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Politica

Ucraina: contrordine compagni, le agenzie anticorruzione tornano indipendenti

Il Parlamento ha votato una legge esattamente opposta a quella votata solo pochi giorni fa: restituita l'autonomia a NABU e SAP.
ucraina

Dopo giorni e giorni di proteste nelle piazze di Kiev animate soprattutto da giovani e giovanissimi, e ancor più dopo che l’Europa aveva bloccato una tranche da 1,7 miliardi di aiuti e sibilato ulteriori avvertimenti (di colpo si è scoperto che l’Ucraina era indietro su alcuni capitoli per l’adesione alla Ue…), il Parlamento ucraino ha votato per restituire al NABU (Ufficio nazionale ucraino anti-corruzione) e alla SAP (Procura speciale anticorruzione) la piena libertà d’azione, ovvero per cancellare la norma, approvata pochi giorni prima, che voleva le due agenzie sottoposte all’autorità della Procura generale, laddove il procuratore generale (attualmente Ruslan Kranchenko, un ex magistrato militare) è nominato dal Presidente, cioè Volodymyr Zelensky.

Le proteste, le prime così ampie e così chiaramente volte a contestare l’azione di Zelensky, avevano ragioni piuttosto evidenti. La lotta alla corruzione è, da almeno trent’anni, la prima preoccupazione interna del popolo ucraino. Lo stesso Zelensky deve l’elezione del 2019 anche alle promesse fatte su questo tema, peraltro precedute dall’enorme successo ottenuto dalla serie televisiva “Servo del popolo”, che lo vedeva protagonista nei panni dell’eroe per caso Holoborodko, un semplice professore di Storia che diventava presidente proprio per aver attaccato il malaffare. Mentre il suo rivale di allora, il presidente in carica Petro Poroshenko, pagò (anche) la sua condizione di oligarca e una serie di scandali emersi nella sua cerchia di governo. E la prospettiva, dopo l’approvazione della prima legge, quella che mortificava NABU e SAP, era assai triste. Lo ha spiegato bene Oleksandr Klimenko, capo della SAP, in un’intervista a The Times: “Ci sono investigatori che non vogliono più lavorare sui casi per paura di ritorsioni. E anche gli informatori si tirano indietro perché hanno paura che la loro identità venga rivelata”.

Quel che racconta questa storia

In attesa di ulteriori sviluppi, dalla vicenda di NABU e SAP si possono trarre utili lezioni sulla realtà dell’Ucraina. La prima e più evidente è la condizione del Parlamento ucraino, che da lungo tempo altro non è che l’ufficio timbri per le decisioni prese da Zelensky e dall’amministrazione presidenziale guidata da Andrij Jermak. La legge per restituire l’indipendenza alle due agenzie anticorruzione è stata approvata da 331 deputati (il quorum era di 226), più o meno la stessa quota raggiunta dalla legge che, pochi giorni prima, aveva stabilito l’esatto contrario. Contrordine compagni, dunque, senza alcun problema.

È un condizione che la Verkhovna Rada vive fin dall’inizio di questa legislatura, cominciata nel 2019 e in proroga dal 2024 a causa della legge marziale. Servo del popolo, il partito zelenskiano, ha una maggioranza assoluta di 231 seggi sui 450 totali, e gode dell’appoggio esterno di un’altra settantina di deputati. In più, il trionfo di Servo del popolo nelle elezioni del 2019 portò a un radicale rinnovamento dei quadri parlamentari, con centinaia di deputati che in realtà dovevano tutto all’effetto di trascinamento di Zelensky. Ovvio che fossero fedeli al Presidente, e che tanto più lo siano ora quando è chiaro che un’eventuale uscita di scena del loro mentore comporterebbe l’uscita di scena di quasi tutti loro. In più, come abbiamo già scritto altre volte, nel 2021 approfittando delle leggi antioligarchi e dal 2022 della legge marziale, Zelensky è riuscito a trasferire quasi tutti i poteri essenziali al Consiglio di sicurezza, i cui membri sono di nomina presidenziale. Quindi…

Perché Maidan non c’entra

Un’altra questione da tenere presente è che, a differenza di quanto scrivono molti, l’Euromaidan del 2014 con le vicende attuali, e con le proteste pro NABU e pro SAP dei giovani ucraini, non c’entra per nulla. Il NABU fu istituito nell’aprile del 2015 sulle ceneri della Commissione anticorruzione voluta già nel 2009n dall’allora primo ministro Julija Tymoshenko. E il NABU nacque dietro specifica richiesta del Fondo monetario internazionale, che si disse disposto a sostenere le riforme promesse da Petro Poroshenko solo a patto che fosse appunto riformata la struttura deputata a lottare contro il malaffare. La SAP, invece, fu fondata nel dicembre del 2015 per supportare l’attività del NABU ma, anche e soprattutto, perché lo chiedeva l’Unione Europea al momento di varare per gli ucraini un regime d’ingresso senza visto nei confini comunitari. Il tema, quindi, non era l’Euromaidan ma impedire che la corruzione, endemica in Ucraina, ingoiasse i miliardi degli aiuti o trasferisse in Europa i suoi maneggi. Obiettivo, come ben sappiamo, raggiunto solo in parte.

E qui la questione chiama in causa anche Zelensky. Non solo per il suo discutibile record di 14 società off shore, create a partire dal 2012, e degli ingenti capitali sottratti alla tassazione ucraina. Ma soprattutto perché le polemiche tra presidenza, procura generale e SAP cominciarono già all’alba del suo mandato presidenziale. Nel maggio del 2020, l’allora procuratrice generale Iryna Venediktova (che era stata la responsabile legale della campagna elettorale di Zelensky), accusò il capo della SAP, Nazar Kholodnytskyj (che nel dopo-maiden era stato vice-procuratore generale), di “svolgimento improprio dei propri compiti” e di aver mal istruito casi contro alcuni deputati di Servo del popolo. Kholodnytsky si dimise poco dopo con una lettere in cui scriveva di “aver dovuto sistematicamente affrontare tentativi politici di invadere la nostra indipendenza e manipolare i risultati del nostro lavoro”.

Una vecchia storia, quindi, quella tra l’apparato presidenziale di Zelensky e le agenzie anticorruzione. E non stupisce che il Parlamento lo segua come un cagnolino su questo tema spinoso: 42 deputati sono stati denunciati dalla SAP dall’inizio dell’invasione russa del 2022, e 71 in totale da quando NABU e SAP sono state istituite. Su 450 seggi parlamentari non è poca cosa.

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