Per un paradosso quasi crudele, gli unici “casi” dell’Olimpiade Milano-Cortina, conclusasi proprio alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione russa, hanno investito l’Ucraina. Per la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di riammettere ufficialmente le squadre di Russia e Bielorussia, dopo quattro anni di bando, e per il “casco della memoria” che Vladislav Heraskevych, specialista dello skeleton, voleva indossare anche nella gara finale per mostrare i volti dei compagni e degli allenatori uccisi nella guerra. Il Cio lo ha squalificato, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito la decisione “una vergogna” e altrettanto ha fatto il presidente Zelensky.
“È giusto: la riammissione di russi e bielorussi è stata una vergogna. E altrettanto si deve dire per la squalifica di Heraskevych. Una vergogna”.
Matvii Bidnyi, 46 anni, il fisico ancora potente dell’atleta che fu diverte volte campione ucraino di body building, dal 2023 ministro dello Sport e delle politiche giovanili del Governo ucraino, era presente a Milano per seguire i Giochi e la squadra del suo Paese. E non ha dubbi nel commentare quegli eventi.
“Quella di Heraskevyh, poi, non era una presa di posizione politica ma umana: sul casco c’erano i volti degli amici che ha perso per l’aggressione russa. Le autorità sportive avrebbero dovuto capirlo e non prendere una decisione che in questo momento, con un negoziato in corso, inevitabilmente indebolisce la spinta sulla Russia. Come la decisione del Comitato Paralimpico. Ogni ucraino sopporta una pressione fortissima. Le ore di sonno sono tra tre e cinque in media, perché ogni notte suonano le sirene, si sente il rumore dei droni e quello delle esplosioni. Bisogna correre al rifugio anche se ormai, per la stanchezza, molte persone non lo fanno più. Ognuno di noi ha un amico o un parente al fronte, ogni volta che cade un missile andiamo a controllare in quale punto per paura che qualche nostro conoscente sia coinvolto. La sorella di mia moglie è stata uccisa da un missile nel centro di Kiev e io stesso ho trovato parti del suo corpo davanti all’edificio.
Non c’è ucraino che non abbia visto cose che nessuno dovrebbe vedere. Dal punto di vista psicologico per i nostri atleti non è diverso. E dal punto di vista pratico, pensate che cosa voglia dire preparare un’Olimpiade quando sotto i bombardamenti russi bisogna decidere se usare la poca elettricità disponibile per fare il ghiaccio su una pista o scaldare le case per donne e bambini. Da questa situazione viene il casco di Heraskevych. Oppure la storia di Katerina Tabashkyn, l’altista che doveva gareggiare ai campionati del mondo quando un missile ha ucciso sua madre. E lei si trovava fianco a fianco gli atleti russi, cosiddetti “neutrali”… E nonostante questa situazione, siamo arrivati a questa Olimpiade con 46 atleti, il record degli ultimi sessant’anni. Ne siamo orgogliosi”.
Negli ultimi tempi, sia il presidente della Fifa Gianni Infantino, sia la presidentessa del Cio Kirsty Coventry, hanno alluso alla possibilità di far rientrare la Russia nelle grandi competizioni internazionali, da cui è bandita dal 2022. Che cosa sta succedendo, secondo lei?
“Prima di tutto devo sottolineare l’appoggio ricevuto finora dal Comitato olimpico internazionale, che in questi anni ha sempre sostenuto la condanna totale dell’aggressione russa, tanto che la bandiera russa e le insegne russe sono sempre state proibite finora. Abbiamo visto solo 17 atleti russi a Parigi e 14 qui a Milano-Cortina, mentre a Tokio, per fare un esempio, erano più di 300. È stato un segnale molto importante per l’opinione pubblica mondiale e anche per la Russia, per far capire alla sua gente che stanno commettendo un crimine, che non è una cosa da Paese normale e da società civile ciò che stanno facendo. Adesso, però, vediamo alcuni cambiamenti. Sappiamo che la Russia ha una grande esperienze nei giochi politici sotterranei, un gran numero di “ambasciatori” negli ambienti dello sport mondiale e un sacco di risorse, quindi una grande influenza. Anche, ovviamente, nelle istituzioni dello sport. Si sono dedicati a questo per decenni e di conseguenza hanno accumulato un certo potere. E applicano anche metodi che non voglio nominare perché non ho prove certe, anche se sempre più spesso ci si chiede il perché di certe decisioni e quale sia la trasparenza di certe procedure.
Ma noi continuiamo a ricordare ai leader dello sport mondiale che non è cambiato nulla da quando condannarono l’aggressione russa, da quando misero al bando gli atleti russi o proibirono la bandiera russa alle competizioni. Anzi, la situazione è addirittura peggiorata: la Russia è diventata ancor più cinica e spietata, in questo inverno si sono dati a un aperto genocidio della popolazione civile nelle nostre città, bombardando le centrali elettriche e quelle termiche con le temperature a meno 20 per far gelare le nostre donne e i nostri bambini, per ottenere così quello che non riescono a ottenere sul campo di battaglia. Più di 1.500 condomini, solo a Kiev, sono privi di corrente elettrica e riscaldamento nel pieno dell’inverno. Che cos’è, questo, se non un genocidio? E quindi è un momento strano, questo, per ammorbidire le politiche nei confronti della Russia. Semmai questo è un momento decisivo per arrivare a un cessate il fuoco, quindi dobbiamo mantenere la pressione affinché i russi siedano al tavolo delle trattative. E i leader dello sport mondiale devono capirlo: anche loro hanno una responsabilità in tutto questo”.
Lei segue anche le politiche giovanili. Che generazione sta crescendo in questi anni di guerra?
“Una generazione più concreta e concentrata, una generazione che ha visto quale sia il prezzo di valori come l’indipendenza e la sovranità. Sono concetti di cui si parla spesso e altrettanto spesso sembrano solo teoria. Ma quando si arriva a combattere per affermarli le cose cambiamo, e molto. Questa è una generazione che ora ha ben presente il significato di democrazia e l’importanza di un futuro in comune con l’Europa”.
Lo chiedo non al ministro ma al cittadino: crede alla possibilità della pace?
“Certo che ci credo. Abbiamo bisogno di crederci. In una guerra ogni singolo giorno devi fare tutto ciò che puoi per rendere la pace più vicina. Noi speriamo che con questo negoziato, e con l’aiuto dei nostri alleati in Europa e negli Usa, si arrivi a spingere la Russia a fermare questo crimine”.
Pensa che sia vicina?
“Lo spero. Per anni ne abbiamo sentito parlare e quindi ora tendiamo a ridimensionare certi proclami. Ma la nostra speranza in una vera pace resta salda”.
Immaginiamo che la pace arrivi domani. Come ministro, qual è la prima cosa che vorrebbe fare?
“Vorrei fare i passi utili per riunire la società intera, e in particolare i giovani, intorno all’idea di ricostruire l’Ucraina. Speriamo che i nostri partner ci aiutino perché siamo davvero convinti che l’Ucraina possa essere il Paese del futuro. Di opportunità per i giovani e per le grandi aziende di investire con profitto. Sono convinto che l’Ucraina avrà un brillante futuro e quindi sarà necessario radunare tutte le forze intellettuali e materiali intorno a questa idea. E soprattutto dobbiamo dare ai giovani il senso di questa prospettiva, e fargliela sentire possibile, anzi vicina”.
Anche attraverso lo sport…
“Certo. Perché lo sport è il primo luogo dove i giovani entrano in contatto con la società attraverso gli amici, i colleghi e gli allenatori, dove imparano a socializzare e a fare squadra, dove cominciano a darsi degli obiettivi e a cercare risultati. Dove sviluppano le qualità che servono loro anche nella vita di ogni giorno”.
Fulvio Scaglione
