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Volodymyr Zelensky continua a far parlare di sé ad alcuni mesi di distanza dalla sua sorprendente vittoria nelle consultazioni presidenziali di aprile. Il presidente ucraino ha infatti indetto una conferenza stampa di quattordici ore, durante le quali ha esplicitamente chiesto ai giornalisti di rivolgergli domande su qualunque argomento. La conferenza ha battuto tutti i record mondiali di durata ed ha fornito nuova visibilità al Capo di Stato dopo alcuni sviluppi negativi che lo hanno riguardato. La contestata telefonata con il presidente americano Donald Trump al centro del cosiddetto Ukraine-Gate, l’adesione verbale al controverso piano di pace per l’Ucraina orientale ed alcuni problemi con il Fondo monetario internazionale hanno infatti causato più di un grattacapo a Zelensky e rischiano di causare un calo al suo indice di consenso elettorale. Un’eventualità da non sottovalutare in un Paese abituato alla fluidità ed al mutamento degli schieramenti politici.

Il caso Trump

Inutile dire che il rapporto con gli Stati Uniti e lo Ukraine-Gate sono stati i temi più caldi della lunga conversazione intrattenuta con i giornalisti. Zelensky ha affermato che Donald Trump non ha cercato di ricattarlo, nel corso della nota telefonata avuta nel mese di luglio, chiedendo l’apertura di un’indagine nei confronti del figlio di Joe Biden in cambio dell’aiuto militare a Kiev. Il capo di Stato ha anche evitato di schierarsi con i democratici o i repubblicani sulla procedura di impeachment e le accuse mosse all’ex tycoon, ma ha anche mostrato una piccola apertura alle posizioni di Trump acconsentendo alla formazione di un comitato congiunto che possa investigare sulle attività di Biden e del figlio. Il rischio è che questa complessa vicenda possa andare a danneggiare le relazioni tra i due Stati sia in caso di riconferma repubblicana alle presidenziali del 2020, sia qualora siano i democratici a prevalere. Ciò indebolirebbe la posizione delle autorità ucraine, che hanno bisogno del supporto americano tanto a livello politico che militare e pertanto Zelensky è chiamato ad esercitare una sorta di cauto equilibrismo diplomatico mischiato ad una buona dose di tatticismo. Un appoggio esasperato a Donald Trump, ad esempio, potrebbe rivelarsi tossico qualora lo stesso Biden oppure un altro esponente democratico dovessero essere i prossimi inquilini della Casa Bianca

Il Donbass e gli omicidi di Euromaidan

Il presidente ha reso noto il suo punto di vista sulle elezioni locali nelle regioni di Donetsk e Luhansk, previste nell’ambito di un’iniziativa di pace che possa porre fine al conflitto. Le consultazioni potranno avere luogo, ha ricordato il capo di Stato, solamente se si terranno secondo le leggi ucraine, con la partecipazione di tutti i partiti politici e qualora le forze militari russe vengano ritirate dall’area e le milizie degli insorti disarmati. Zelensky è stato fortemente criticato da alcuni settori politici per l’adesione alla Formula Steinmeier, ovvero l’autonomia permanente per Donetsk e Luhansk in cambio dello svolgimento di elezioni regionali. Un incontro a quattro con Vladimir Putin, Angela Merkel ed Emanuel Macron dovrebbe contribuire a sbloccare la situazione ma mancano notizie certe circa una sua organizzazione e pertanto lo stillicidio di morti che continua ad aver luogo, su base quotidiana, nei luoghi affetti dagli scontri è destinato a proseguire almeno nel breve termine. Zelensky ha riferito anche circa le indagini relative agli omicidi di più di centro dimostranti avvenuti nel corso delle proteste di Euromaidan nel biennio 2013-2014 ed attribuiti alle forze di sicurezza dell’esecutivo Yanukovych ed ha affermato di aver sollecitato l’investigatore capo Sergii Gorbatuk a produrre risultati in tempi brevi per cercare di chiudere uno dei capitoli più bui della recente vita politica del Paese.

Le prospettive

Il presidente è ben conscio di avere un grosso carico di responsabilità ed aspettative che grava sulle sue spalle. La soluzione al conflitto del Donbass, il rilancio dell’economia nazionale, la questione della Crimea e le relazioni con Mosca continuano a costituire problemi e sfide che la sua amministrazione dovrà necessariamente cercare di risolvere. L’Ucraina è infatti ad un bivio: da un lato ci sono le prospettive di una stabilizzazione delle dinamiche politiche interne, una parziale ricucitura dei rapporti con la Federazione Russa ed una continuazione del processo di avvicinamento all’Occidente mentre dall’altro c’è il rischio di rinnovate tensioni e spargimenti di sangue nel Donbass che possano poi portare ad un indebolimento della tenuta delle strutture statali e ad un ritorno del caos. Un esito, quest’ultimo, che tanto Kiev quanto i partner europei e probabilmente anche Washington hanno tutta l’intenzione di evitare.