Nelle ultime settimane si sono susseguite le voci su una corrotta interferenza del governo russo nelle elezioni americane. Nella fattispecie, oltre ai famigerati attacchi hacker che secondo il Senato americano sarebbero stati commissionati direttamente dal Cremlino, la battaglia si sarebbe spostata sul piano dei canali mediatici, social network inclusi.
RT e Sputnik, due tra i principali media outlet russi diffusi anche e soprattutto in Occidente (la versione russa di entrambi i mezzi ha una rilevanza piuttosto marginale), sono stati accusati dal Senato americano e dai colossi digitali della Silicon Valley di aver utilizzato metodi di interferenza illegali per la promozione di particolari contenuti sulle elezioni americane del novembre 2016, tramite l’utilizzo di bot e le famose fake news. Twitter, in particolare, ha pubblicato un report intitolato “Russian Interference in 2016 US Election, Bots, & Misinformation” nel quale il popolare social network riferisce di aver trasmesso alla commissione di inchiesta nominata dal governo statunitense i dati sugli investimenti pubblicitari operati dal canale russo, direttamente collegato al Cremlino, per la diffusione dei contenuti pubblicati dai tre account Twitter gestiti da RT, ovvero @RT_com, @RT_America e @ActualidadRT. Il primo account fa riferimento al canale in lingua inglese internazionale (una sorta di BBC), il secondo fa riferimento ad un canale in lingua inglese esclusivamente dedicato al pubblico statunitense, mentre il terzo propone contenuti in lingua spagnola.
Nel documento pubblicato il 28 settembre dal colosso dei cinguettii, si fa riferimento ad una spesa di 274mila dollari effettuata da RT per tutto il 2016, che secondo gli stessi amministratori del social network, sarebbero serviti per la promozione di 1823 tweets prodotti e pubblicati dai tre account summenzionati, che avrebbero presentato contenuti mirati a disinformare gli elettori statunitensi in vista delle elezioni presidenziali dell’8 novembre 2016.
I vertici di RT, vista anche l’imminenza delle testimonianze di alcuni rappresentanti di Twitter, Google e Facebook, in audizione alla preposta commissione di inchiesta in data 1 novembre, hanno deciso di pubblicare un resoconto dei rapporti contrattuali tra la rete russa e il social network. In un articolo pubblicato in data 31 ottobre, infatti, si legge di un incontro voluto e organizzato da Twitter, e avvenuto nell’aprile 2016, per discutere di un piano pubblicitario per la copertura mediatica delle elezioni presidenziali statunitensi.
Il canale russo ha pubblicato alcuni estratti della proposta avanzata da Twitter, con dei riferimenti mirati alla consultazione elettorale, invitandoli a “prendere la sua posizione”. La proposta, ovviamente, prevedeva un ritorno di immagine proporzionale ai soldi spesi, nonché la possibilità di raggiungere un numero sempre crescente di elettori, includendo la fornitura di dati circa le reazioni dei vari users verso i tre principali candidati dell’epoca, ovvero Bernie Sanders, Hillary Clinton e Donald Trump.
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In tale occasione, al fine di convincere RT ad accettare l’offerta, Twitter ha messo sul piatto una serie di bonus, come il rilascio di alcune versioni beta personalizzate per canali quali PeriscopeTv, TweetDeck e Moments, tutti facenti parte del gruppo Twitter Inc., una serie di emoji e video personalizzati, nonché la possibilità di creare degli hashtag personalizzati che potessero risaltare nel calderone dei messaggi brevi, un team di esperti che potesse curarne la cura delle strategia di pubblicazione e la possibilità di usufruire di programmi di ricerca delle informazioni approntati ad hoc attraverso il data acquisition di società specializzate.
RT riferisce, tuttavia, di aver rifiutato l’offerta proposta perché eccessivamente onerosa in termini economici, aggiungendo inoltre che, risultando insoddisfatta dei risultati raggiunti dagli investimenti pubblicitari effettuati nel 2016, l’anno successivo ha optato per una riduzione del budget destinato alla pubblicità su Twitter, respingendo anche le accuse sulle presunte violazioni delle policy del social network.
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