Le elezioni parlamentari ucraine si sono concluse con la schiacciante vittoria di Servo del Popolo, il soggetto politico del presidente in carica Volodymyr Zelensky. Secondo le stime, ancora parziali, il movimento avrebbe conseguito la maggioranza assoluta dei seggi, un risultato storico che era sfuggito ad ogni vincitore delle precedenti tornate elettorali. Il partito ha ottenuto il 42 per cento dei voti validi espressi, conquistando così un consistente numero di seggi attribuiti con il sistema proporzionale.

Nei collegi uninominali gli esiti sono stati altrettanto netti: almeno 127 scranni ottenuti su un totale di 199. Nelle consultazioni ucraine 225 seggi vengono assegnati mediante una ripartizione proporzionale e gli altri 225 con un sistema  uninominale, in ventisei collegi non si è potuto votare perché coincidenti con zone sotto il controllo dei separatisti del Donbass. Molto distanti tutti gli altri partiti: dalla Piattaforma di Opposizione- Per la Vita, di tendenze filorusse, che si è piazzata al secondo posto con il 13 per cento dei voti a Solidarietà Europea, del presidente uscente Petro Poroshenko, con poco più dell’8 per cento dei consensi. Madrepatria, il movimento guidato da Yulia Tymoshenko, non è andato oltre l’8 per cento dei voti mentre Voice, di tendenze liberali ed europeiste e recentemente fondato dal cantante rock Svyatoslav Vakarchuk, si è fermato al 6 per cento. Nessuno degli altri partiti ha superato lo sbarramento del 5 per cento per entrare nella Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale con sede a Kiev.

Un mandato chiaro

Il risultato delle consultazioni parlamentari è un segnale molto chiaro che gli elettori ucraini hanno voluto lanciare al presidente Zelensky. Quest’ultimo aveva nettamente sconfitto il presidente uscente Petro Poroshenko, nel secondo turno delle elezioni presidenziali svoltesi ad Aprile, ma non disponeva di alcuna rappresentanza parlamentare. Servo del Popolo, infatti, è stato fondato recentemente, molto tempo dopo le precedenti elezioni del 2014. Lo stesso Zelensky è riuscito, in poco tempo, a compiere una prodigiosa ascesa politica: attore di professione, deve la sua fama alla serie televisiva Servo del Popolo (da qui il nome del partito) in cui interpretava un insegnante stanco della corruzione politica divenuto, a causa di una serie di circostanze, presidente della Repubblica. Il successo della serie si è traslato in un’esperienza politica in cui lo stesso Zelensky è diventato protagonista di successo.

Servo del Popolo, con un programma politico incentrato sulla lotta alla corruzione, endemica nella politica locale e frutto di gravi problemi per le dinamiche della nazione post-sovietica, si è imposto nelle diverse regioni del Paese: nell’ovest dalle tendenze europeiste e nell’est, tradizionalmente vicino a Mosca. Zelensky ha puntato molto sui volti nuovi e non compromessi con i precedenti esecutivi: i candidati delle sue liste non hanno precedenti esperienze politiche, sono perlopiù giovani e in alcuni casi provengono dal mondo dello sport. Non è molto chiara, però, l’ideologia di fondo di questo movimento. Se le sue tendenze sono chiaramente filo-occidentali, vicinanza a Bruxelles e Washington in primis, è anche vero che i toni verso Mosca, rispetto all’amministrazione nazionalista uscente di Petro Poroshenko, sono stati notevolmente abbassati. Zelensky sembra disponibile a voler risolvere, con il dialogo, la spinosa questione del Donbass, dove continuano gli scontri tra l’esercito di Kiev ed i separatisti locali e a voler parlare direttamente con il presidente russo Vladimir Putin di questo difficile dossier.

Prospettive e incognite

Una delle sfide più difficili per la nuova amministrazione sarà quella di ridare slancio all’impoverita economia locale. L’Ucraina ha uno dei redditi mensili medi netti più bassi d’Europa, intorno ai 250 euro, e i gravi problemi di corruzione politica, la mancanza di investimenti esteri e i costi del conflitto nel Donbass pesano sui bilanci dello Stato. La popolazione vive in un costante stato di sfiducia nei confronti della classe politica e senza prospettive di miglioramento del tenore di vita. Il ritorno alla crescita potrebbe passare per la pacificazione del Donbass, dove tra l’altro ha sede una parte consistente del bacino industriale ucraino. Il dialogo con Mosca, invece della politica muscolare adottata da Poroshenko, potrebbe portare ad uno sblocco di questo conflitto che ha causato, negli anni, migliaia di morti e feriti e ha costretto molte persone a fuggire dalle aree di Donetsk e Lugansk.

La crescita economica passa anche per la lotta alla corruzione, forse la bandiera politica più visibile di Servo del Popolo, che ha promesso un rinnovamento alla guida del Paese. L’incognita più grande è lo stesso elemento che ha costituito il successo di questa esperienza politica: la capacità del presidente Zelensky di tenere unito il suo movimento, che basa gran parte dei suoi consensi sulla popolarità del capo dello Stato. Il personalismo e la mancanza di un’ideologia di fondo potrebbero divenire un boomerang, in caso di mancata attuazione delle riforme, a cui diventerà difficile sfuggire. Gli altri partiti politici appaiono, al momento, fuori gioco. La Piattaforma di Opposizione- Pro Vita non può spendere i suoi consensi a livello nazionale per l’eccessiva vicinanza a Mosca, in un Paese che ormai guarda sempre più verso Occidente. Il movimento di Petro Poroshenko è screditato dai risultati dell’amministrazione presidenziale uscente, quello di Yulia Tymoshenko non è riuscito a decollare e si è fermato poco sopra la soglia di sbarramento. La congiuntura dovrà così essere sfruttata dal Presidente per cercare di realizzare quelle riforme strutturali necessarie alla sopravvivenza del Paese.