Dopo gli scandali per corruzione che sono arrivati all’inner circle del presidente Zelensky e hanno innescato un profondo rimescolamento nella verticale del potere ucraino (a cominciare dalla cacciata di Andrij Jermak, braccio destro di Zelensky e capo dell’amministrazione presidenziale, sostituito da Kyrylo Budanov, già capo dell’intelligence militare), nel mirino della NABU (l’Agenzia anticorruzione) e della SAP (la Procura anticorruzione) è finito uno dei personaggi più noti della politica ucraina: Yulija Tymoshenko, 65 anni, già oligarca del settore energetico (la chiamavano “zarina del gas”), già pasionaria della Rivoluzione arancione del 2004, prima donna a diventare primo ministro in Ucraina (2005), avversaria del presidente Janukovich, condannata a sette anni di carcere per presunte malversazioni (la Corte europea dei diritti dell’uomo definì la sua carcerazione “arbitraria”), fondatrice nel 1999 del partito Baktivshchina (Patria) di cui è tuttora leader indiscussa.
Un curriculum di tutto rispetto per una donna che è sempre stata “contro” chi stava al comando. Compreso Zelensky: con i 25 seggi di cui dispone in Parlamento (sui 450 totali) la Tymoshenko ha condotto un’opposizione senza sconti, ferma restando l’intransigenza nei confronti della Russia. Di colpo, ieri notte, è arrivata l’umiliazione della perquisizione e dell’avviso di garanzia: le agenzie anticorruzione la indagano per compravendita di deputati, un presunto traffico di denaro per convincere questo e quello di altri partiti a votare a favore o contro determinati provvedimenti.
In questa faccenda, che altrimenti sarebbe solo l’ennesimo caso di malcostume in un’Ucraina dove la corruzione purtroppo abbonda, sono due gli aspetti interessanti. Il primo è che la Tymoshenko, nel giugno scorso, pur restando all’opposizione,aveva appoggiato il disegno di legge promosso dal partito zelenskiano Servo del popolo per mettere la museruola alle agenzie anticorruzione, privandole di gran parte dei loro poteri d’indagine. Il disegno non era poi diventato legge: Zelensky aveva dovuto farlo ritirare per le manifestazioni di piazza degli ucraini e la contrarietà espressa dall’Unione Europea. L’irruzione di NBU e SAP negli uffici di Baktivshchina e la possibile incriminazione della Tymoshenko fanno ovviamente levitare il sospetto che le agenzie ora vogliano in qualche modo “vendicarsi” dei politici che a suo tempo cercarono di bloccare le operazioni di “pulizia” nel Paese dove il massiccio afflusso di denaro dall’estero e le condizioni d’emergenza causate dalla guerra si combinano per offrire fin troppe occasioni ad affaristi e profittatori. Si è per ora salvato Zelensky, o forse sarebbe più giusto dire che è stato salvato. Non perché ci siano dubbi sulla sua personale onestà. Ma i corrotti erano alla sua porta (vedi appunto Jermak) o addirittura nella sua casa (vedi Timur Mindich, amico e socio di vecchia data), non averci fatto caso non è certo un merito per il Presidente, che nelle attuali condizioni del Paese è però tuttora considerato indispensabile. Sia dagli ucraini sia all’estero.
Il secondo aspetto è strettamente collegato al primo. Com’è noto, NABU e SAP furono istituite nel 2015 si diretta sollecitazione degli Usa d del Fondo monetario internazionale, che volevano un qualche controllo sui miliardi di aiuti inviati a Kiev. Ed è altrettanto noto che gli americani hanno mantenuto uno stretto contatto con questi guardiani anticorruzione. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Il cattivo pensiero, in questo caso, corrisponde alla prima dichiarazione della Tymoshenko dopo la notifica dell’avviso di garanzia: “Si vede che le elezioni sono più vicine di quanto sembri”. Si può infatti avere la sensazione che, attraverso le campagne anticorruzione, si cerchi anche di frenare le ambizioni di una classe politica per diverse ragioni ormai usurata e così aprire le porte a volti nuovi, quelli che dovrebbero poi guidare la ricostruzione del Paese e il suoi potenziale inserimento nella’Unione Europea e (ma qui è più difficile) nella Nato.
Cattivi pensieri? Forse. Ma è chiaro a tutti che nella politica ucraina, dietro le quinte e oscurato dagli eventi drammatici della guerra, c’è un gran movimento.