La perdita della maggioranza assoluta nella House of Commons rappresenta per Theresa May una sconfitta su tutta la linea rispetto a quanto desiderato negli ultimi mesi. Il premier britannico aveva scommesso tutto su queste elezioni, consapevole che la crisi laburista e la sua ferma volontà nel portare avanti i negoziati sulla Brexit con assoluta fermezza, avrebbero assegnato al Partito Conservatore i voti utili per ottenere il controllo del Parlamento. Così non è stato: Theresa May ha perso, e l’ha fatto arrivando addirittura a diminuire il proprio numero di seggi, che da 330 sono passati a 315. Ora, con un Parlamento notevolmente più complesso rispetto a prima, il premier May deve fare i conti non soltanto con i rischi di un governo senza maggioranza, ma anche, e soprattutto, con il fuoco incrociato dei suoi stessi colleghi di partito.Se è a tutti evidente che il terrorismo abbia avuto un’influenza notevole nel cammino elettorale del Partito di Governo, e se, altrettanto chiaro, è stato il successo in campagna elettorale del leader laburista Corbyn, quello che ci si domanda è quali possono essere stati gli errori di May. Errori pesantissimi che hanno reso una vittoria scontata in un tracollo senza precedenti.Il primo di questi errori può essere sicuramente considerato l’aver anticipato le elezioni. Nessuno, nel Regno Unito, si aspettava il voto anticipato e questa rottura così rapida e per certi versi incredibile dal tipico e granitico sistema parlamentare britannico. L’elettorato del Regno ha visto questa scelta più come una scommessa per avere il pieno di seggi piuttosto che una prova di maturità del governo, ed ha bocciato questo rischio assunto dal premier May, che, fino a quel momento, era comunque apprezzata nei sondaggi. Il 2020, a fine negoziati sulla Brexit, avrebbe rappresentato il termine finale della sua legislatura e avrebbe certamente premiato il Partito Conservatore in caso di trattative con l’Europa ben avviate e ben condotte.Il secondo errore è stato certamente quello di sovrastimarsi. Il Partito Conservatore nel Regno Unito è forte, vero, ma non così forte come sperava Theresa May. Sperava di emulare Margaret Thatcher nel 1983, anno in cui relegò il leader rivale Foot a un 27%, dominando la House of Commons, ma quello era un altro momento storico. Il premier May ha voluto stravincere in un momento in cui comunque la maggioranza l’aveva. I 330 seggi in Parlamento, pur non rappresentando una forza numerica formidabile, assegnavano tuttavia quella maggioranza assoluta che poteva permettere un governo monocolore. Oggi, con 315 scranni, diventa tutto molto più difficile. Si è sovrastimata come premier in grado di raccogliere molto consenso popolare e si è sovrastimata come partito in grado di raccogliere più voti del previsto. Il suo manifesto, fatto di privatizzazioni e di messaggi forti, anche in tema di previdenza sociale, ha indotto molti elettori di Brexit e delusi dalla sinistra a tornare indietro e rifugiarsi nel discorso sociale di Corbyn.Corbyn è stato l’altro errore di Theresa May, e cioè l’averlo sottostimato. Nel momento di massima distanza in termini di consenso tra May e Corbyn, il leader laburista a iniziato una campagna elettorale martellante e con un programma sociale che ha fatto breccia nel cuore di molti giovani e di molti elettori sia della classe media sia dei ceti più poveri. Incastrato tra una leader conservatrice che lo colpiva duramente e una maggioranza di dirigenti di partito che ne chiedeva la testa, Jeremy Corbyn ha puntato tutto sulla base, sugli elettori, e ha creato un programma di rottura rispetto ai precedenti che ha avuto i risultati sperati. Ed ha avuto il merito, difficilissimo da ottenere in questi tempi, di portare il discorso non sul livello personale ma sul livello delle idee. Corbyn ha portato avanti alcuni punti come la nazionalizzazione delle ferrovie, il taglio drastico delle tasse universitarie, la statalizzazione della rete energetica, che, invece che far parlare dei gusti sul singolo personaggio, hanno riportato al centro del dibattito i programmi elettorali.Infine, un altro errore imperdonabile per Theresa May è stato quello di voler incentrare la sua campagna totalmente sul tema Brexit. Brexit c’è stata, inutile negarlo, ma tra la decisione di andare al voto e le elezioni, il Regno Unito ha ricevuto le minacce dell’Europa sull’uscita dura dall’UE, le frasi di Juncker in cui diceva che May vivesse “in un’altra galassia” e soprattutto il terrorismo internazionale che insanguinato le strade di Londra. May ha puntato tutto sul fatto che fosse la leader migliore che avevano i britannici per tutelare l’uscita dall’Europa, ma si è dimenticata di tutto il resto. Si diceva che il terrorismo avrebbe cambiato le sorti di questo voto, ed è chiaro che avere al Governo un ex ministro dell’Interno che ha tagliato il numero di poliziotti di migliaia di unità e i fondi per la sicurezza, non ha aiutato la campagna conservatrice. In questo, Corbyn è stato un oppositore furbo che ha colpito duro, nel momento opportuno, proprio sul tema più delicato per Theresa May: giustificare, ai tempi del suo ministero, i tagli alla sicurezza e ora, dopo gli attentati di Manchester e Londra, presentarsi con un programma di sicurezza nazionale e di rafforzamento dell’apparato di polizia.