Un canale diplomatico parallelo a quello ufficiale sarebbe al lavoro per trovare una soluzione alla crisi ucraina. A rivelarlo sono due importanti quotidiani statunitensi, il New York Times e il Washington Post, che svelano i particolari di un incontro avvenuto un mese fa a New York tra Michael Cohen, Felix Sater e Andrii Artemenko. Michael Cohen è il legale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e Felix Sater è un imprenditore immobiliare nato in Russia, che, in passato, ha sviluppato progetti immobiliari con la Trump Organization. A gennaio, in un albergo di lusso di Manhattan, i due incontrano Andrii Artemenko, deputato ucraino della Verkhovna Rada, che partecipò, nel 2014 alle proteste contro il presidente Viktor Yanukovych. E che ora, secondo il New York Times, in polemica con l’establishment di Kiev, starebbe facendo strada all’interno di un movimento di opposizione, sponsorizzato dall’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, indagato dall’Fbi a causa dei suoi legami proprio con l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych.Ritiro delle truppe russe dal DonbassAl Loews Regency di Park Avenue, Artemenko discute con Sater e Cohen, una road map per la fine delle ostilità nel sud-est dell’Ucraina. Un piano che, a detta del deputato ucraino, sarebbe stato appoggiato dai più stretti consiglieri del presidente russo, Vladimir Putin. La road map per la fine del conflitto nel Donbass discussa da Cohen, Sater e Artemenko, sarebbe partita dal “ritiro di tutte le forze russe dall’Ucraina orientale”. Successivamente, gli ucraini sarebbero stati chiamati alle urne per decidere, attraverso un referendum, se lasciare la Crimea, annessa da Mosca dopo la rivoluzione di Euromaidan, in concessione alla Russia per un periodo di tempo di cinquanta o cento anni. I tre avrebbero poi discusso anche di un progressivo ritiro delle sanzioni.Il giallo della lettera a FlynnUna settimana prima delle dimissioni di Michael Flynn, costretto a lasciare il suo incarico per aver mentito al vice presidente, Mike Pence, su un colloquio privato avuto con l’ambasciatore russo Sergej Kisljak, sul tema delle sanzioni, una busta chiusa contenente la proposta di pace discussa da Cohen, Sater e Artemenko fu lasciata proprio sul tavolo dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale. Non solo. Secondo il New York Times, nella busta ci sarebbero anche documenti, tra cui “nomi di società” e “trasferimenti” che dimostrerebbero il livello di corruzione del presidente ucraino Petro Poroshenko, considerati utili a destituirlo. Cohen, sentito dal Washington Post, non ha negato di essersi incontrato con Sater e Artemenko, né di aver discusso effettivamente con loro una proposta di pace per il sud-est dell’Ucraina. Ma nega di aver consegnato la lettera contenente la proposta a Flynn, come sostiene invece il New York Times. Questa è una “fake news”, ha detto Cohen al Washington Post. “Riconosco che l’incontro vi è stato ma nego risolutamente di aver discusso di questo fatto o di aver consegnato un qualsiasi documento alla Casa Bianca o al generale Flynn”, ha detto l’avvocato di Trump al quotidiano statunitense.Il Cremlino smentisceLa Casa Bianca, quindi, secondo Cohen, non sarebbe stata a conoscenza dei piani dei tre ambasciatori improvvisati, che hanno spiegato al New York Times di “voler semplicemente contribuire a portare la pace in Ucraina, mettendo fine ad un conflitto costato la vita a 10mila persone”.Il tentativo, per quanto ufficioso, di aprire un canale di dialogo tra la Casa Bianca e il Cremlino sulla crisi ucraina ha fatto però infuriare davvero l’ambasciatore di Kiev a Washington. “Artemenko non ha nessun titolo per presentare piani di pace alternativi nell’interesse dell’Ucraina a nessun governo straniero compresa l’amministrazione americana”, ha detto l’ambasciatore ucraino Valeriy Chaly, accusando Artemenko di rappresentare “apertamente o sotto copertura gli interessi russi”. E se Artemenko ha dichiarato apertamente al quotidiano statunitense di essere stato incoraggiato nel suo piano “da stretti consiglieri di Putin”, il Cremlino ha, invece, smentito categoricamente di essere a conoscenza di un piano sulla Crimea, il Donbass e la revoca delle sanzioni occidentali alla Russia.”Come potrebbe la Russia prendere in concessione una sua regione? La sola formulazione di questa idea è abbastanza assurda”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, commentando il contenuto del piano messo a punto da Artemenko. “Non vi sono alternative agli accordi di Minsk” per la risoluzione del conflitto nel Donbass, ha poi aggiunto il portavoce del presidente russo. L’esistenza di contatti ufficiali su un piano che preveda l’affitto della Crimea alla Russia è stata smentita anche dal capo della diplomazia di Mosca, Sergej Lavrov. Oggi da Bruxelles il vice presidente americano, Mike Pence ha invitato “entrambe le parti a rispettare il cessate il fuoco” deciso a margine della conferenza di Monaco ed entrato in vigore oggi in Ucraina. “Dobbiamo essere forti nel difendere l’integrità territoriale delle nazioni d’Europa: alla luce dello sforzo della Russia di ridisegnare i confini dei Paesi con la forza, noi continueremo a sostenere gli sforzi in Polonia e nei Paesi Baltici, attraverso l’iniziativa dell’accresciuta presenza della Nato”, ha detto Pence a Bruxelles, aggiungendo che “con riferimento all’Ucraina, gli Usa continueranno a chiamare la Russia a rispondere delle proprie responsabilità e a chiedere che Mosca, come prevedono gli accordi di Minsk, inizi una de-escalation della violenza”. L’iniziativa di Artemenko, però, dimostra l’esistenza di una diplomazia parallela che è al lavoro per trovare un intesa tra Washington, Mosca e Kiev.