa considera prioritario?

“L’Unione europea è un progetto e un processo costante. In questo momento decisivo per l’Ue e il mondo, ritengo fondamentale che il risveglio geopolitico dell’Ue si svolga in modo efficace e coerente. La grande sfida è coniugare il modello di sincronizzazione politica europea basato sul suo metodo decisionale, sulla sua forza istituzionale e sulla sua democrazia rappresentativa con risposte tangibili, così come ha mostrato con la campagna coordinata di vaccinazione europea contro il Covid 19 o con i fondi Next Generation Eu. Per ottenere risposte concrete, come l’avanzamento verso l’unione fiscale europea o la realizzazione dell’autonomia strategica europea, l’UE deve continuare a salvaguardare il proprio “sigillo normativo”, così fondamentale, ad esempio nel campo dell’intelligenza artificiale, cercando al contempo di snellire i tramiti normativi e regolamentazione affinché le imprese possano realizzare la doppia transizione ecologica e digitale. E, tornando all’Italia e alla Spagna, credo che dobbiamo dare visibilità al fatto che nel risveglio geopolitico dell’Ue la nostra posizione geostrategica costituisce un elemento che l’Ue nel suo insieme deve osservare per le implicazioni ad alto livello che essa implica nelle sfide del presente, dall’autonomia strategica europea, al Patto verde europeo, alla reindustrializzazione della Ue tra gli altri».

Infine, che Europa sarà quella del futuro secondo lei?

“L’Ue deve costruire il suo modello politico basato sull’unione, l’integrazione e il consenso intrecciati dal potere dell’azione politica trasversale. Credo fermamente che l’Unione europea debba continuare a promuovere la sua neonata Comunità politica europea, composta dai 27 Stati membri dell’Ue più 17 paesi, tra cui l’Ucraina, 44 Paesi che vogliono difendere la democrazia e il nostro modello economico. Sono convinta che la potenza continentale dell’Ue è l’Europa e, nel contesto della guerra in Ucraina, la creazione della Comunità politica europea costituisce un asse importante per il potere geostrategico europeo. L’Ue è ‘addestrata’ dalla sua sincronizzazione multilivello a lasciare il segno nel nostro mondo e in quello delle generazioni future. L’Ue deve essere sé stessa e valorizzare sempre la sua migliore qualità: l’unione”.