La guerra tra Russia e Ucraina; la questione palestinese con il conseguente conflitto in corso nella Striscia di Gaza tra Israele e Hamas; il Mar Cinese Meridionale con tutte le sue rivendicazioni incrociate e focolai di tensioni; il nodo europeo da affrontare, almeno in parte, con l’imminente visita oltre la Muraglia della premier italiana Giorgia Meloni. Sono questi i quattro fronti caldissimi ai quali sta lavorando la diplomazia cinese nel tentativo di sfruttare il vuoto internazionale lasciato dagli Stati Uniti, da giorni impegnati a occuparsi dei loro affari interni dopo l’attentato che ha quasi ucciso Donald Trump e il ritiro di Joe Biden dalla corsa presidenziale.
La Cina ha scommesso sul fatto che la Casa Bianca potrebbe essere costretta a trascorrere i prossimi mesi a gestire la delicata uscita di scena di Biden invece di pensare alla diplomazia internazionale. Xi Jinping ha fatto due conti, e ha capito che era il momento giusto per agire e dare la sensazione di poter approfittare del rallentamento di Washington. E così, dando per scontata l’assenza di proiezione diplomatica da parte degli Usa fino a gennaio – e cioè fino alla definitiva salita al potere di Trump, Kamala Harris o chi per loro – Pechino si è messa all’opera…
La guerra in Ucraina e la visita di Kuleba
Nelle scorse ore il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è volato in Cina per la prima volta dall’inizio dell’operazione militare speciale di Mosca contro Kiev. Ha incontrato il suo omologo cinese Wang Yi a Guangzhou e discusso con lui i possibili percorsi per porre fine al conflitto, nonché dell’ipotetico ruolo giocato dal Dragone nel raggiungimento di una pace stabile e sostenibile. Da quanto emerso, e a differenza di qualche mese fa, Kuleba ha spiegato che l’Ucraina è disposta ad impegnarsi in un processo negoziale con la controparte russa quando e se la Russia “sarà disposta a condurre negoziati in buona fede.
Kiev ha sostanzialmente fatto capire a Pechino di esser pronta a sedersi al tavolo con Mosca, ma chiede al Dragone di intercedere con il Cremlino per smussare i numerosi angoli che ancora impediscono una qualsiasi mediazione. Xi avrà dunque un tema da affrontare in occasione del prossimo meeting con Vladimir Putin.
Il conflitto tra Israele e Hamas
L’indaffaratissimo Wang Yi, in questi giorni, ha presentato alle 14 fazioni di palestinesi giunte fino a Pechino un’iniziativa in tre fasi relativa al conflitto in corso a Gaza. L’obiettivo del meeting? Stendere per lo meno le fondamenta in vista di un’iniziativa diplomatica. Il primo step, ha spiegato il ministero degli Esteri cinese, prevede di “raggiungere al più presto un cessate il fuoco completo, duraturo e sostenibile nella Striscia di Gaza e garantire l’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari e ai soccorsi sul campo”. Il secondo passo prevede di “compiere sforzi congiunti per la governance post-guerra di Gaza in base al principio “i palestinesi governano la Palestina”. Infine il terzo step prevede di “rendere la Palestina uno Stato membro a pieno titolo delle Nazioni Unite e iniziare ad attuare la soluzione dei due Stati”.
All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti di Egitto, Algeria, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Siria, Libano, Russia e Turchia. L’aspetto più rilevante coincide con il ruolo giocato dal Dragone, assoluto mediatore tra le varie fazioni palestinese, apparentemente soddisfatte di quanto ascoltato a Pechino.
L’accordo provvisorio con le Filippine
Per alleggerire le pressioni nel Mar Cinese Meridionale, dove di recente hanno tenuto banco le scintille diplomatiche tra Cina e Filippine, Pechino ha raggiunto un’intesa provvisoria con Manila con l’intento di evitare uno scontro per un atollo conteso in loco. L’accordo è stato raggiunto dopo una serie di consultazioni tra i due Paesi a seguito del recente acuirsi delle tensioni intorno alla Secca Second Thomas, nota anche come la Secca di Ayungin.
Un comunicato del ministero degli Esteri filippino ha reso noto che l’accordo è teso a rendere possibile “il rifornimento quotidiano e le missioni di rotazione alla Sierra Madre”, il relitto della Marina di Manila che è arenato dal 1999 di fronte all’atollo delle Spratly e che le Filippine usando per rivendicare la sovranità di quel tratto di mare. meccanismo di consultazione bilaterale all’inizio di questo mese.
La visita a Pechino di Meloni
Evitare l’escalation nell’Indo-Pacifico, ma rimettere in carreggiata anche i rapporti con l’Europa. O almeno con una parte di essa, la più indecisa, quella convinta che Pechino possa rappresentare una minaccia più che un partner commerciale. Nei prossimi giorni, non a caso, Giorgia Meloni è attesa in Cina per un incontro con Xi. La premier italiana, che ha fatto uscire Roma dalla Nuova Via della Seta e blindato la posizione strategica internazionale del Paese al fianco di Stati Uniti e Nato, è chiamata a fare i conti con la realtà.
In tutto questo, il Governo cinese è ben felice di raggiungere un’intesa di qualche tipo con l’Italia, così da sbandierare al mondo intero un successo diplomatico – qualunque esso sia – con un Paese membro del G7.

