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Le dichiarazioni di Viktor Orban dell’8 novembre 2024, secondo cui la rielezione di Donald Trump porterà a un ritiro del supporto americano all’Ucraina, rappresentano un segnale di crescente divisione all’interno dell’Unione Europea in merito alla guerra in corso tra Kiev e Mosca.

Mentre la maggioranza dei leader europei continua a sostenere la necessità di fornire armi e assistenza economica al Governo ucraino per contrastare l’invasione russa, Orban si posiziona come voce dissonante, invitando a un cessate il fuoco immediato e sostenendo che la guerra sia già persa per Kiev. Questa presa di posizione è stata ribadita durante un vertice a Budapest, dove Orban ha cercato di convincere altri leader europei a riconsiderare il loro impegno nei confronti dell’Ucraina, sostenendo che il continente non potrà più finanziare da solo la guerra senza il sostegno americano. L’approccio di Orban, considerato vicino sia a Trump che a Putin, riflette il tentativo di costruire un blocco di Paesi all’interno dell’UE che possa influenzare la politica del blocco verso una posizione più accomodante nei confronti della Russia.

Tuttavia, la maggior parte dei leader europei, tra cui Josep Borrell e Giorgia Meloni, ha respinto tali appelli, ribadendo l’importanza di continuare a supportare l’Ucraina. Borrell ha sottolineato che l’Europa non può permettersi di esternalizzare la propria sicurezza agli Stati Uniti e che gli interessi europei devono essere salvaguardati indipendentemente dai cambiamenti di amministrazione a Washington. Meloni, pur condividendo alcune posizioni politiche con Orban, ha chiarito che l’Italia rimarrà al fianco dell’Ucraina fino alla fine del conflitto.

Sul fronte internazionale, le ripetute dichiarazioni di Trump sul ritiro del supporto militare e finanziario a Kiev hanno generato preoccupazione tra gli alleati europei, che temono che questo potrebbe portare a un indebolimento della posizione occidentale di fronte alla Russia. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che qualsiasi accordo di pace accelerato sotto l’egida di Trump potrebbe portare a una vittoria di Mosca, costringendo Kiev a cedere territori occupati. Questa preoccupazione è condivisa anche dalla Commissione Europea, con Ursula Von der Leyen che ha sottolineato l’importanza di una risposta unitaria dell’Occidente, considerando la cooperazione tra Russia, Cina e Iran come una minaccia diretta non solo per l’Europa ma per la sicurezza globale.

In questo contesto, la strategia di Orban sembra mirata a capitalizzare sull’incertezza politica negli Stati Uniti, cercando di spingere l’Europa verso una posizione più isolazionista. Tuttavia, ciò potrebbe rivelarsi controproducente, poiché rischia di spaccare ulteriormente l’UE e indebolire la sua capacità di influenzare gli sviluppi geopolitici nella regione. La Russia, dal canto suo, potrebbe trarre vantaggio da queste divisioni, continuando a consolidare i propri legami con Cina e Iran, come dimostrato dal recente utilizzo di tecnologia cinese e iraniana sul campo di battaglia in Ucraina. In definitiva, la posizione di Orban sembra più orientata a ottenere concessioni politiche interne ed esterne che a fornire una soluzione sostenibile alla crisi ucraina. L’Europa si trova così di fronte a un bivio: mantenere una posizione unitaria nel supportare Kiev o cedere alle pressioni di figure come Orban, rischiando però di indebolire la propria sicurezza e stabilità nel lungo termine.

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