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Quando lo scorso 10 settembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha licenziato il suo consigliere di sicurezza nazionale John Bolton ci si è subito domandati chi sarebbe diventato il potenziale candidato a prendere il suo posto. Bolton, uno sfrontato “falco da guerra”, è presto diventato uno dei consiglieri più stretti di Trump su questioni di importanza vitale, tra cui l’Accordo sul Nucleare iraniano e i negoziati con Kim Jong-un e la Corea del Nord. La maggior parte dei nomi per questo suo potenziale successore rappresenterebbe comunque un taglio netto rispetto alla natura conflittuale di Bolton; uno scenario che potrebbe stabilizzare un’amministrazione ormai in perpetuo stato di scompiglio.

“Ci sono cinque persone molto interessate”, ha detto Trump alla stampa in seguito al licenziamento di Bolton, promettendo anche di prendere una decisione entro una settimana.

Se da un lato il presidente ha rifiutato di rivelare i nomi di quelle cinque persone, dall’altro Foreign Policy ha stilato una lista di 10 personaggi, molti dei quali già impiegati nella Casa Bianca di Trump. Il primo candidato di cui si parla è il Segretario di Stato Mike Pompeo. In quanto diplomatico per eccellenza in America, Pompeo ha indubbiamente accumulato l’esperienza necessaria per ricoprire la posizione. Prima di diventare Segretario di Stato, è stato direttore della Cia dalla prima settimana di ufficio di Trump. Girano voci secondo cui Pompeo potrebbe ricoprire entrambi i ruoli, anche solo ad interim, ma questa mansione rischierebbe di sovraccaricare un lavoro già impegnativo di per sé. L’idea che Pompeo abbandoni il proprio lavoro pare improbabile, stando alle sue recenti dichiarazioni al riguardo. Dopo aver tenuto un discorso nel proprio Stato di origine, ha risposto a varie domande confutando la possibilità della sua candidatura in senato, preferendo lavorare invece nel Dipartimento di Stato.

Trump potrebbe rivolgersi ad una persona con esperienza militare, come ha fatto con le precedenti nomine di Michael Flynn, Jim Mattis, H.R. McMaster e John Kelly. Tre personaggi che hanno raggiunto i ranghi alti delle forze armate sono Douglas MacGregor, Keith Kellogg e Jack Keane. Dal ritorno dall’esercito, MacGregor ha lavorato come analista di difesa; ha assunto un approccio creativo per “candidarsi” filmando molti segmenti per lo show di Fox News presentato da Tucker Carlson. Trump, avido fan di Fox News, ha sicuramente visto MacGregor in trasmissione, che a sua volta, in particolare, si è rivolto all’ego del presidente, suggerendo di avere programmi da portare avanti ma di essere stato fermato dai suoi consiglieri, per essere visto da Trump come l’uomo adatto per compiere la sua visione.

Kellogg è un altra valida alternativa, avendo lavorato nell’amministrazione da quando fu assicurato lo svolgimento delle elezioni. Kellogg ha servito il precedente consigliere di sicurezza nazionale, McMaster, e dopo l’arrivo di Bolton si è spostato per iniziare a lavorare per il vice presidente Mike Pence. Possiede l’esperienza militare e politica per essere una scelta facile. Anche Keane potrebbe venire scelto, in quanto pare sia stato considerato da Trump per la posizione di segretario per la difesa, non una, ma ben due volte. Tra i candidati pare sia quello con più influenza, dopo essere comparso su Fox News e avere a quanto pare convinto il presidente ad annullare un attacco aereo sull’Iran grazie ai propri interventi.

Anche Matthew Pottinger possiede esperienza nell’esercito, dopo aver servito i Marines ed essere diventato un ufficiale. Ha già un ruolo attivo nel team di sicurezza nazionale di Trump, gestendo la strategia di amministrazione dell’Asia, e in particolare della Cina. A quanto pare, dietro alle politiche commerciali di Trump verso Pechino vi sarebbe proprio Pottinger. Anche Rob Blair possiede esperienza in ambito di sicurezza nazionale, servendo da aiuto a Mick Mulvaney, il capo operativo del personale. Blair fu uno dei pochi a riuscire ad opporsi a Bolton e conservare così la propria posizione. La connessione con Mulvaney potrebbe aiutare la sua candidatura promuovendo qualcuno già dentro al giro.

Brian Hook, delegato speciale in Iran, potrebbe assumere il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale. In precedenza ha lavorato durante l’amministrazione di George W. Bush, dunque è stato a Washington più a lungo di alcuni dei suoi contendenti; ma siccome l’allerta per la situazione iraniana continua ad aumentare, Hook potrebbe risultare troppo importante per la posizione in questione. Inoltre, in quanto il delegato speciale per il Medio Oriente Jason Greenblatt pare allontanarsi dall’incarico, Hook sembra si stia occupando di alcune delle responsabilità di Greenblatt.

L’ambasciatore statunitense in Germania Richard Grenell si è fatto notare da Trump in seguito alla propria posizione risoluta sulla spesa tedesca verso la Nato e sulle relazioni commerciali tra Germania ed Iran. In particolare, Grenell è apertamente omosessuale, il che potrebbe renderlo l’unico membro del governo Trump ad esserlo. Stephen Biegun, un altro membro del personale di Trump con esperienza internazionale, potrebbe fare la propria mossa da delegato in Corea del Nord. Come Hook, anche Biegun ha lavorato per Bush ed è stato ampiamente elogiato per il proprio lavoro per il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Bush.

Infine, e forse si tratta del meno probabile, c’è Robert O’Brien, che al momento lavora per l’amministrazione come delegato presidenziale speciale per vicende di ostaggi. Il suo coinvolgimento recente più degno di nota è stato rappresentare il rapper americano A$AP Rocky presso il tribunale svedese in seguito ad accuse di assalto fisico. Gli studi giuridici di O’Brien e le sue collaborazioni minori con l’amministrazione lo rendono la scelta meno probabile tra i candidati descritti.

Trump è entusiasta di annunciare la sua scelta questa settimana, e dopo essersi scontrato con Bolton sceglierà probabilmente un candidato più incline ai propri desideri. Una persona con esperienza nell’esercito e collegamenti con l’amministrazione sarebbe decisamente l’opzione migliore, mentre la lista del presidente si fa sempre più corta.

Traduzione a cura di Stefano Carrera