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Il direttore del programma nucleare iraniano e membro delle Guardie della rivoluzione islamica, Mohsen Fakhrizadeh-Mahabadi, è stato ucciso nella provincia di Damavand, presso Teheran, durante uno scontro a fuoco.

L’uomo dietro il programma nucleare

La notizia è stata prima ripotata dalle agenzie ufficiali dell’Iran, che hanno riferito di una sparatoria, di ignoti assalitori e del ricovero d’urgenza in ospedale. Poi è stata confermata dalle autorità iraniane, con il comandante in capo dei pasdaran, Hossein Salami, che ha scritto su Twitter della morte di Fakhrizadeh parlando dell’assassinio di “scienziati nucleari”, quindi al plurale, compiuto “per impedire all’Iran di ottenere accesso alla scienza moderna”. Linea condivisa anche dal ministero della Difesa della Repubblica islamica. In un comunicato diramato attraverso il sito internet del dicastero, la Difesa iraniana parla di “terroristi” che hanno attaccato il veicolo su cui viaggiava il fisico con la scorta. Il ministero parla, con enfasi ma anche con un preciso significato politico, di “martirio“.

Fakhrizadeh era considerato da tutti come il grande architetto dietro il programma nucleare iraniano. Era lui ad aver guidato il piano segreto Amad (Speranza in lingua persiana), che per Teheran era un programma pacifico di sviluppo energetico mentre per Israele e molte intelligence occidentali era un programma a scopo bellico. L’Aiea ha sempre ricordato che il programma Amad si era concluso a inizio degli Anni Duemila. Ma queste spiegazioni non avevano mai trovato grande accoglienza in Israele, tanto che i vari governi guidati da Benjamin Netanyahu hanno sempre avuto il fisico iraniano come uno dei principali obiettivi della propria black list.

“Ricordate questo nome, Fakhrizadeh”

Una lista nera che adesso torna alla mente di molti, specie in Iran, che puntano proprio su un presunto coinvolgimento del Mossad. Coinvolgimento chiaramente non confermato, mentre Israele tace di fronte alle accuse e quel “ricordate questo nome, Fakhrizadeh” pronunciato dal premier israeliano che si appare, oggi, come un sinistro presagio di morte.

La frase venne pronunciata dal primo ministro israeliano quando egli stesso mostrò davanti al mondo che il Mossad era riuscito a introdursi in uno dei più importanti depositi della capitale iraniana accedendo all’archivio del programma nucleare. Un archivio che avrebbe rivelato, secondo Netanyahu e la sua intelligence, che le accuse mosse da Israele e dagli Stati Uniti sul programma nucleare iraniano erano valide: quel piano c’era ad aveva uno scopo bellico, coperto per evitare che l’Agenzia atomica potesse condannare il Paese. Sempre secondo Netanyahu, Amad aveva lo scopo di produrre armi nucleari per diventare inattaccabile o per colpire i suoi nemici in Medio Oriente.

C’è Israele dietro questa morte? Impossibile in questo momento avere alcun tipo di informazione o di certezza. Quello che è certo, è che Israele non ha mai voluto smentire completamente le proprie operazioni segrete per colpire, anche fisicamente e mortalmente, i suoi nemici. Un tipo di politica che serve anche da propaganda: non smentire mai le azioni di cui viene accusato lascia a Israele una sorta di fama sinistra che terrorizza i suoi avversari. Molte uccisioni illustri dei vertici militari e scientifici di Teheran vengono fatte risalire proprio all’azione degli agenti segreti dello Stato ebraico. Anche per le accuse rivolte dagli stessi iraniani, che molte volte per politica interna hanno sfruttato queste uccisioni per accusare il nemico di sempre scatenando escalation. Una guerra senza esclusione di colpi che va avanti da diversi anni.

La lista nera

La morte di Fakhrizadeh rientra quindi in una lunga lista di morti sospette che hanno coinvolto proprio il programma nucleare della Repubblica islamica iraniana. Nel gennaio 2010, a morire fu Massoud Ali Mohammadi, professore di fisica delle particelle a Teheran, morto per le conseguenza dell’esplosione di una motocicletta nei pressi della sua abitazione. Il dito venne subito puntato su Israele e Stati Uniti, accusati, pochi mesi prima, di aver rapito Shahram Amiri, scienziato nucleare scomparso nel maggio 2009. A novembre del 2010, venne ucciso un altro scienziato, Majid Shahriari. A novembre del 2011, invece, in un’esplosione di un deposito di armi appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione, venne ucciso – tra quasi 40 vittime – il generale Hassan Moghadam, responsabile di programmi di armamento per i Pasdaran. Una serie di morti senza traccia della mano che li ha colpiti. Così come delle esplosioni che questa estate hanno provocato incendi e misteriose esplosioni nei diversi siti del programma nucleare iraniano, in disuso o ancora utilizzati.

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