Dopo vari start e stop, prende il via è finalmente nata la nuova Commissione europea. Dopo la bocciatura della candidata francese Sylvie Goulard e dei candidati di Romania (Rovana Plumb) e Ungheria (Laszlo Trocsanyi), la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo ha suggellato definitivamente la squadra dei commissari europei. Convitata di pietra, nemmeno a dirlo, la Gran Bretagna che, causa Brexit, ha optato per un “no candidate” subendo la procedura di infrazione: coerenza o trovata elettorale per soffiare sul fuoco degli euro scettici? Probabilmente entrambe.

La squadra dei 27

Ma passiamo ad una più attenta radiografia di questi 27 candidati a guidare la nuova commissione. Partiamo dal sostituto più celebre di questi mesi: il francese Thierry Breton. Dirigente d’azienda già ministro del Tesoro, viene dalle fila dei Republicains. Commissario all’Industria, al Mercato Interno e alla Difesa, già professore alla Harvard Business School, ha diretto colossi come France Télécom. Ancor prima che si potesse urlare al conflitto di interessi ha venduto tutte le sue azioni e lasciato tutte le cariche. Veniamo ora alla Spagna: Josep Borrell è il candidato come Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri. Catalano, Josep Borrell ha scritto nel 2015, insieme ad un altro economista catalano, Joan Llorach, un libro dal titolo Las cuentas y los cuentos de la independencia in cui smonta le tesi indipendentiste, soprattutto sotto il profilo economico. Agli Affari Interni la svedese socialdemocratica Ylva Johansson: un passato da insegnante, più volte ministra in Svezia, ha colpito per il suo approccio collaborativo agli Affari Interni basato su un nuovo patto europeo su immigrazione e asilo. Il Belgio schiera Didier Reynders come Commissario alla Giustizia. Giurista liberale, più volte ministro, oltre alle questioni relative alla giustizia, si occuperà dello stato di diritto, un tema che ha causato tensioni con i governi populisti dei Paesi dell’Europa orientale. L’ex ministro degli Affari Esteri belga è stato indagato per corruzione e riciclaggio di denaro dalla procura belga, accuse cadute appena in tempo per la nomina prestigiosa. Non ha bisogno di presentazioni la scelta italiana con Paolo Gentiloni, che come Commissario all’Economia dovrà occuparsi di temi come la sorveglianza sui bilanci nazionali, armonizzazione fiscale e revisione delle regole del patto di stabilità. Gentiloni agirà in combo con il lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo all’Economia, traghettatore della repubblica baltica nell’Unione. “Falco” della politica economica è un interlocutore apprezzato dagli eurodeputati Verdi.

Restando in tema verde, l’olandese Frans Timmermans è il candidato Vicepresidente esecutivo al Green Deal europeo. Già primo vicepresidente della Commissione Juncker, laburista, non è riuscito a succedere a Juncker. Il suo programma è all’insegna della transizione verso la green economy, salario minimo, lotta al cambiamento climatico, una tassa sul carbone, giustizia fiscale. Si definisce “ecologista e femminista” a scapito delle continue accuse di essere un “mero” tecnocrate. Completa la triade del Benelux Nicolas Schmit, destinato al Lavoro. Socialista ed europeista convinto, deputato di lungo corso nel suo Paese da diplomatico ha rappresentato il Lussemburgo a Bruxelles. Ingrato compito all’austriaco Johannes Hahn, destinato al Bilancio e all’Amministrazione. Di area popolare, è un incumbent al terzo mandato. Dovrà occuparsi della negoziazione del bilancio dell’Ue per il 2021-27; la dedizione mostrata al portafoglio dell’Allargamento, l’esperienza e i risultati positivi ottenuti con i Balcani occidentali avevano fatto pensare ad una sua riconferma nella carica precedente. Ministro dell’Economia nella sua Lituania a soli 26 anni, l’ecologista Virginijus Sinkevicius è l’unico millennial del gruppo, candidato a soli 28 anni a Commissario all’Ambiente, Oceani e Pesca alla ricerca di consensi tra Popolari e Verdi ma ripudiato da quest’ultimi. La sua è stata una delle audizioni più convincenti, durante la quale ha dimostrato competenze, maturità e un’attenzione particolare proprio per il tema della pesca.

Alla Promozione dello stile di vita europeo il greco Margaritis Schinas: conservatore di Nea Dimokratia, funzionario di lungo corso e dalla formazione internazionale, coordinerà un gruppo di lavoro di commissari che si occuperanno di sviluppo delle competenze e delle opportunità di lavoro, di integrazione e coordinamento delle politiche migratorie e di sicurezza dell’Unione. L’Irlanda, invece, gioca la carta di Phil Hogan come Commissario al Commercio: è stato apprezzato commissario all’Agricoltura con Juncker e strenuo sostenitore degli scambi di conoscenze e dei processi di innovazione in ambito agricolo. A lui spetterà il compito di dover negoziare gli accordi commerciali con i partners europei. A sostituirlo all’Agricoltura il polacco Janusz Wojciechowski, eurodeputato di lungo corso che dovrà negoziare la nuova Politica agricola comune per il 2021-27. Vicepresidente esecutiva al Digitale la liberale danese Margrethe Vestager, un vero mastino che reca nel proprio curriculum una sequela di provvedimenti epocali: contro Google, decidendo una multa di 2,3 miliardi per abuso della propria forza di mercato; ha avviato indagini sugli affari fiscali di Starbucks, Amazon, Facebook, Gazprom, Cyprus Airways e poi ancora, nel 2016, di Apple. Nel marzo 2017 ha annunciato il no della Commissione europea alla fusione tra la Borsa di Francoforte e la Borsa di Londra.

All’Uguaglianza, invece, la socialista maltese Helena Dalli, storica leader dei diritti della comunità Lgbt maltese: si è distinta per il suo impegno affinché Malta diventasse il primo Paese in Europa a vietare la terapia di “conversione gay” dopo che il parlamento di La Valletta ha approvato all’unanimità un disegno di legge che proibisce i tentativi di “curare” gli omosessuali. La liberale estone Kadri Simson sarà invece designata all’Energia: sua l’idea di lavorare al progetto di una carbon tax di frontiera, per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Lavorerà, così ha promesso in audizione, per aumentare l’uso dell’euro nei mercati energetici, dato che, nonostante  l’Ue sia il più grande importatore mondiale di energia, circa l’85% dell’import è attualmente pagato in dollari. Il socialista slovacco Maros Sefcovic verrà invece destinato ai Rapporti Istituzionali e alla Prospettiva: espressione di un est meno scettico sull’Europa, proviene da un Paese che non solo ha scelto l’euro ma si tiene fuori dal gruppo di Vysegrad. Candidata Vicepresidente ai Valori e alla Trasparenza, la liberale ceca Vera Jourova, dovrà vigilare sul rispetto dello Stato di diritto, materia incandescente che ha visto la Commissione scontrarsi con l’Ungheria, Polonia e Romania. Quest’ultimo Paese schiera Adina Valean ai Trasporti: ha sostenuto con forza il green deal sottolineando l’importanza di un trasporto ecologico. Dagli indipendenti sloveni proviene il Commissario alla gestione delle crisi Janez Lenarcic, diplomatico di lungo corso; la socialista portoghese Elisa Ferreira si guadagna la candidatura a Commissaria alla Coesione e alle Riforme. Preceduta da un polverone in patria la candidatura della croata Dubravka Suica, Vicepresidente alla Democrazia e alla Demografia e sindaco di Dubrovnik dal 2001 al 2009, prima di diventare eurodeputata. La Suica sarebbe attenzionata dai media croati da diversi mesi per via delle sue fortune economiche improvvise che hanno destato sospetti e dossieraggi.

L’Ungheria si conquista, almeno per il momento, il Commissario all’Allargamento e alla Politica di Vicinato con Oliver Varhelyi: la sua audizione non ha convinto gli eurodeputati, nonostante avesse cercato di distanziarsi dalle politiche di Orban e promesso di servire solo gli interessi dell’Ue. Completano la squadra, la bulgara Mariya Gabriel, Commissaria all’Innovazione e ai Giovani, la cipriota Stella Kyriakides alla Salute e la finlandese Jutta Urpilainen, Commissaria ai Partenariati Internazionali.

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