Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE
Politica /

Eric Zemmour al rogo. Subito. È questa ormai la parola d’ordine del sistema di potere francese dopo la sua discesa in campo lo scorso 5 dicembre a Villepinte davanti a 15mila fan. Un attacco concentrico e almeno in parte atteso come ha confidato lo stesso Zemmour ai suoi collaboratori: “Da tre settimane mi mitragliano da ogni parte e nessuno critica più Marine Le Pen. È la conferma sono pericoloso”.

Al solito il lavoro sporco è affidato ai casseurs dell’estrema sinistra che, nella più assoluta impunità, hanno innescato una spirale di violenza in tutta il Paese. Al meeting inaugurale un gruppo di ultrà ha cercato la rissa e uno di loro si è lanciato sul candidato cercando di picchiarlo; a Marsiglia, prima di un incontro, i gauchistes hanno occupato la stazione costringendo Zemmour e i suoi collaboratori a scendere dal treno a Aix en Provence e raggiungere la città sotto scorta mentre il ristorante prescelto è stato vandalizzato. Persino nella sonnacchiosa Svizzera, in occasione di una conferenza, la direzione del Hilton a disdetto, per “motivi di sicurezza”, una camera già prenotata. Minacce e violenze a cui si sommano ovunque continue aggressioni verso i sostenitori del giornalista.

Insomma si delinea un clima sempre più plumbeo che sta spaventando quei notabili destrosi, indispensabili per raccolta delle 500 firme necessarie per validare la sua candidatura. Il primo a scomparire dai radar è stato Philippe de Villiers, storico presidente regionale della Vandea, seguito da altri eletti gollisti o lepenisti prontamente immemori delle loro assicurazioni. Risultato? Una flessione nei sondaggi a vantaggio soprattutto di Valérie Pécresse, la candidata dei Rèpubblicains.

“Nessun problema, è soltanto un dato momentaneo”, risponde Sarah Knafo, la 28enne super consigliera (e fidanzata?) dell’aspirante presidente. Al netto della propaganda, parole in ogni caso da non sottovalutare. La signorina, personaggio decisamente interessante, è dotata di una sensibilità politica e mediatica fuori dal comune. Di famiglia israelita d’origine algerina (come Zemmour), nonostante la sua giovane età Sarah ha già un curriculum d’eccezione: doppia laurea, in economia e scienza politiche, master in affari pubblici, promozione nel 2019 all’Ena, la fucina delle élites transalpine. Sin ragazza frequenta gli stati maggiori gollisti ottenendo via via incarichi importanti dall’ambasciata francese in Libia al ministero degli Interni e poi alla Corte dei Conti. Passaggi che le hanno permesso di allacciare, sin dal tempo in cui dirigeva all’università “Critique de la raison européenne“, relazioni amicali con intellettuali come Alain Filkielkraut, Emanuel Todd, Hubert Védrine, politici di peso, tra cui Nicolas Dupont-Aignan, Laurent Wauquiez, Marion Maréchal o industriali dello spessore di Xavier Niel, il patron di Iliad.

Una somma di contatti che la signorina ha portato in dote al suo campione che strada facendo gli ha affidato la regia della campagna elettorale e, malgrado i 35 anni di differenza, anche il suo cuore. Una liason resa pubblica dal settimanale scandalistico Closer (e subito ripresa da Paris Match) che ha sorpreso lo scorso settembre i due abbracciati tra le onde del Mediterraneo e ha titolato Zemmour papà nel 2022!. Uno scoop in cui molti hanno visto la manina di Mimi Marchand, regina della stampa popolare e grande amica di Brigitte Macron. A Parigi la guerra prosegue senza esclusione di colpi…

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