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La data fatidica della Brexit si avvicina. E il “no deal”, cioè l’uscita senza accordo del Regno Unito dall’Unione europea, appare sempre più probabile. Un’ipotesi che nessuno vorrebbe vedere realizzata: né a Londra né a Bruxelles. E per questo Theresa May sta cercando in tutti i modi di far sì che l’accordo con l’Ue possa essere cambiato per farlo accettare sia ai Paesi dell’Unione europea sia alla sua maggioranza. Ma è un tentativo molto difficile. Da una parte, i parlamentari ribelli non vogliono accettare un accordo che non abbia garanzie sufficienti sull’Irlanda del Nord e la questione backstop. Dall’altra parte, da parte dell’Unione europea non c’è alcun desiderio di modificare l’intesa raggiunta con estrema fatica in questi mesi.

In questa situazione di per sé estremamente complessa, la premier May si presenta in una condizione di profonda debolezza. In queste settimane, dalla Camera dei Comuni sono giunte diverse bocciature. L’ultima, questa settimana, ha palesato l’assoluta incapacità del primo ministro di avere una maggioranza solida in grado di farla presentare a Bruxelles con una credibilità dal punto di vista contrattuale. E l’idea che circola in queste ore nelle cancellerie europee è che il primo ministro britannico non abbia più alcuna forza per imporre modifiche all’accordo con l’Europa. Idea che tutto sommato piace a molti vertici dell’Unione europea, ma che rappresenta un’arma a doppio taglio: la minaccia del no deal rischia di diventare una realtà.

Così, i vertici europei hanno iniziato a spiccare il volo per provare a costruire un asse con Londra in grado di scavalcare la May e raggiungere un accordo. E per farlo, hanno convocato il leader dell’opposizione, Jeremy Corbyn, direttamente a Bruxelles. Il capo del Labour, la prossima settimana, incontrerà nella capitale belga il capo negoziatore dell’Unione europea, Michel Barnier, e molto probabilmente il coordinatore alla Brexit dell’Europarlamento, Guy Verhofstadt. Probabilmente insieme a Roberto Gualtieri ed Elmar Brok.

Secondo il Guardian, la missione di Corbyn sarebbe quella di premere sulla May affinché accetti l’ipotesi di lasciare la Gran Bretagna nell’unione doganale dopo l’uscita dall’Unione europea. Un’ipotesi che da sempre viene vista con favore dai laburisti che puntano a non rovesciare del tutto la Brexit ma fare in modo che sia sostanzialmente resa, se non inefficace, almeno il più innocua possibile. Una Brexit soft, molto simile al modello norvegese, e che Corbyn sta provando in tutti i modi a far accettare dal Parlamento. 

Come riporta Repubblica, i rappresentanti dell’Unione europea “domanderanno al leader del Labour se abbia davvero la volontà di andare fino in fondo con il suo piano che punta alla permanenza nell’Unione doganale europea – modo per aggirare l’impasse sul backstop – oppure se si tratti solo di una mossa tattica per far cadere May in patria. E ancora, nel primo caso se tutto il partito, che conta diversi esponenti contrari alla Brexit, sarebbe pronto a sostenerlo”. I laburisti giurano che non si tratti di un endorsement ufficiale di Bruxelles a Corbyn. Ma è evidente che questa mossa serva sia per premere sulla May sia per preparare il terreno in caso di prossime elezioni, che potrebbero premiare i laburisti.

Una mossa che però, paradossalmente, potrebbe portare anche a un secondo effetto: il rafforzamento della premier May. Il fatto che l’Unione europea voglia discutere con il leader del centrosinistra britannico per persuadere il governo, non piace a nessuno nel lato dei conservatori. Nemmeno ai Tories ribelli che hanno bocciato l’accordo fra Londra e Bruxelles. Tanto che molti preferiscono, loro malgrado, l’intesa voluta dal primo ministro piuttosto che vedere un accordo sostenuto dall’opposizione e che travalichi la maggioranza conservative.

E questo anche perché l’eventuale unione doganale priverebbe Londra della possibilità di accordi commerciali con le potenze extra Ue interessate a stringere negoziati con Londra: Cina e Stati Uniti in primis. Ieir, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di avere tutto l’interesse ad aumentare l’interscambio con il Regno non appena sarà conclusa la Brexit. Ed è per questo che molti Tories, legati alla special relationship con l’altra sponda dell’Atlantico, non vogliono marce indietro.