La questione dei rapporti tra il regime di Nicolas Maduro e il Movimento 5 Stelle rischia di ampliarsi, al di là della faccenda sulla presunta valigetta con i 3,5 milioni di euro inviata nel 2010 dall’esecutivo venezuelano al partito fondato da Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio, tramite mediazione del consolato di Caracas a Milano, faccenda sulla quale spetterà agli inquirenti fare chiarezza.

Stanno infatti emergendo tutta una serie di elementi che mostrano dei legami piuttosto evidenti tra governo venezuelano e grillini. Del resto questi ultimi non hanno mai nascosto il sostegno nei confronti di un sistema sempre più compromesso a livello internazionale, definito da Stati Uniti, Colombia ed esuli venezuelani un “narco-Stato” ed incastrato in consolidate relazioni con Iran, Hezbollah e Farc.

A questo punto è bene fare un po’ di chiarezza, sia sui personaggi venezuelani coinvolti nella faccenda della presunta “valigetta” inviata al M5S ma anche su altri esponenti dell’entourage di Maduro con i quali i grillini hanno intrattenuto rapporti.

I personaggi del “valigetta-gate”

Secondo la ricostruzione del giornale spagnolo Abc, i 3,5 milioni sarebbero stati autorizzati nel 2010 dall’allora ministro degli Esteri, Nicolas Maduro, durante la presidenza Chavez e prelevati dai fondi riservati amministrati dall’allora ministro degli Interni Tarek el Aissami” (oggi ministro del Petrolio).

Il denaro sarebbe poi stato inserito all’interno di una valigetta diplomatica ed inviato al Console venezuelano a Milano, Gian Carlo Di Martino; è proprio nella sede diplomatica del capoluogo lombardo che un funzionario militare avrebbe trovato la valigetta, chiedendo poi informazioni all’allora capo della Direccion General de Contrainteligencia Militar-Dgcim (l’intelligence militare), Hugo Armando Carvajal Barrios.

Al funzionario sarebbero state date istruzioni per lasciar stare la faccenda che sarebbe altrimenti potuta diventare un problema diplomatico tra Italia e Venezuela. La faccenda sarebbe stata registrata in un documento pubblicato dalla Abc che ne assicura l’autenticità, mentre il M5S lo indica come un falso.

Infografica di Alberto Bellotto

Uno dei personaggi chiave della vicenda sembra essere proprio Hugo Carvajal, alto ufficiale dell’esercito venezuelano e direttore del Dgcim dal luglio del 2004 al dicembre del 2011 e dall’aprile del 2013 al gennaio del 2014, una posizione certamente di grande rilievo e influenza. Va tra l’altro evidenziato che nel 2012, nella breve parentesi tra i due mandati, Carvajal venne nominato vice-ministro del Sistema Integrado de Investigacion Penal, creando e dirigendo la Oficina Nacional contra la Delincuencia Organizada y Financiamento al Terrorismo.

Nell’aprile del 2013 però la presidenza venezuelana lo richiamò a dirigere il Dgcim fino al gennaio dell’anno successivo, quando si ritirò.

Accusato da Washington di traffico di armi e droga e di aver protetto in territorio venezuelano l’organizzazione terrorista colombiana di estrema sinistra Farc, Carvajal diventava strenuo oppositore di Maduro, lo accusava di essere responsabile della crisi umanitaria in Venezuela e riconosceva Juan Guaidò come legittimo capo di Stato.

Nell’aprile del 2019 Carvajal veniva arrestato in Spagna, ma sette mesi dopo faceva perdere le proprie tracce mentre la Giustizia spagnola era in fase di delibera sulla richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti. Non si può certo escludere che Carvajal stia collaborando con Washington e dati i ruoli da egli ricoperti, se così fosse, le grane per il regime di Maduro potrebbero essere soltanto all’inizio.

L’arresto di Naim Saab Moran

Lo scorso 13 giugno a Capo Verde veniva arrestato un altro uomo chiave del regime Maduro, l’imprenditore Alex Nain Saab Moran, accusato dagli Stati Uniti (assieme al suo socio Alvaro Pulido) di riciclaggio di denaro. L’uomo stava rientrando da un viaggio in Iran.

Un elemento interessante è emerso dall’attività di monitoraggio del Fbi e della Dea che ha rilevato movimenti degli aerei personali di Saab Moran anche in Italia, oltre che in Germania, Russia e Iran, come riportato anche da El Tiempo e InsightCrime. Il segretario del Tesoro americano, Steven Mnuchin, ha dichiarato che “Saab è coinvolto, assieme a uomini di Maduro, in una rete di corruzione su grande scala che ha sfruttato la popolazione affamata venezuelana utilizzando gli alimenti come forma di controllo sociale per compensare partiti politici e penalizzare gli oppositori”. Washington ha poi reso noto che Saab Moran, attraverso una rete di società fantasma, soci commerciali e membri della famiglia, ha riciclato centinaia di milioni di dollari.

La moglie di Saab Moran, la romana Camilla Fabbri, veniva accusata lo scorso anno di frode fiscale. La donna viveva tra Roma e Milano, ma pare che sia oggi rifugiata in Russia. Commessa con uno stipendio di 1800 euro al mese, è finita nel mirino del fisco perché aveva intestato a suo nome un appartamento da 5 milioni di euro in via Condotti e risulta indagata per un giro di riciclaggio internazionale che inizia proprio nel Venezuela di Maduro.

Un’eventuale collaborazione di Saad Moran con Washington potrebbe creare altri problemi al regime di Caracas in un momento in cui molti dei suoi ex fedelissimi sembrano cadere nella rete. È poi bene ricordare che lo scorso marzo si era consegnato alle autorità statunitensi anche Cliver Alcalà Cordones, ex alto ufficiale del regime, accusato da Washington di narcotraffico a favore del Cartel de los Soles e rapporti con le Farc.

I rapporti politici tra Movimento 5 Stelle e gli uomini di Maduro

È però utile tornare alle relazioni intrattenute dal Movimento 5 Stelle con gli uomini del regime di Maduro, perché come già illustrato dal giornalista e reporter di guerra Fausto Biloslavo: “se i grillini non hanno mai preso i soldi del Venezuela e il documento dell’intelligence che lo dimostrerebbe è falso, le foto e la realtà politica dei rapporti con il regime di Nicolas Maduro sono veri e autentici”.

Nel marzo del 2017 infatti i pentastellati Manlio Di Stefano (attuale sottosegretario agli Esteri), Vito Petrocelli (oggi a capo della Commissione Esteri) e Ornella Bertorotta venivano immortalati a Caracas, in occasione dell’anniversario della morte di Hugo Chavez, assieme a Raul Octavio Li Causi Perez, viceministro degli Esteri con delega per i Caraibi, ben posizionato all’interno dei meccanismo finanziari del regime, presidente della West Indies Oil Company Limited e del Banco de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, una banca chiaramente di stampo chavista.

Di Stefano veniva immortalato anche con Delcy Rodriguez, all’epoca ministro degli Esteri, nominata vicepresidente del Venezuela nel giugno del 2018 con delega politica ai servizi segreti (Sebin). Pochi mesi dopo, la Rodriguez veniva sanzionata da Canada, Messico, Colombia, Unione Europea e Svizzera mentre gli Stati Uniti la accusavano di corruzione. Nonostante ciò, lo scorso gennaio la Rodriguez riusciva ad incontrare in un’area passeggeri dell’aeroporto di Madrid il ministro dei Trasporti spagnolo, José Luis Ábalos, figura di spicco del Partito Socialista spagnolo. Commentando il fatto, Maduro disse che la Rodriguez aveva poi proseguito il viaggio verso altri Paesi per portare a termine interessi nazionali.

Biloslavo illustrava poi che a febbraio un gruppo di parlamentari del M5S tra cui Emilio Carelli, Alberto Airola e Gianluca Ferrara si erano fatti fotografare a Roma assieme al viceministro di Maduro per l’Europa, Yvan Gil, esponente che neanche la Farnesina voleva incontrare, suscitando così le ire dei grillini. Lo stesso Gil aveva dichiarato come “occorrono cambiamenti strutturali nei paesi capitalisti, che cerchiamo di favorire nonostante la complessità e la frammentazione esistente nei movimenti popolari in Europa”.

Intanto entra in scena anche Giovanni Favia, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna, che illustrava come nel 2010 fosse stato contattato via mail da diplomatici venezuelani: “Mi invitarono in ambasciata. Si dicevano nella mail interessati a conoscere e a prendere contatto con il movimento. Non mi era mai successo di essere avvicinato da una potenza straniera”.

Insomma, al di là della questione dei 3,5 milioni di euro (su cui è ancora tutto da appurare) non si può certo ignorare la simpatia del Movimento 5 Stelle per il regime di Caracas, una faccenda che rischia di diventare sempre più imbarazzante.

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