Jeffrey D. Sachs e Sybil Fares in una nota pubblicata su Common Dreams ricordano l’allarme lanciato da Dwight Eisenhower sul pericolo rappresentato dall’influenza dell’apparato militar-industriale sulla politica statunitense. “Sessantacinque anni dopo, gli avvertimenti di Eisenhower si sono rivelati ripetutamente e tragicamente fondati”, scrivono. “La democrazia americana è appesa a un filo, mentre il complesso militare-industriale, che ora comprende la Silicon Valley, detta la politica estera americana ignorando le obiezioni dei cittadini”.

“L’obiettivo è la supremazia americana, ovvero la ricchezza, il potere e i privilegi incontrastati delle élite americane, senza alcun controllo da parte di altre nazioni o gruppi di nazioni. In pratica, ciò significa che Wall Street, le aziende appaltatrici dell’esercito, la Silicon Valley e le grandi compagnie petrolifere controllano la politica estera americana per massimizzare la ricchezza delle élite e l’accesso alle risorse globali, alle catene di approvvigionamento e ai punti strategici di strozzatura del mondo [vedi Hormuz ndr.]. Il resto del mondo deve adeguarsi”.
“[…] Il libro di Zbigniew Brzezinski, La grande scacchiera (1997), delineava l’obiettivo del controllo del regime con notevole franchezza. L’Eurasia è la scacchiera su cui deve essere assicurata la supremazia globale americana. Per riuscirci, gli Stati Uniti devono dominare i ‘nodi geopolitici’, ovvero quegli Stati che non sono importanti tanto per gli Stati Uniti, quanto utili per indebolire un’altra grande potenza”.
“Brzezinski individuò i principali nodi geopolitici, il più importante dei quali era l’Ucraina. Dichiarò ripetutamente che la Russia senza l’Ucraina cesserebbe di essere una grande potenza. Individuò anche l’Iran come un altro nodo. Il controllo sull’Iran garantisce il dominio americano sul Golfo Persico, sul petrolio mediorientale e sulla regione del Mar Caspio. Non sorprende quindi che le guerre statunitensi infurino in entrambe le zone”.
“È importante comprendere le decisioni di sei presidenti apparentemente diversi, che hanno tutti perseguito una politica coerente nei confronti dell’Ucraina”, contunano gli autori, ricordando le decisioni di Clinton e dei suoi successori volte a inglobare l’Europa dell’Est nella sfera d’influenza europea, fino ad arrivare all’Ucraina, Maidan e quel che consegue. Secondo i cronisti anche Trump avrebbe perseguito tale linea, mentendo ai russi sulla sua propensione alla pace e sostenendo sempre più a fondo l’Ucraina, fino ad arrivare a sostenerne gli attacchi a lungo raggio in territorio russo, impossibili senza il supporto Usa.
Propendiamo per una resa di Trump all’apparato di cui sopra, altrimenti non si spiegano tante cose, ma l’esito resta comunque quello descritto. “L’avvertimento di Eisenhower”, prosegue l’articolo, “secondo il quale la politica statunitense sarebbe stata controllata da un’élite scientifico-tecnologica fornisce una ragione specifica per cui gli Stati Uniti continuano la guerra in Ucraina. L’Ucraina è diventata un laboratorio unico, a cielo aperto, per la guerra basata sull’intelligenza artificiale su vasta scala: milioni di sortite di droni, una continua corsa all’adattamento contro la guerra elettronica di un avversario di pari livello e migliaia di ore di dati di combattimento che rappresentano la risorsa per l’intelligenza artificiale militare più preziosa al mondo”.
Centrale, in questo ingaggio, Palantir, nata grazie “ai finanziamenti della Cia” e, di fatto, un’estensione del Pentagono, oltre che “profondamente collegata con l’establishment della sicurezza britannica grazie a un sistema di porte girevoli che, tra gli oltre 30 funzionari britannici assunti o incardinati nell’azienda, comprende anche un ex capo dell’MI6″.
“[…] Né la vicenda iraniana è separata da quella ucraina. Ricordiamo che, nella geografia di Brzezinski, l’arco che va dal Golfo Persico al Mar Caspio rappresenta il secondo grande obiettivo, con l’Iran come nodo centrale. Squadre di intercettazione ucraine sono state dispiegate in Giordania per contrastare i droni iraniani; i sistemi anti-drone, già collaudati contro la Russia, vengono commercializzati nel Golfo. Due nodi geopolitici, una scacchiera e un’unica fonte propulsiva di queste due guerre deliberate: il complesso militare-industriale”.
“[…] A Henry Kissinger viene notoriamente attribuita la frase che diceva la verità alle nazioni che gli Stati Uniti avrebbero poi usato e gettato via: essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma essere amici è fatale. L’Ucraina sta morendo per mano degli americani. A trent’anni da quando Brzezinski segnalò l’Ucraina come il nodo geopolitico chiave per il primato americano, il Paese è stato svuotato demograficamente e frammentato territorialmente”.
“La crudeltà più profonda sta nel fatto che la Russia ha cercato, ripetutamente e per 30 anni, un accordo di sicurezza con gli Stati Uniti in cui entrambi i paesi e le regioni a esse limitrofe potessero vivere in pace, nel rispetto reciproco e in una sicurezza indivisibile. Ma Gli Stati Uniti non vogliono una sicurezza basata sul rispetto reciproco. Vogliono il primato, che è una cosa completamente diversa”.
“Così facendo, sacrificano l’Ucraina e l’Iran alla loro arroganza. La pace in Ucraina richiede solo che gli Stati Uniti rinuncino all’arroganza che hanno alimentato per decenni credendo di poter costringere la Russia alla resa con la forza e che accettino invece l’Ucraina come ponte neutrale tra l’Europa e la Russia, piuttosto che come cuneo geopolitico da usare contro la Russia”.
“Eisenhower aveva previsto perché sarebbe stata così difficile accettare la pace: il complesso militare-industriale non si limita a influenzare la politica; la definisce. Finché il popolo americano non si riapproprierà della democrazia sottraendola a Palantir, BlackRock, SpaceX, Chevron et similia, i ‘laboratori’ sul campo di battaglia resteranno aperti e l’Ucraina pagherà il prezzo fatale ‘dell’amicizia’ americana”.

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