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Chi è davvero Joseph Mifsud? Scomparso ufficialmente il 31 ottobre 2017, l’enigmatico docente maltese, l’uomo chiave del Russiagate che collaborava con la Link Campus, è sparito nel nulla. Troppi i misteri irrisolti che lo riguardano, quesiti ai quali le autorità non hanno mai risposto e non hanno voluto (ancora) rispondere. Era una spia russa come faceva intendere il rapporto Mueller? Un asset dell’intelligence occidentale, britannica o Italiana? Un professore con contatti di altissimo livello negli apparati statali e dell’intelligence dalla lingua biforcuta oppure un millantatore? Come ha fatto una delle persone più ricercate al mondo a sparire nel nulla? Perché nessuno lo cerca e le autorità italiane fanno finta di nulla? È morto? Oppure è vivo e qualcuno lo sta proteggendo da qualche parte?

Naturalmente, ci auguriamo che questa seconda ipotesi sia quella più vicina alla realtà. E in attesa che il Procuratore speciale John Durham completi le sue indagini e la sua controinchiesta sul Russiagate, cerchiamo di ripercorrere una vicenda ricca di quesiti irrisolti. La storia è nota: secondo la ricostruzione ufficiale, Joseph Mifsud affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Donald Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti. Tuttavia, secondo quanto poi emerso dai file declassificati, il professore ha raccontato agli investigatori del bureau di non essere mai stato a “conoscenza che la Russia fosse in possesso di e-mail dal Comitato Nazionale Democratico” e quindi di non aver mai formulato “offerte” o di “aver fornito qualsiasi tipo di informazione” a George Papadopoulos, ex advisor della Campagna di Donald Trump. I documenti affermavano che Mifsud e Papadopoulos nei loro incontri “hanno parlato di sicurezza informatica e hacking come un problema più ampio”.

Lo strano incontro alla Link Campus fra Mifsud e Papadopoulos

È il 12 marzo 2016 quando George Papadopoulos arriva a Roma, alla Link Campus. È proprio a Roma che Papadopoulos incontra il docente maltese Joseph Mifsud, l’uomo scomparso nel nulla che, secondo le autorità americane, rappresenta la chiave dell’intrigo. È lo stesso Papadopoulos a ricostruire il suo arrivo a Roma e il suo incontro con Mifsud nel suo libro Deep State Targe. “Il 12 marzo 206, arrivai alla Link Campus con un gruppo di colleghi della London Centre of International Law Practice, tra cui Donald Lewis, che è membro della Stanford University, Rebecca Peters e Nagi Idris. Il direttore generale dell’Università Link, Pasquale Russo, ci accompagna in un tour”. Più tardi, prosegue Papadopoulos, “incontro Vincenzo Scotti, ex ministro degli Affari esteri italiano. Anche se non succede nulla di che, incontro alcuni politici italiani di alto livello. Frequento un certo numero di sessioni, le più rilevanti per me, visti i miei interessi nel Mediterraneo e nel settore dell’energia, riguardavano l’Italia e le sue relazioni con la Libia”.

“Devi incontrare Joseph Mifsud”

Un incontro casuale? Assolutamente no. È Nagi Idris, direttore della London Centre of International Law Practice (Lcilp), a presentare George Papadopoulos a Mifsud. “George, dice Nagi. Questo è il professor Joseph Mifsud e dovresti parlarci”, scrive Papadopoulos nel suo libro. Mifsud, sottolinea l’ex advisor di Donald Trump, “è l’uomo che Nagi aveva pianificato di incontrare, l’uomo che Nagi aveva chiesto ad Arvinder Sambei di contattare, e l’uomo che Nagi aveva descritto come un personaggio importante, un docente con grande esperienza diplomatica e ampi contatti. Un uomo, in altre parole, che può cambiarti la vita”. Lcilp è uno studio legale curioso, più vicino a un think-tank. Un ex dipendente ha spiegato a Quartz in un’inchiesta di qualche tempo che “c’è molta segretezza su ciò che fanno”.

La stessa fonte ha descritto l’organizzazione, che è stata fondata nel 2014, costantemente alla ricerca di grandi contratti. Il ruolo di Mifsud in Lcilp era quello di attirare potenziali clienti, idealmente i governi a cui la società poteva fornire consulenza in materia di diritto internazionale, ha affermato l’ex dipendente. Papadopoulos ha trascorso tre mesi a servizio della società londinese, prima di unirsi alla campagna di Trump del 2016, anche se i due si incontreranno soltanto a Roma, alla Link. Il co-direttore insieme a Peter Dovey è Nagi Idris, già direttore di 18 società diverse dal 2001 al 2016, secondo la documentazione di Companies House.

Agente russo o asset della “western intelligence”?

L’ex direttore dell’FBI James Comey ha dichiarato che Mifsud è “un agente russo“. Ma il Procuratore speciale Mueller non lo ha mai definito tale nel suo rapporto. Inoltre, Mueller non è riuscito a incriminarlo per nessuna accusa, nonostante abbia affermato che Mifsud ha mentito agli agenti dell’FBI quando lo hanno intervistato nel febbraio 2017. Ad accentuare il mistero, l’ex Attorney General Barr e il Procuratore John Durham avrebbero ottenuto i telefoni cellulari di Mifsud. durante i due colloqui in Italia con i vertici dei nostri servizi segreti dell’estate 2019.  Nel file Handling Agent 1 Redacted, verbale dell’interrogatorio del comitato giustizia del Senato Usa 3 marzo 2020 agli agenti dell’Fbi Come nota l’esperto di intelligence Chris Blackburn su Twitter, sfogliando il verbale, “l’Fbi sapeva che Joseph Mifsud stesse lavorando con figure-formatori dell’intelligence italiana presso la Link Campus di Roma. Perché anche l’Fbi lavorava lì. Ovviamente Mueller non voleva includerlo nel suo rapporto”. Altro che “agente russo”, dunque. Come sottolinea RealClearInvestigations, dopo che Mifsud fu identificato come l’uomo che avrebbe parlato con Papadopoulos, infatti, la squadra di Mueller lo ha descritto come una persona con importanti contatti russi. Questa descrizione del docente maltese ignorava però i legami che lo stesso docente aveva con governi, politici e istituzioni occidentali, inclusi Cia, Fbi e servizi di intelligence britannici.

Come nota il giornalista americano del New Yorker Lee Smith: “Sebbene Mifsud abbia viaggiato molte volte in Russia e abbia contatti con accademici russi, i suoi legami pubblici più stretti sono con i governi, i politici e le istituzioni occidentali, compresi i servizi di intelligence della Ci, Fbi e britannici. Uno dei lavori di Mifsud è stato quello di formare diplomatici, offerte di polizia e ufficiali dei servizi segreti nelle scuole di Londra e Roma, dove ha vissuto e lavorato negli ultimi dodici anni”. Il libro Spygate: The Attempted Sabotage of Donald J. Trump di Dan Bongino, D.C. McAllister, Matt Palumbo, uscito negli Stati Uniti, si concentra, in particolare, su un episodio datato 2012 alla Link University di Roma: l’incontro fra Joseph Mifsud e Claire Smith, ufficiale dell’intelligence britannica.

Come riporta il libro di Dan Bongino, nel 2012 Joseph Mifsud ha collaborato con Claire Smith, membro del Joint Intelligence Committee del Regno Unito, a un programma di formazione per forze armate e forze dell’ordine italiane presso l’Università Link Campus di Roma, dove Mifsud, sostiene Bongino, “era a capo del dipartimento relazioni internazionali”. Il programma fu gestito dalla London Academy of Diplomacy, di cui Mifsud era il direttore. Secondo il profilo di Linkedin di Smith, i due hanno lavorato insieme in Italia mentre lei era un membro dell’Uk Security Vetting Appaels Panel. La foto è interessante perché Smith non è un personaggio qualunque: ha il potere di supervisionare le agenzie di intelligence britanniche. Il comitato governativo di cui fa parte risponde direttamente al Primo ministro britannico, il che mette Smith in una posizione di altissimo livello nella gerarchia dell’intelligence britannica. Come poteva Mifsud essere dunque una spia al servizio dei russi con contatti di questo tipo? Perché l’Fbi, pur sospettando di lui, lo interroga una sola volta e lo lascia andare come se nulla fosse?

Il mistero della scomparsa: dalle Marche a Roma

Del professore maltese oramai è da più di tre anni che non si hanno tracce. C’è una data cruciale in tal senso: è quella del 31 ottobre 2017. Quel giorno le carte dell’inchiesta Russiagate sono diventate di pubblico dominio. Mifsud da “anonimo” professore diventa una delle persone più cercate da inquirenti e giornalisti. Ma lui proprio a partire da quella data non risponde più a mail e telefonate. Non si ha più certezza della sua stessa esistenza in vita, seppur fino a un certo punto è possibile ricostruire i suoi spostamenti. Una prima traccia porta nelle Marche. Ad individuare questa pista è stato il quotidiano La Verità. Secondo questa ricostruzione, Mifsud avrebbe vissuto nel piccolo bordo di Esanatoglia, in provincia di Macerata. Una località perfetta, vien da pensare, per nascondersi. Il professore maltese avrebbe trovato ospitalità in una casa del dentista Alessandro Zampini. Quest’ultimo è un amico di Vanna Fadini, amministratore della Global education management (Gem), ossia la società di gestione della Link Campus Università.

Diverse testimonianze raccolte negli anni tra gli abitanti del piccolo centro, avrebbero confermato la presenza del professore per diversi mesi. Poi un’altra traccia porta direttamente nella capitale. Secondo Il Foglio, Mifsud avrebbe vissuto per diverso tempo in un appartamento non lontano da Villa Borghese. Si tratta di un’abitazione di proprietà di una diplomatica greca, il cui affitto era intestato alla Link International, una società controllata dalla Link Campus e di cui lo stesso Mifsud detiene il 35%. Quel contratto di affitto è stato valido fino all’agosto 2018. Il professore sarebbe stato lì fino a quel momento, dunque fino all’estate del 2018 è quasi certo che Mifsud si nascondeva a Roma. E poi?

Quella rivelazione (mai smentita): Joseph Mifsud è morto?

Il nome del professore maltese è saltato fuori sul finire del 2019 anche in un’altra procura, quella di Agrigento. Qui Mifsud è stato presidente del locale consorzio universitario dal 2010 al 2013. Ma la sua gestione non è stata proprio tra le più virtuose. A distanza di diversi anni, alcuni componenti del consiglio di amministrazione dell’ente universitario hanno portato in procura le carte sui bilanci di quegli anni. Dopo l’esame di quei documenti, è nata un’inchiesta in cui Mifud è accusato di aver usato i soldi per spese private e di aver creato importanti buchi di bilancio. Ma gli inquirenti agrigentini non sono mai riusciti a mettersi in contatto con il diretto interessato. Da qui il sospetto avanzato, nel dicembre del 2019, da una fonte della procura ad InsideOver: “Le probabilità che Mifsud sia morto sono molto alte. Parliamo dell’80% di possibilità”.

Un’affermazione mai confermata, ma nemmeno smentita. La notizia trapelata ad Agrigento ha varcato quasi subito l’oceano. Il 22 dicembre su Twitter George Papadopulos scriveva che “Mifsud non sta dormendo con i pesci”, alludendo quindi alla possibilità che il professore sia ancora in vita. Concetto poi ripetuto a luglio in un’intervista rilasciata su InsideOver. Tuttavia, come mai a distanza di tempo nessuno ha mai portato prove evidenti sul destino del professore? Se Mifsud è vivo, chi e perché ancora lo sta nascondendo? Ogni mese in più in cui del maltese non si hanno notizie certe, è un mese in più di mistero. E più il mistero avanza, più lo scenario si complica.