Il dialogo tra Cina e Vaticano rappresenta un capitolo decisamente complesso delle moderne relazioni internazionali. Pechino e la Santa Sede, infatti, non intrattengono relazioni bilaterali formali dal 1951, ma sono impegnate da tempo in un dialogo bilaterale serrato. Il fatto che due attori diplomatici tanto importanti come la Cina e il Vaticano non intrattengano relazioni bilaterali, infatti, risulta paradossale allo stato attuale delle cose.

Il percorso di riavvicinamento tra Cina e Vaticano passa per lo scioglimento dei numerosi nodi che vincolano il loro rapporto: Pechino, in particolare, non accetta il fatto che la Santa Sede persegua nel suo riconoscimento di Taiwan e, al tempo stesso, chiede di avere voce in capitolo nella nomina di vescovi e altre figure gerarchiche istituzionali della Chiesa nazionale. In particolare, questa é la prassi operativa dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, non riconosciuta da Roma, ma che cerca negli ultimi anni di non prendere completamente le distanze dal cuore delle istituzioni episcopali ecumeniche.

Negli ultimi mesi, tra il governo di Xi Jinping e l’istituzione papale guidata da Jorge Mario Bergoglio si é intensificato un contatto continuo avviato nel corso del papato di Joseph Ratzinger, che ha portato a un miglioramento del clima delle relazioni tra Cina e Vaticano. Esse potrebbero arrivare, nei prossimi anni, a una normalizzazione definitiva a partire da azioni distensive concrete che, nelle ultime settimane, hanno interessato soprattutto la sfera culturale.

L’arte come strumento di dialogo tra Cina e Vaticano

Come riportato da Harriet Sherwood sul Guardianla Cina e la Santa Sede hanno raggiunto l’accordo per uno scambio congiunto di opere d’arte: i curatori dei Musei Vaticani selezioneranno 40 pezzi dell’ampia collezione di opere di origine cinese detenuta dalla Santa Sede da inviare a un’esposizione nella Città Proibita, che si svolgerà in contemporanea a un’analoga manifestazione all’Anima Mundi a Roma.

La diplomazia vaticana, che a partire dalla nomina del cardinale Parolin alla sua guida ha acquisito dinamismo e capacità di penetrazione, ha saputo sfruttare in diverse occasioni le opportunità informali segnate dagli importanti incontri culturali per sviluppare le strategie, e in questo caso le sue mosse sembrano essere condivise da Pechino, dato che Zhu Jiangcheng, Segretario Generale del potente China Culture Industrial Investment Fund, ha dichiarato all’Associated Press che lo storico evento “aprirà una nuova era negli scambi tra la Cina e la Santa Sede”.

I dialoghi tra Cina e Vaticano sulle questioni episcopali

Nel numero di Limes di febbraio 2017 Gianni Valente ha scritto che a partire dell’ascesa di Xi Jinping e papa Francesco la commissione bilaterale per la composizione delle contrapposizioni episcopali tra Roma e Pechino, istituita nel 2014, si é riunita almeno sei volte pubblicamente.

“La selezione e la nomina dei vescovi rimane il punto focale su cui per ora si concentrano le trattative sino-vaticane”, ha scritto Valente. L’accordo su cui si sta lavorando, che secondo indiscrezioni proprio nel mese di febbraio era a un passo dalla conclusione, è fondato sulla concessione al Vaticano dell’ultima parola sulla nomina dei vescovi, successiva a una procedura di accertamento dell’idoneità all’episcopato da parte dei potenziali candidati da parte dei rappresentanti delle diocesi e degli apparati politici dell’Impero di Mezzo.

La fiducia da parte degli interlocutori é sicuramente notevole: nella giornata del 4 dicembre il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino Geng Shuang ha dichiarato la volontà del governo di perseguire nel consolidamento del dialogo tra Cina e Vaticano, mentre al contempo Papa Francesco, come riportato da Charlotte Gao su The Diplomatnon fa mistero della sua volontà di visitare, prima della fine del suo pontificato, la Repubblica Popolare.

Il Vaticano nel mondo multipolare

Massimo Franco ha definito, in un suo interessante saggio, Cina e Stati Uniti come “imperi paralleli”. L’apertura, lenta ma inesorabile, tra Cina e Vaticano potrebbe aprire la strada a una dialettica di intensità paragonabile a quella che intercorre tra i palazzi d’Oltretevere e la Casa Bianca.

Negli ultimi anni, la diplomazia vaticana si é ritrovata perfettamente a suo agio nel sistema multipolare: dalla mediazione per il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba all’attuale impegno in Venezuela, passando per il consolidamento dei vincoli con la Russia e le manovre seguite al viaggio di Papa Francesco in Myanmar, la Chiesa Cattolica si é dimostrata un attore diplomatico di caratura planetaria.

Un completamento della distensione tra Cina e Vaticano coronerebbe questo percorso: la strada é sicuramente ancora lunga e tortuosa, ma l’impegno delle parti in causa per il conseguimento di un risultato positivo, che rappresenterebbe anche un indubbio successo d’immagine per le rispettive diplomazie, porta a ritenere che le recenti aperture non siano state certamente le ultime tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare.

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