Doppio gioco dell’Ue sul Climate Change

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Climate Change. Un concetto ormai entrato di prepotenza nell’agenda politica di molti Paesi nel mondo. Perché? È appurato infatti come il Climate Change sia ormai paragonabile a fattori quali petrolio, armi e scontri etnici nel determinare crisi e conflitti. Fu infatti una siccità senza precedenti avvenuta in Siria tra il 2006 e il 2011 a scatenare un flusso migratorio di 2 milioni di persone dalle campagne alle città. Un fattore che sicuramente ha contribuito al dilagare delle tensioni sociali nel Paese. Sul Climate Change non si scherza dunque. Lo stesso Pentagono lo ha definito come “moltiplicatore di rischio globale”. Globale dunque. L’Europa, al pari del resto del mondo, ne è vittima.Il clima in Europa sta cambiandoL’Agenzia Europea dell’Ambiente ha recentemente pubblicato uno studio in cui si sostiene la tesi di un veloce cambiamento climatico in Europa. “Maggiore rischio di alluvioni, danni più gravi provocati dal maltempo e un costante aumento di molteplici rischi climatici”. Nell’ultimo summit di Parigi del 2015, che aveva come tema il Climate Change, è stata proprio l’Unione Europea a fare una coraggiosa proposta. Riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030 per tutti i Paesi firmatari. Evidentemente Bruxelles ha, in fondo, a cuore la salute dei suoi cittadini. Nel concreto però l’organizzazione sovranazionale del Vecchio Continente cos’ha fatto?La politica Ue per l’ambienteSappiamo che la Commissione europea ha adottato il cosiddetto “European Climate Change Programme”. Si tratta di un pacchetto di misure volte a ridurre l’emissione dei gas causanti l’effetto serra. C’è però un problema. Il programma fu lanciato nel giugno del 2000 per poi terminare nel 2004. In seguito, la Commissione, per non venir meno all’impegno ambientale, varò la seconda edizione del programma. “Second European Climate Change Programme” per l’appunto. Nelle intenzioni dello stesso si può leggere però come i propositi fossero stati già mitigati. “Ridurre l’emissione di gas serra in sinergia con la strategia del Trattato di Lisbona per incrementare la crescita economica e la creazione di lavoro”. Si protegge l’ambiente, ma ciò deve essere in sintonia con la crescita economica.Questo programma è terminato nel 2009. I tassi di disoccupazione allarmanti e lo studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente dimostrano come i due obiettivi proposti dalla Commissione abbiano tragicamente fallito. Dal 2009 ad oggi c’è un buco nero nell’agenda ambientale dell’Ue. Com’è possibile che siffatti nobili propositi siano stati così maldestramente mancati dall’Unione europea? Un recente rapporto del Corporate Europe Observatory, organizzazione non governativa belga, può esserci d’aiuto.Svelato il doppio gioco della BceIn questo studio vengono analizzati i beneficiari del programma di finanziamento attuato dalla Banca Centrale europea. Si tratta del Corporate Sector purchase programm (Cspp), un piano di finanziamento delle aziende europee, iniziato nell’aprile 2016. Nella lista pubblicata dall’Ong belga salta all’occhio come la Bce abbia principalmente finanziato le multinazionali europee delle energie fossili. Undici operazioni a favore dell’olandese Shell, sedici manovre di finanziamento per l’italiana Eni, sette per la Total e sei per la Repsol. Tra le preferite della Bce compaiono anche case automobilistiche come Renault e la Volkswagen, non proprio un fulgido esempio di rispetto delle emissioni.“Abbiamo un obiettivo di politica monetaria con il nostro programma e questo per noi è la priorità principale”, così il The Guardian riporta una testimonianza di un funzionario europeo rimasto anonimo. Ad ammonire lo strano comportamento della Bce era arrivato anche il Dr Simon Zadek, codirettore del programma Onu sull’ambiente. “Nel 2016, non è più accettabile avere una politica monetaria non allineata con gli obiettivi politici di lungo termine”. L’Unione europea ha annunciato di voler ridurre del 40% le emissioni entro il 2030. La Banca della stessa Unione nel frattempo finanzia le aziende leader nel settore delle energie fossili. Un doppio gioco i cui rischi possono ricadere su tutta la popolazione europea.