Un durissimo colpo per Volodymyr Zelensky quello arrivato oggi in Ucraina: nella giornata odierna si è dimesso il capo dell’amministrazione presidenziale Andrij Yermak, regista del governo di Kiev e di fatto secondo uomo più potente del Paese dopo il capo di Stato.
Un duro colpo per Zelensky
Nella giornata di oggi le autorità anticorruzione avevano fatto irruzione nell’abitazione del capo di gabinetto. La Nabu, l’ufficio nazionale che lotta contro i reati patrimoniali e corruttivi, ha messo al centro anche Yermak come possibile sospetto nella “Tangentopoli” ucraina che sta colpendo molti stretti alleati del capo di Stato e ha già portato a un profondo rimpasto nell’esecutivo.
La caduta del 53enne storico braccio destro di Zelensky a capo dell’apparato della Bankova dal febbraio 2020 pesa però più di quella di ogni ministro. L’avvocato e consigliere di lunga data di Zelensky, con cui ha condiviso la storia professionale e politica da amico e collaboratore dal 2011 a oggi, è stato l’uomo-ombra del potere di Kiev.
Yermak, uomo-ombra di Zelensky
Yermak ha gestito i fragili tentativi di negoziazione con la Russia per scambi di prigionieri prima dell’invasione su larga scala nel 2022 e ha preso le redini della macchina dello Stato e dell’attività amministrativa in tempo di guerra mentre Zelensky, dall’attacco di Mosca al Paese in avanti, si occupava della leadership militare, del confronto con le cancellerie internazionali, dell’alta diplomazia.
Assieme al Direttore dell’Intelligence Militare Kyrylo Budanov e al consigliere del presidente Mykhailo Podolyak Yermak è stato parte di un triumvirato informale che dall’inizio della guerra in avanti è stato il vero e proprio cerchio magico del presidente. Il trio ha blindato la linea combattiva, la strategia di resistenza unita a una guerra ombra d’intelligence e colpi a sorpresa contro la Russia da un lato e alla pressione sugli alleati internazionali perché ampliassero gli sforzi per l’Ucraina dall’altro e anche negli ultimi giorni ha cercato di muoversi per far sentire la voce di Kiev al tavolo dei negoziati con gli Usa per portare a Mosca un piano comune per la fine del conflitto.
Dualismo con Budanov?
Negli ultimi tempi il cerchio magico ha dato segni di cedimento quando sono emerse voci di inchieste su Yermak, poi concretizzatesi, e diversi blogger e analisti hanno iniziato a parlare di una faida tra questi e Budanov, legata principalmente ai tentativi del “Cardinale Verde”, così è soprannominato il dimissionario boiardo di Kiev, di coinvolgere il capo dell’intelligence nelle inchieste.
Un dualismo che riflette la diversità di vedute: pragmatico e mediatore Yermak, che ha cercato di partecipare ai negoziati e guidato la delegazione ucraina a Ginevra che ha discusso con gli Usa il piano di Donald Trump, nazionalista e combattivo Budanov, che prepara già il dopoguerra. E forse il dopo Zelensky. La realtà parla di un duro colpo per il potere ucraino. Da oggi lo schema con cui il presidente di guerra conduce il Paese, sfruttando una geometria variabile tra una gerarchia governativa formale e un potere profondo più snello e a lui rispondente in prima persona, subisce un duro ammanco. E nel cuore della trattativa sul futuro di Kiev crea forti dubbi sulla tenuta politica della leadership in carica.
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