L’attesa è finita. L’ex presidente Donald Trump si sta preparando alla sua terza corsa per la Casa Bianca, cercando di superare la cocente delusione per i risultati delle elezioni di midterm che hanno visto i suoi candidati uscire sconfitti dalle sfide decisive con i democratici, soprattutto al Senato (fatta eccezione per la vittoria di JD Vance in Ohio). Il magnate sperava di massimizzare i guadagni derivati da un’ipotetica straripante vittoria alle elezioni annunciando la sua candidatura subito dopo in maniera tale da sbaragliare eventuali avversi interni.

Il piano dell’ex presidente è fallito e ora deve fare i conti con un’opinione pubblica conservatrice (vedasi New York Post o alcuni opinionisti su Fox News) non più sicura di sostenere il tycoon nella sua ennesima scommessa. Anzi, da alcuni viene addirittura accusato di rappresentare un “peso” per il partito, che dovrebbe altresì puntare sul più giovane e rassicurante governatore della Florida Ron DeSantis.

La partita è apertissima, come confermano anche le parole del popolare governatore repubblicano Chris Sununu del New Hampshire, appena riconfermato, il quale ha sottolineato che un annuncio di Trump “non libera il campo” dalla sfida interna al partito. Vediamo dunque quali sono i potenziali rivali di Donald Trump.

Il governatore della Florida Ron DeSantis

Come ricorda Fox News, DeSantis, che all’età di 44 anni ha 32 anni meno di Trump, vinse la sua prima elezione da governatore (nel 2018) grazie a un importante aiuto dell’allora presidente. A quattro anni di distanza, l’ex pupillo del tycoon ha ottenuto una grandissima visibilità in tutta la nazione grazie alla sua gestione libertaria della pandemia e a una politica “anti-woke”. All’indomani delle elezioni di midterm che hanno visto il partito repubblicano trionfare in Florida espugnando anche le contee tradizionalmente dem come quella di Miami-Dade, per il 70% ispanica, il New York Post, il più antico giornale della nazione, titolava in prima pagina, pubblicando una foto di un trionfante Ron DeSantis: “DeFuture”, indicando chiaramente la direzione che, a detta della testata conservatrice, dovrebbe prendere il Gop.

Il governatore della Florida Ron DeSantis (Foto: Joe Burbank/Orlando Sentinel/TNS/ABACAPRESS.COM)

Un nuovo sondaggio nazionale dà al governatore della Florida un vantaggio di 7 punti sull’ex presidente in una potenziale sfida alle primarie del partito: è il primo sondaggio da febbraio 2016 a indicare un indebolimento del dominio sul Gop da parte di Donald Trump. Secondo il sondaggio di YouGov, il 42% dei repubblicani e degli indipendenti simpatizzanti preferisce DeSantis a Trump come candidato presidente, mentre il 35% degli intervistati ha indicato di preferire The Donald. Non accadeva dal febbraio 2016, quando Ted Cruz era in testa ai sondaggi con un vantaggio di circa 2 punti percentuali sul tycoon.

Benché siano accumunati dalla visione politica, i due non potrebbero essere più diversi nella vita privata. Come nota il Financial Times, si tratta di due opposti. Se Trump è caotico e governato dall’istinto e dall’intuizione, l’altro, De Santis, è un avvocato disciplinato che setaccia risme di dati e statistiche prima di fare un freddo calcolo. Una personalità politica più affidabile e meno imprevedibile del vulcanico ex presidente, quella di DeSantis, che sta convincendo molti repubblicani a puntare su di lui, finanziatori in testa.

L’ex vicepresidente Mike Pence

Il rapporto fra Donald Trump e il suo ex vicepresidente Mike Pence non è dei migliori, soprattutto dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Nel suo ultimo libro, “So Help Me God”, l’ ex vicepresidente rivendica i successi ottenuti durante l’amministrazione Trump-Pence, ma non risparmia critiche nei confronti dell’ex inquilino della Casa Bianca. “Le parole del presidente pronunciate il 6 gennaio 2021 – ha detto in una recente intervista ad Abc News – sono state avventate, così come le sue azioni. Le parole del presidente quel giorno alla manifestazione hanno messo in pericolo me, la mia famiglia e tutti al Campidoglio”.

L’ex vice presidente Mike Pence (Foto: Grace Hollars/IndyStar/USA Today Network/Sipa USA)

Le recenti mosse dell’ex governatore dell’Indiana fanno presagire a una sua discesa in campo, a cominciare dalla pubblicazione dell’ultimo libro. Inoltre, durante la recente campagna elettorale per le midterm, Pence ha fatto tappa in Iowa, New Hampshire, Carolina del Sud e Nevada per sostenere i candidati del Gop. Pence so è autodefinito un “cristiano, conservatore, e repubblicano, precisamente in quest’ordine”. Viene da una famiglia irlandese e cattolica, che votava democratico. Ha frequentato la chiesa evangelica dei cristiani rinati negli anni Novanta, salvo poi tornare ad “esplorare le proprie radici cattoliche”, dopo un incontro con papa Francesco. Figura austera e non particolarmente carismatica, Pence può tuttavia contare sul sostegno dei conservatori e dei cristiani più fedeli e praticanti.

Il senatore afroamericano Tim Scott

Il senatore Tim Scott, unico afroamericano del Gop al Senato, ha ottenuto una larghissima vittoria nelle recenti elezioni di midterm nella Carolina del Sud sconfiggendo il suo avversario di 26 punti, seppur in uno stato nel quale non c’è mai stata veramente partita. Stella nascente del partito, ha attirato importanti finanziatori.

Il senatore del Sud Carolina Tim Scott,(Foto: EPA/Tom Williams / POOL)

Durante i festeggiamenti, nota il Washington Post, ha fatto trapelare la sua intenzione di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti parlando di suo nonno, che votò Barack Obama. “Vorrei che fosse vissuto abbastanza a lungo da vedere forse un altro uomo di colore eletto presidente degli Stati Uniti”, ha detto Scott. “Ma questa volta sarà un repubblicano”. Scott potrebbe infatti pescare in quell’elettorato – soprattutto tra gli afroamericani – che difficilmente voterebbe Donald Trump o Ron DeSantis.

Il Governatore della Virginia Glenn Youngkin

Il governatore della Virginia Glenn Youngkin ha sostenuto i repubblicani in tutta la nazione in occasione della recente campagna elettorale e non è esclusa una sua possibile corsa alla Casa Bianca. Nel novembre dello scorso anno, ha ottenuto un’importantissima vittoria sconfiggendo l’ex governatore democratico Terry McAuliffe alle elezioni governative della Virginia. Donald Trump, come nel caso di Ron DeSantis, lo vede come un potenziale rivale, ed è per questo motivo che nei giorni scorsi lo ha volutamente punzecchiato, lanciandogli un chiaro avvertimento. “Young Kin (ora questa è una versione interessante. Suona cinese, vero?) in Virginia non avrebbe potuto vincere senza di me”, ha scritto Trump su Truth Social, la piattaforma social media che ha contribuito a fondare.

Il governatore della Virginia Glenn Youngkin (Foto: EPA/ERIK S. LESSER)

“L’ho approvato, ho fatto un grande Trump Rally per lui, ho convinto MAGA a votare per lui – o non avrebbe potuto avvicinarsi alla vittoria”. Imprenditore di successo, 55 anni, prima di entrare in politica ha lavorato 25 anni presso la società di private equity Carlyle Group, diventandone in seguito anche Ceo. Trump è irritato dalle dichiarazioni del vice di Youngkin, Winsome Earle-Sears, il quale ha annunciato di non voler sostenere Donald Trump nel 2024.

L’ex segretario di Stato Mike Pompeo

Anche Mike Pompeo è tra i papabili candidati alla presidenza degli Stati Uniti, ipotesi che l’esponente italo-americano del Gop peraltro non ha mai smentito. “Se deciderò di entrare in corsa e candidarmi alla presidenza, non posso rispondere ora”, ha recentemente dichiarato a Fox News l’ex ufficiale dell’esercito di stanza in Germania durante la Guerra Fredda, successivamente eletto al Congresso dal Kansas prima di diventare direttore della CIA e poi Segretario di Stato durante l’amministrazione Trump.

L’ex segretario di Stato Mike Pompeo (Foto: EPA/CJ GUNTHER)

Pompeo ha recentemente criticato – in maniera non troppo velata – l’ex presidente, affermando che i conservatori dovrebbero smetterla di “inveire sui social”. Nei mesi scorsi Pompeo ha affermato che che prenderà una decisione circa la sua candidatura entro la primavera, indipendentemente dal fatto che anche Donald Trump si candidi. Conclusa l’esperienza nell’amministrazione Trump, Pompeo ha scritto un libro, “Never Give an Inch: Fighting for the America I Love”, e ha anche lavorato sulla sua forma fisica, spiegando di aver perso più di 40 chili.

Gli altri repubblicani che potrebbero ostacolare Trump

Oltre all’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, altra papabile candidata alle primarie del Gop che ha scaricato Trump dopo la rivolta di Capitol Hill, sono due le figure importanti nel partito che potrebbero ostacolare la nomination di Donald Trump. Si tratta dell’attuale leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, e dell’influente senatore Lindsey Graham. Trump ha accusato il primo di essere responsabile del fallimento elettorale delle elezioni di medio-termine.

Il senatore del Sud Carolina Lindsey Graham
(Foto: EPA/Greg Nash / POOL)
L’ex ambasciatrice Nikki Haley
(Foto: EPA/ERIK S. LESSER)

“È colpa di Mitch McConnell, spendere soldi per sconfiggere i grandi candidati repubblicani invece di sostenere Blake Masters e altri è stato un grosso errore”, ha scritto il tycoon nel suo profilo Truth Social. Per quanto riguarda Graham, invece, è stato fino ad oggi un importante consigliere del tycoon, ma potrebbe non esitare a scaricare il magnate qualora il vento repubblicano soffiasse in una direzione diversa. Segnali giunti, dopo le elezioni di midterm, dallo stesso Graham che, al dispetto della retorica trumpiana trionfalistica delle prime ore, ha subito ammesso che la “red wave” non c’è stata.