Le elezioni parlamentari ucraine si sono concluse con un risultato inaspettato. Per la prima volta nella storia di questa giovane nazione, divenuta indipendente nel 1991, un partito politico ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nella Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale di Kiev. Servo del Popolo, il movimento del presidente Volodymyr Zelensky, si è aggiudicato, con il 43% dei voti, 254 seggi su 450. Molto distanti tutti gli altri partiti: dal Blocco di Opposizione – Per la Vita, considerato vicino a Mosca, che ha ottenuto il 13% dei suffragi, a Madrepatria di Yulia Tymoshenko e Solidarietà Europea dell’ex presidente Petro Poroshenko, entrambi intorno all’8%. Chiude il soggetto politico Voice, riformatore e favorevole a un avvicinamento all’Occidente, con circa il 6% dei consensi. L’ affluenza, invece, si è fermata a poco meno del 50% degli aventi diritto al voto.

Le prospettive

Il presidente Zelensky può ora godere di un mandato popolare senza precedenti per cercare di attuare il proprio ambizioso programma di riforme. Questa situazione potrebbe però generare dei rischi inaspettati. Il primo è quello di deludere le aspettative degli elettori. I cittadini ucraini, stremati da un sistema affetto da gravi problemi di corruzione e fortemente impoveriti da un’economia in crisi, hanno riversato le proprie speranze sulla novità Zelensky, neofita della politica ed ex attore. Non sarà facile, per quest’ultimo, affrontare le tante difficoltà che affliggono l’Ucraina. La corruzione è un grave fardello per le dinamiche socio-politiche locali, il conflitto con i separatisti nella regione del Donbass causa instabilità e frena la crescita economica e la sfiducia popolare verso la classe dirigente è molto alta. Il bacino elettorale di Zelensky, qualora non giungano i risultati sperati, potrebbe essere attirato da sirene politiche diverse o rifugiarsi nell’astensione, già significativamente alta. L’azione governativa e presidenziale dovrà portare ad un significativo miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del Paese, che è tra i più poveri d’Europa ma ha, al tempo stesso, grandi possibilità di crescita. La lotta contro la corruzione dovrà però andare di pari passo con il rendere l’Ucraina una meta interessante per gli investitori stranieri, al momento scoraggiati da una burocrazia invadente e da condizioni politiche instabili. Il presidente Zelensky è così chiamato ad una titanica opera di rinnovamento politico e ad una sorta di rifondazione delle basi di credibilità dello stato ucraino. Un fardello molto pesante per un uomo senza nessuna esperienza politica e con una squadra di giovani deputati, perlopiù al primo mandato parlamentare. In caso di successo, però, Zelensky potrà godere di un immensa fiducia popolare.

L’incognita di Mosca

L’Ucraina sarà chiamata, nei prossimi anni, a confermare la propria collocazione geopolitica, ormai strettamente legata a Bruxelles e Washington e sempre più lontana da Mosca. L’attuale amministrazione presidenziale dovrebbe procedere su questa strada ma pesa, sui futuri sviluppi, il ruolo della Russia. Le relazioni tra Kiev e Mosca sono ai minimi storici e quest’ultima è fortemente contraria ad un’integrazione ucraina nella Nato e/o nell’Unione Europea. Il presidente Zelensky sembra aver adottato una dialettica più conciliante, rispetto alla precedente amministrazione, nei confronti di Vladimir Putin, ma non sarà facile per il Paese migliorare le relazioni con Mosca e avvicinarsi all’Occidente. La Russia considera infatti lo spazio post-sovietico, di cui anche Kiev fa parte, come una propria area di influenza strategica esclusiva. Un miglioramento delle relazioni con Mosca è però necessario per cercare di sbloccare la crisi nel Donbass, ormai al suo quinto anno. L’influenza della Russia sui separatisti, che controllano le aree di Donetsk e Lugansk, è molto forte e un suo intervento potrebbe favorire una soluzione negoziata del conflitto. Qualora Zelensky persegua la via del dialogo nel Donbass dovrà però, necessariamente, fare delle concessioni ai separatisti, ad esempio una maggiore autonomia per le aree interessate dagli scontri. L’elettorato più nazionalista potrebbe, a questo punto, rivoltarsi contro questa scelta e generare ulteriore instabilità politica. C’è poi la questione della Crimea a dividere Mosca e Kiev e in questo caso si intravedono ben poche soluzioni di compromesso per sbloccare l’impasse.

Nelle strade di Kiev si percepisce lo scetticismo di chi non crede ad un possibile cambiamento perché troppo sfiduciato nei confronti del sistema e l’ottimismo di chi, attraverso i due voti di questo 2019, spera che l’Ucraina possa trovare finalmente pace e prosperità. La città, gigantesca ed operosa, sarà il luogo in cui tutto avrà inizio: la rinascita o l’insuccesso della nuova amministrazione presidenziale.