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L’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Donald Trump del 6 gennaio 2021 rimane una ferita profonda nella democrazia americana e verso il cuore delle sue istituzioni. La giustizia Usa ha reagito con una estrema fermezza a quell’evento: almeno 1.003 persone, spiega l’ex corrispondente del New York Times Chris Hedges, sono state arrestate e accusate finora per aver partecipato agli eventi del 6 gennaio, mentre sono 476 quelle dichiarate colpevoli, in quella che è la più grande indagine penale nella storia degli Stati Uniti, secondo l’analisi di Business Insider.

Le accuse e le condanne variano: si passa dalle multe per i reati minori alla libertà vigilata o addirittura al carcere per quelli più gravi. Circa 220 persone “sono state condannate a periodi di reclusione” mentre altri 100 imputati “condannati a un periodo di detenzione domiciliare”, secondo l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti a Washington. Sei manifestanti sono stati inoltre condannati per l’accusa di “cospirazione sediziosa“: sono stati accusati di essersi opposti “al legittimo trasferimento del potere presidenziale con la forza” impedendo o ritardando la certificazione del voto elettorale.

Assalto a Capitol Hill: un linciaggio giudiziario?

In alcuni casi, questa “fermezza” della giustizia americana sembra davvero eccessiva, come nel caso di Richard Barnett, fotografato nell’ufficio di Nancy Pelosi. Rischia fino a 47 anni di carcere. Eppure, nota sempre Hedges, i manifestanti del 6 gennaio non sono stati i primi ad occupare gli uffici del Congresso, compreso l’ufficio di Pelosi. Giovani attivisti ambientali del Sunrise Movement, di Code Pink e persino membri dello staff del Congresso si sono impegnati in numerose occupazioni degli uffici del Campidoglio.

“Cosa accadrà a gruppi come Code Pink se occuperanno cariche congressuali con i repubblicani al controllo della Casa Bianca, del Congresso e dei tribunali? Saranno trattenuti per anni in custodia cautelare? Saranno condannati a lunghe pene detentive sulla base di dubbie interpretazioni della legge? Saranno considerati terroristi domestici? Le proteste e la disobbedienza civile diventeranno impossibili?” osserva Hedges, che nel 2002 ha fatto parte del team di giornalisti del New York Times insigniti del Premio Pulitzer.

“C’è poco che mi unisce a coloro che hanno occupato il Campidoglio il 6 gennaio. La loro visione dell’America, del nazionalismo cristiano, della supremazia bianca, del cieco sostegno a Trump e dell’adozione di teorie del complotto reazionarie e prive di fatti lascia un abisso molto ampio tra le loro credenze e le mie. Ma questo non significa che sostengo il linciaggio giudiziario contro molti di coloro che hanno partecipato agli eventi del 6 gennaio, un linciaggio che prevede anni di custodia cautelare e carcere per reati minori”, aggiunge.

Le immagini di Tucker Carlson dividono l’America

Stanno facendo molto discutere negli Stati Uniti le immagini diffuse da Tucker Carlson, il noto volto televisivo di Fox News, il quale ha diffuso una prima serie di filmati inediti riguardanti le concitate ore dell’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump. Nel filmato più significativo, si possono osservare i sostenitori dell’ex presidente visitare in maniera pacifica e tranquilla il Campidoglio. Questi filmati, ha notato il giornalista, sono stati oscurati dalle immagini del violento attacco al cuore del potere Usa, che molti a Washington hanno paragonato all’11 settembre e all’attacco a Pearl Harbor. Ma il filmato più interessante – e per certi versi clamoroso – riguarda Jacob Chansley, noto anche come Jake Angeli, lo “sciamano del movimento QAnon”, uno dei leader dell’assalto al Congresso. Condannato a 3 anni e 5 mesi di carcere nel novembre 2021, Chansley nel video viene tranquillamente scortato dagli agenzi di polizia all’interno dell’edificio. Un altro clip è incentrato sull’agente di polizia Brian Sicknick, che secondo la ricostruzione ufficiale venne attaccato dalla folla e colpito alla testa con un estintore. Nelle immagini si ved Sicknick camminare normalmente mentre scorta i sostenitori di Trump fuori dall’edificio indossando un casco di protezione.

Come ha spiegato il giornalista Glenn Greenwald, Sicknick “è stato utilizzato ripetutamente come arma per rappresentare la folla pro-Trump non solo violenta ma barbara e omicida perché se Sicknick non è stato assassinato da loro, allora nessuno lo è stato”. Nell’aprile 2021, il medico legale della capitale ha acclarato che Sicknick è morto a causa di due ictus che ha subito la notte della rivolta del Campidoglio ed è morto il giorno successivo. Ha attribuito la morte dell’ufficiale a “cause naturali”. Non c’era alcuna indicazione che Sicknick fosse stato picchiato con un estintore come invece avevano sostenuto il New York Times e altre testate vicine ai dem.

I dubbi sui filmati

Questa presentazione dei fatti da parte di Carlson è stata largamente contestata dai giornali liberal. L’affermazione del giornalista di Fox News secondo cui la polizia del Campidoglio fungeva da “guida turistica” per Jacob Chansley, è “oltraggiosa e falsa”, ha sottolineato il capo della polizia del Campidoglio Tom Manger in una nota citata in un articolo di “debuking” pubblicato sul Washington Post. Manger sostiene che la polizia del Campidoglio era in “grave inferiorità numerica il 6 gennaio” e che “quegli ufficiali hanno fatto del loro meglio per usare tattiche di riduzione dell’escalation per cercare di convincere i rivoltosi a convincersi a vicenda a lasciare l’edificio”.

Come già spiegato, alcuni dei video trasmessi da Carlson mostrano Chansley, lo “sciamano di QAnon”, accompagnato da diversi agenti della polizia del Campidoglio dentro l’edificio, durante la rivolta. Uno degli ufficiali è stato precedentemente presentato in un documentario della Hbo del 2021, Four Hours at the Capitol, dove spiegò che “che non c’era molto che potessimo fare, quindi mi sono preso la responsabilità di cercare di parlare con loro”.

Ma si tratta di una “smentita” che non smentisce nulla. Se la polizia non ha effettivamente cercato di impedire a Chansley di entrare nelle stanze del Campidoglio e del Senato perché si sentiva in inferiorità numerica e stava cercando di impedire uno scontro, questo non smentisce affatto quanto si vede dai filmati mostrati da Tucker Carlson. “Se in effetti stava commettendo un crimine così grave, perché gli agenti che erano in piedi proprio accanto a lui non lo hanno arrestato?”, ha osservato l’anchorman di Fox News, ponendo un quesito che rimane aperto e a cui sembra non saper rispondere con un’argomentazione sensata.

Il problema rispetto a Carlson rimane semmai riferito all’affermazione dello stesso conduttore secondo cui “in retrospettiva, è chiaro che le elezioni del 2020 sono state un grave tradimento della democrazia americana. Dati i fatti emersi da allora su quell’elezione, nessuna persona onesta può negarlo”, sposando così in maniera un po’ forse volutamente ambigua la retorica dell’ex presidente Trump sui brogli elettorali. Eppure, i messaggi interni alla redazione di Fox News diffusi nell’ambito della causa intentata da Dominion nei confronti dell’emittente svelano come i giornalisti della tv filo-Gop fossero molto scettici circa le affermazioni e le teorie di Trump. Carlson disse addirittura di odiare Trump “appassionatamente”. Eppure bisognava in qualche modo supportare la teoria delle “elezioni rubate” per non perdere una larga fetta di pubblico fedele all’ex presidente.

Il possibile coinvolgimento del Bureau nei fatti di Capitol Hill

Il 6 gennaio 2021 rappresenta, ancora oggi, un puzzle con alcuni pezzi mancanti. Il dubbio è che l’Fbi abbia contribuito a far agire indisturbati i gruppi suprematisti e dell’estrema destra, con i quali peraltro l’ufficio federale era in stretto contatto. Lo stesso New York Times, infatti, ha riconosciuto che il Bureau stava comunicando direttamente con uno dei suoi informatori presenti al Campidoglio, un membro dei Proud Boys, mentre si svolgeva l’insurrezione, il che significa che “le forze dell’ordine federali avevano una panoramica maggiore di ciò che stava accadendo al Campidoglio di quanto si conoscesse in precedenza”. Lo stessa Fbi aveva “trovato scarse prove che l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti” fosse “il risultato di un complotto organizzato per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali”.

Jacob Anthony Angeli Chansley, lo “sciamano di QAnon”. Foto: EPA/Jim Lo Scalzo

Scontro sul bilancio dei morti

Capitol Hill rimane dunque un’insurrezione violenta, ingiustificabile, ma non certo un “golpe”, come qualcuno l’ha spacciata. Gestita in maniera disordinata dalle forze dell’ordine, su cui pesa sicuramente la responsabilità politica e morale dell’ex presidente Trump e forse anche giudiziaria, ma che presenta ancora alcune ombre e interrogativi difficile da appurare in un dibattito così polarizzato. A distanza di due anni, ad esempio, non esiste nemmeno una visione comune su quanti furono effettivamente i morti provocati dalla rivolta del Campidoglio.

In un tweet del 24 ottobre 2021, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha definito la rivolta del Campidoglio del 6 gennaio “un attacco terroristico“, che ha provocato “quasi 10 morti”. Aoc Ha chiesto che “qualsiasi membro del Congresso che ha contribuito a tramare” fosse “espulso”. Il giornalista Glenn Greenwald ha replicato sottolineando che la tesi della deputata “è estremamente ingannevole. Quattro persone sono morte il 1/6 2021: tutti sostenitori di Trump”. Ocasio-Cortez include nel conteggio i funzionari delle forze dell’ordine che hanno partecipato al Campidoglio quel giorno e si sono suicidati nei giorni e nei mesi successivi. I morti accertati quel giorno tuttavia rimangono 4, e sono tutti sostenitori dell’ex presidente: Ashli ​​Babbitt, Kevin Greenson, Rosanne Boyland, Benjamin Philips. Una delle poche amare certezze in una guerra di propaganda da ambo le parti da cui è difficile districarsi.

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