Tutto quello che c’è da sapere sul processo contro Netanyahu

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Domenica 24 maggio ha avuto inizio il processo contro Benjamin Netanyahu, ritornato solo alcuni giorni prima a ricoprire la carica di primo ministro di Israele grazie al Governo di unità creato con l’ex generale (nonché ex rivale) Benny Gantz.

Netanyahu, il primo premier della storia israeliana a governare nonostante un processo in corso, ha più volte rigettato le accuse a suo carico additando la mossa giudiziaria come l’ennesimo tentativo di screditarlo e privarlo del suo potere politico. Un’accusa che ha ribadito anche all’inizio della prima udienza, durata circa un’ora. Secondo quanto riferito dai media, per la seconda si dovrà aspettare fino al 19 luglio sulla base delle richieste presentate dalla difesa dell’attuale premier. Ma quali sono le accuse contro Netanyahu? E cosa significa questo processo per il Paese?

Come si è arrivati fin qui

Le indagini di polizia contro il primo ministro in carica sono iniziate circa quattro anni fa, ma le forze dell’ordine hanno raccolto sufficienti prove per poter dar via a un processo sono nel 2018. Esattamente un anno dopo, nel febbraio 2019, arriva la notizia che il Procuratore generale Avichai Mandelblit ha chiesto l’avvio di un processo contro Netanyahu: le accuse sono frode, corruzione e abuso di fiducia. Intanto il leader del Likud prosegue con la campagna elettorale per le votazioni di aprile, che si concluderanno con un testa a testa tra Netanyahu e Gantz e che daranno il via allo stallo politico durato fino a poche settimane fa. A novembre 2019 il Procuratore generale annuncia l’avvio ufficiale del processo, complicando ulteriormente il quadro politico israeliano: a settembre il Paese era tornato ancora una volta alle urne, ma i risultati non avevano permesso la creazione di un Governo. A gennaio del 2020, Netanyahu annuncia di voler chiedere alla Knesset (il Parlamento israeliano) di garantirgli l’immunità, ma poco dopo cambia idea e decide di affrontare il processo avendo capito che i parlamentari non avrebbero sostenuto la sua proposta.

Arriviamo così alle elezioni di marzo 2020, le terze in un anno: anche in questo caso non emerge un vincitore e a maggio i due rivali – Netanyahu e Gantz – decidono di mettere fine allo stallo politico dando vita a un Governo di unità in cui entrambi serviranno come primi ministri per 18 mesi a testa. Quello stesso mese la Corte Suprema dichiara che l’accordo per il nuovo esecutivo rispetta le leggi fondamentali di Israele e che Netanyahu, pur essendo sotto processo, può guidare il Paese. Il 24 maggio ha inizio la prima udienza. Il procedimento giudiziario dovrebbe durare almeno un anno.

Le accuse

I casi aperti contro Netanyahu sono tre. Il Caso 1000 riguarda le accuse di frode e abuso di fiducia. Netanyahu avrebbe accettato dei regali da importanti imprenditori in cambio di alcuni favori.

Il Caso 2000 si concentra sempre su frode e abuso di fiducia, ma in questo caso il premier è accusato di aver offerto al giornale Yediot Ahronot una maggiore circolazione a discapito della concorrenza in cambio di una copertura a lui favorevole.

Nel Caso 4000 le accuse sono di frode, abuso di fiducia e corruzione e risalgono agli anni in cui Netanyahu ricopriva la carica di primo ministro e di ministro delle Comunicazioni. Il premier avrebbe fatto passare delle normative che avrebbero favorito il capo della compagnia di telecomunicazioni Bezeq, Shaul Elovitch, in cambio di una copertura favorevole sul sito di new Walla.

Che succede in caso di condanna

In caso di condanna per corruzione, Netanyahu potrebbe essere condannato a un massimo di 10 anni di prigione, mentre la pena potrebbe essere di massimo tre anni di carcere per frode e abuso di fiducia. Se il leader del Likud dovesse essere ritenuto colpevole di una delle tre accuse, potrebbe comunque continuare a ricoprire la carica di premier finché non si arriverà alla totale conclusione del processo. Se però la Corte dovesse ritenere i reati eventualmente commessi da Netanyahu come particolarmente gravi, potrebbe chiedere alla Knesset di votare per la sua rimozione: in questo caso almeno 61 parlamentari su 120 dovrebbero votare contro il leader del Likud.

Se Netanyahu dovesse essere condannato e costretto a lasciare la guida del Governo, in teoria il Paese tornerebbe al voto: Gantz infatti ha fin da subito affermato che senza Netanyahu il Governo attuale verrebbe sciolto, sulla base degli accordi presi dai due leader durante le trattative degli ultimi mesi.