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Il presidente Usa Joe Biden è stato chiaro: l’Ucraina deve risolvere il problema della corruzione e soddisfare altri criteri prima di poter essere presa in considerazione per l’adesione alla Nato. Durante la conferenza stampa tenuta al termine della partecipazione al vertice della Nato a Bruxelles, come riportato dall’agenzia Nova, Biden ha poi aggiunto: “Devono ancora ripulire il Paese dalla corruzione. Il fatto è che devono soddisfare altri criteri per entrare nel piano d’azione” per entrare nella Nato, ha detto Biden. “Nel frattempo, faremo tutto il possibile per mettere l’Ucraina nelle condizioni di continuare a resistere all’aggressione russa, e non dipenderà solo da me se decideremo o meno che l’Ucraina potrà diventare parte di Nato. Dipenderà dall’Alleanza e da come voteranno anche gli altri Paesi”, ha detto Biden. Una risposta diretta alle parole pronunciate dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale ha affermato che l’Ucraina sta dimostrando “ogni giorno” di essere pronta ad aderire alla Nato.

Biden e gli affari del figlio Hunter in Ucraina

Anche se la stampa progressista ha ignorato il caso e i social media hanno attuato una censura senza precedenti e il Presidente ha precisato che il figlio “non ha fatto nulla di male” né di illecito, l’Ucraina rimane il tallone d’Achille dell’attuale inquilino della Casa Bianca a causa dei piuttosto controversi affari nel Paese ex sovietico che riguardano in prima persona il figlio del Presidente Usa, Hunter Biden – ex membro del Cda di Burisma – come dimostrano anche le ultime, scottanti, rivelazioni. Un conflitto di interessi che stride, non poco, con le ultime dichiarazioni del capo della Casa Bianca circa la corruzione nel Paese.

Come riportato non più tardi di un paio di settimane fa dal New York Post, Joe Biden ha incontrato i soci d’affari ucraini, russi e kazaki di suo figlio a una cena a Washington, Dc, mentre era vicepresidente. La conferma arriva dal laptop che Hunter Biden abbandonato in un negozio di computer nel Delaware, ora in possesso dell’Fbi. La cena, tenutasi il 16 aprile 2015, si è svolta nella “Garden Room” privata del Café Milano, Georgetown, dove si riuniscono gli uomini più potenti del mondo. Il giorno successivo, Hunter ha ricevuto un’e-mail da Vadym Pozharskyi, un dirigente della compagnia energetica ucraina Burisma, per ringraziarlo di averlo presentato a suo padre. “Caro Hunter, grazie per avermi invitato a Washington e avermi dato l’opportunità di incontrare tuo padre e di aver trascorso  un po’ di tempo insieme”, scrive Pozharskyi il 17 aprile 2015. Va tenuto conto che all’epoca Burisma pagava Hunter Biden 83 mila dollari al mese per il suo posto nel consiglio d’amministrazione. Prima del 2014 e di EuroMaidan, Hunter Biden non aveva alcun collegamento né con Kiev né alcuna competenza nell’ambito dell’energia e del gas. La lista degli invitati stilata da Hunter tre settimane prima della cena al Café Milano includeva la miliardaria russa Yelena Baturina e suo marito, l’ex sindaco di Mosca Yury Luzhkov, morto nel 2019. Baturina ha trasferito 3,5 milioni di dollari il 14 febbraio 2014 a Rosemont Seneca Thornton LLC, una società di investimento con sede nel Delaware co-fondata da Hunter e Devon Archer, ex consigliere del Segretario di Stato John Kerry.

Il conflitto di interessi

Secondo diversi ex funzionari dell’amministrazione Obama, come spiega il giornalista investigativo John Solomon, il ruolo di Hunter Biden in Burisma, una società ritenuta corrotta dagli Stati Uniti, ha generato un apparente un conflitto di interessi mentre suo padre era vicepresidente e responsabile della politica nel Paese ex sovietico dell’amministrazione Obama. Uno dei funzionari, l’ex funzionario dell’ambasciata di Kiev George Kent, ha scritto in una e-mail e ha testimoniato al Senato l’anno scorso di ritenere che i rapporti dei Biden in Ucraina abbiano compromesso gli sforzi anticorruzione statunitensi nell’ex repubblica sovietica. Nell’ottobre 2015, un altro alto funzionario del Dipartimento di Stato, il consigliere in ambito energetico Amos Hochstein, sollevò queste preoccupazioni direttamente con Joe Biden, così come con Hunter Biden, ma non fu ascoltato. “L’amministrazione Obama sapeva che la posizione di Hunter Biden nel consiglio di amministrazione di Burisma era problematica e interferiva nell’esecuzione efficiente della politica nei confronti dell’Ucraina”, ha concluso un rapporto de dei senatori Ron Johnson e Chuck Grassley.

I documenti del Dipartimento di Stato ottenuti da Just the News ai sensi del Freedom of Information Act hanno anche rivelato che i funzionari dell’amministrazione Obama-Biden hanno riferito due volte di aver scoperto prove che Burisma ha corrotto funzionari ucraini per far chiudere le indagini durante il periodo in cui Hunter Biden ha prestato servizio presso l’azienda. Uno dei pagamenti, stimato in 7 milioni di dollari alla fine del 2014, è stato segnalato all’Fbi.

Così Biden fece licenziare il procuratore che indagava sul figlio

Come già riportato da InsideOver, secondo alcune testimonianze divulgate dalla commissione per la sicurezza nazionale del Senato e riportate dal giornalista investigativo John Solomon su Just the News, Hunter Biden, figlio del candidato dem alla presidenza Joe Biden, insieme ai rappresentanti della società ucraina Burisma Holdings – che aveva assunto Hunter nel 2014 –  si erano assicurati almeno sei incontri di alto livello con alti funzionari dell’amministrazione Obama. Accadde poco prima che l’allora vicepresidente Joe Biden costringesse il procuratore ucraino che indagava sull’azienda produttrice di petrolio e gas, operante sul mercato ucraino dal 2002, a dimettersi. Durante alcuni degli incontri, la società di lobbying con sede a Washington Blue Star Strategies che rappresentava Burisma, ha ripetutamente sollecitato i funzionari statunitensi ad aiutare l’azienda ucraina e convincere il governo di Kiev a porre fine alle accuse di corruzione che a lungo avevano perseguitato la società, che ha nominato Hunter Biden nel suo consiglio d’amministrazione nel 2014.

Nel maggio del 2016, Joe Biden in qualità di uomo di punta designato da Barack Obama per l’Ucraina, volò a Kiev per informare Poroshenko che la garanzia di un prestito ammontante a ben un miliardo di dollari americani era stata approvata per permettere a Kiev di fronteggiare i debiti. Ma si trattava di un aiuto “condizionato”: Se Poroshenko non avesse licenziato il procuratore capo nello stretto giro di sei ore, Biden sarebbe tornato negli Usa e l’Ucraina non avrebbe più avuto alcuna garanzia di prestito. L’Ucraina, in quell’occasione, capitolò senza alcuna resistenza. Il procuratore stava indagando proprio sugli affari della Burisma Holdings, compagnia che aveva collocato nel proprio board operativo il figlio del vicepresidente. Lo stesso Biden si vantò di aver minacciato nel marzo 2016 l’allora presidente ucraino Poroshenko di ritirare un miliardo di dollari in prestiti se quest’ultimo non avesse licenziato il procuratore generale Viktor Shokin che stava indagando proprio su suo figlio Hunter.