La pandemia di Covid-19 sembrava esser destinata a sancire una formidabile uscita di scena di Angela Merkel dopo che il suo governo e la Germania avevano dato buona prova di sé nella prima ondata del Covid-19, complici sicuramente sia la natura favorevole delle contingenze con cui il governo si era trovato a combattere sia la natura solida del sistema sanitario tedesco, ma il 2021 ha completamente ribaltato le prospettive. Le incertezze del governo nell’affrontare la seconda ondata e il caos sui vaccini stanno travolgendo la leadership della Cancelliera, che a pochi mesi dalle elezioni federali previste per il prossimo autunno non riesce a destreggiarsi e a trovare una via d’uscita.

La Germania è stato l’unico Paese europeo ad aver messo la propria firma con i finanziamenti pubblici su uno dei vaccini attualmente in campo, quello Pfizer-Biontech, ma come buona parte dell’Unione Europea ha fallito clamorosamente la prova sotto il profilo politico. L’ultima indecisione è stata quella del 31 marzo, seguita alla decisione del governo federale di tornare nuovamente sullo scottante dossier AstraZeneca: come se non fosse bastata l’ondata di panico ingiustificato diffusa in Europa dopo lo stop precauzionale delle scorse settimane, da alcune parti letto come un vero e proprio atto di “guerra economca” al siero anglo-svedese, la Merkel e il ministro della Salute Jens Spahn hanno bloccato la possibilità di effettuare iniezioni con AstraZeneca alle persone con meno di 60 anni.

Una decisione che scavalca ogni possibile parere dell’Autorità Medica Europea, rischia di creare nuove incertezze e si unisce alla decisione di due sole altre nazioni, Francia e Canada. Creando nuove tensioni sul fronte vaccinale per la Germania.

Lo stop è avvenuto dopo che città importanti come la capitale Berlino e poi tutto il Brandeburgo, Monaco di Baviera, Colonia e tutto il Nord-Reno Vestfalia avevano fermato l’utilizzo di AstraZeneca lamentando un aumento dei casi sospetti di trombosi cerebrali tra i vaccinati. La Merkel, sorpassata in corsa, si è lasciata convincere e ha imposto un nuovo dietrofront in una fase in cui, nota l’Huffington Post, non c’è nemmeno la certezza che AstraZeneca abbia consegnato le 30 milioni di dosi promesse dopo aver tagliato le forniture di tre quarti (inizialmente erano 120 milioni): i dati della scorsa settimana sono fermi a 18,8 milioni di fiale distribuite nell’Ue”.

Tutto questo mentre ad oggi a meno di dieci tedeschi su 100 è stata somministrata almeno una dose di vaccino, mentre la Cdu-Csu della Cancelliera è nell’occhio del ciclone per lo scandalo sulla compravendita di mascherine che vede coinvolti diversi suoi parlamentari, mentre non si vede una prospettiva di uscita dal lockdown per il Paese e mentre l’opinione pubblica, gravata da un senso generale di stanchezza, mal tollera i continui dietrofront e gli errori compiuti dal governo sul piano vaccinale.

L’incoerenza tedesca è parsa palese durante tutta l’evoluzione della campagna vaccinale.

Dario Fabbri, analista di Limes, ha sottolineato l’incoerenza tra la possibilità per la Germania di procedere all’acquisto massiccio di dosi del “suo” vaccino, quello a cui ha contribuito la tedesca Biontech, e la spinta della Merkel sulla centralizzazione della gestione degli acquisti di dosi per l’Ue nelle mani della Commissione guidata dalla connazionale ed ex “delfina” Ursula von der Leyen. La cui gestione è stata a dir poco scriteriata: Pfizer e Biontech hanno preferito seguire la logica “geopolitica” della potenza e la natura più proficua dei contratti con i Paesi extra-Ue, dando priorità a Regno Unito, Stati Uniti e Israele rispetto all’Unione. La Merkel ha provato a ribaltare l’errore in corsa acquistando sottobanco decine di milioni di dosi al di fuori degli accordi-quadro da lei stessa sponsorizzati. Spiazzando sia l’Unione che la stessa opinione pubblica nazionale a cui è parso, fin da gennaio, di trovarsi di fronte a un governo incapace di controllare la situazione.

Neanche l’avvio della riconversione industriale del mega impianto farmaceutico di Marburgo ha, in prospettiva, impattato: la corsa al vaccino ha la stessa componente psicologica del gioco finanziario, è una partita di aspettative in cui le necessità di breve periodo (la volontà di avere il massimo numero di dosi nel minor tempo possibile) spesso sorpassano le strategie di lungo termine nella visione dell’opinione pubblica. Legittimamente, aggiungiamo noi, dato che da mesi i governi europei e quello tedesco in particolare non facevano mistero di ritenere l’inizio della campagna vaccinale come il primo passo verso il definitivo ritorno alla normalità.

La campagna vaccinale ha sgretolato il mito tedesco di efficienza, prontezza operativa e rigore, e cosa ancora più grave ha creato un conflitto di potere estremamente grave tra le autorità centrali e i Lander, mettendo a repentaglio il principio unificante della coesione nazionale del Paese, ovvero la distribuzione omogenea dei servizi e dei dividendi dei successi del modello tedesco. Diversi Lander hanno lamentato la carenza nelle forniture di vaccini e hanno, pertanto, iniziato a spingere su Berlino affinché proponga un’accelerazione sul processo di fornitura all’Europa del vaccino russo Sputnik V.

“Sputnik V dovrebbe essere approvato il più presto possibile. La Russia è un grande paese di scienza, e non ho il minimo dubbio che siano in grado di produrre un vaccino efficiente”, ha detto il Presidente della Sassonia Michael Kretschmer (Cdu) ai giornali del Funke-Mediengruppe. Come Kretschmer, il Premier della Sassonia-Anhalt Reiner Haseloff (suo collega di partito) e il leader baverese Markus Soder. Favorevole anche il socialdemocratico Michael Müller, sindaco di Berlino. La Cancelliera ha, nelle scorse settimane, esplicitato il suo assenso e aperto alla possibilità di accelerare su Sputnik indipendentemente dalla presenza di accordi-quadro europei. Disconoscendo nuovamente, ma senza andare sul versante operativo, il piano da lei stesso congengato per il versante europeo e senza prendere decisioni strategiche per il Paese.

Berlino pare brancolare nel buio e, da punto di riferimento per l’Europa quale è, la Germania rischia di trasmettere questa tensione a tutto il resto del continente. Il lungo viale del tramonto della Cancelliera sembrava essersi interrotto nei primi mesi della pandemia ma ora si è fatto strada in precipitosa discesa. Mentre il Paese tradizionalmente egemone nel Vecchio Continente brancola nei buio sul piano della politica vaccinale.