L‘Afd è il partito politico che sta facendo più discutere in queste ore per via dell’inaspettato risultato conseguito alle elezioni federali tedesche. L’exploit c’è stato e, per quanto molti commentatori abbiano già dispensato varie etichette utili a generalizzare questo caso elettorale, l’universo dell’Afd è politicamente più complesso di come ci si potrebbe immaginare. Come nella maggior parte delle analisi post-elettorali, infatti, i flussi elettorali conseguiti di questi tempi dai partiti sovranisti d’Europa, vengono omologati a moti politici di maschi bianchi ignoranti, senza titoli di studio e solleticati dalla spinta antimigratoria della propaganda. Così sta succedendo anche in questo caso. Una generalizzazione ormai sempiterna che non contribuisce in alcun modo ad interrogarsi appieno riguardo a quanto sta avvenendo attorno al fenomeno del populismo in Europa. Basti pensare, rispetto all’Afd che, dai dati sui flussi dei voti, emerge che 1.070.000 elettori che precedentemente avevano votato l’Unione, cioè la coalizione composta da Cdu e Csu, hanno scelto Alternative fur Deutschland in questa competizione elettorale. Un altro milione di voti è arrivato da elettori dell’Spd e di Die Linke. Tutti maschi bianchi ignoranti? 

Molto più utile, invece, sembra essere chiedersi chi sono gli uomini che hanno contribuito al raggiungimento del 12,4% del consenso totale in Germania e, quindi, all’elezione di 94 parlamentari. Di Alice Weidel si è già detto tutto: il background economico e l’immagine progressista del leader dell’Afd sono stati fondamentali per tranquillizzare parte dell’elettorato. Alexander Gauland, invece, l’altro membro del duo politico più discusso della settimana, viene da una storia differente: è un giurista che faceva parte della Cdu ed ha cavalcato in campagna elettorale la battaglia contro l’Euro e le politiche economiche dell’Ue. Due leader per due scopi comunicativi differenti: attrarre l’elettorato moderato, ma scontento dell’accoglienza promossa dalla Merkel in questi anni e solleticare le fantasie degli oltranzisti anti Ue. Con uno sguardo attento, ovviamente, a chi sino ad ora aveva scelto puntualmente di astenersi. Tra i leader, invece, il presidente Frauke Petry ha abbandonato il partito subito dopo le elezioni. Il motivo dell’addio è rintracciabile in quella che la Petry avrebbe definito come una deriva estremista della classe dirigente. Se Alternative fur Deutschland è arrivato alle percentuali attuali è anche perché la Petry allargò il raggio d’azione della proposta politica del partito. Sino all’imposizione della sua linea, infatti, l’Afd era focalizzato quasi solamente su tematiche di carattere economico, quelle per le quali era stato fondato. Ma oltre a questi tre leader c’è un’intera classe dirigente, in gran parte eletta al Bundestag dopo questa competizione. 

Beatrix von Storch è una neocon tedesca. E’ stata eletta al parlamento europeo e la sua famiglia ha origini nobili. La von Storch, infatti, sostenitrice del mondo del Tea Party, discende, tra gli altri reali, da Federico I, re di Danimarca e Norvegia. Tra i cinque europarlamentari c’è Markus Pretzell, considerato vicino alle posizioni di Marine Le Pen. Poi, come emerge anche qui, ci sono anche molti esponenti discussi. Wilhelm von Gottberg , ex poliziotto ed ex membro della Cdu, è un sostenitore del ritorno alla “Prussia orientale”. Ma tra le sue tesi sono rintracciabili anche dichiarazioni negazioniste sull’Olocausto. Stesso problema per Jens Maier, avvocato neoeletto in parlamento, che in passato ha parlato in termini negativi del “senso di colpa” dei tedeschi derivante dal passato totalitarista. E ancora Detlev Spangenberg, che è stato membro di un gruppo estremista prima di iscriversi alla Cdu. Le anime della formazione sovranista tedesca, insomma, si sono diversificate e, dopo la fondazione ad opera del 2013 di Bernard Lucke, economista e professore universitario di macroeconomica, le tipologie politiche di personalità avvicinatesi all’Afd sono ascrivibili a categorie molto più variegate. Resta molto limitante, però, dal punto di vista delle definizioni, etichettare l’Alternative fur Deutschland al pericolo neonazista. Ci sono frange revisioniste, certo, ma c’è anche una buona parte di dirigenza che proviene dal mondo del centrismo democratico e dalla società civile. 

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