Negli ultimi anni la sinergia tra Parigi e Berlino ha rappresentato il centro politico dell’Unione europea. Attorno all’asse franco-tedesco, che ha contribuito a forgiare la nuova governance europea nella scorsa estate, il Vecchio Continente è ruotato ed è stato indirizzato in materia di scelte strategiche e di prospettive.

Poco più di un anno fa la firma del trattato di Aquisgrana aveva lasciato presagire che l’alleanza tra la Germania di Angela Merkel e la Francia di Emmanuel Macron potesse espandersi oltre le rigidità dell’Unione europea, divenendo un partenariato strategico, diplomatico, industriale, forse anche militare. La realtà, più prosaicamente, ha portato all’emersione di diverse crepe nell’asse franco-tedesco.

Crepe legate principalmente alla volontà di Macron di preservare la sovranità francese in materie decisive per la politica dell’Esagono e al timore di trasformare la Francia nella portaerei ideale per il decollo politico della potenza economica germanica.

Italia Oggi ha elencato le mosse compiute dal presidente francese nell’ultimo anno che, in un modo o nell’altro, messo i bastoni tra le ruote alla Germania: da febbraio 2019 a oggi Macron ha, nell’ordine, ritirato il sostegno di Parigi al gasdotto North Stream 2 tra Germania e Russia; boicottato i tentativi di negoziare un accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti che sarebbe risultato fondamentale per la fiacca industria automobilistica tedesca; silurato il primo candidato alla presidenza Ue, Manfred Webermossa che ha portato alla vendetta contro Parigi del Partito popolare europeo e alla bocciatura della commissaria francese Sylvie Goulard; chiesto miglioramenti all’accordo commerciale tra Ue e Mercosur; bloccato, per il momento, l’adesione di Albania e Macedonia all’Unione Europea che la Germania vede funzionale all’espansione della sua sfera geoeconomica.

Ora, con il perfezionamento dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea Parigi vede amplificata la sua capacità di esercitare una leadership militare e geopolitica e si ritrova unica potenza nucleare dell’Unione. E mira a sfruttare questa sua rendita di posizione per controbilanciare una centralità economica tedesca che non è stata ammaccata dalle ultime notizie negative su Pil e produzione industriale. Macron fiuta la fase difficile della Cancelliera, avviata al tramonto della sua esperienza politica, e mira a raccoglierne il testimone.

Brexit, in questo contesto, rischia di accelerare l’emersione di divergenze tra i due principali partner politici europei. Se per Merkel e Macron era fondamentale presentarsi uniti e concordi ai negoziati con Theresa May e Boris Johnson, ora con l’addio di Londra definitivamente perfezionato Germania e Francia possono agire senza condizionamenti eccessivi.

Non a caso le dichiarazioni di Macron sulla partecipazione europea alle esercitazioni militari della forza nucleare francese sono arrivate dopo l’uscita del Regno Unito e dopo che il responsabile della Cdu, il partito di Angela Merkel, per la politica estera e militare, Johann Wadephul ha chiesto all’Eliseo di “mettere le forze nucleari francesi sotto un comando congiunto Ue e Nato”, come a smorzare pretese ritenute eccessive.

Pronta la risposta della Germania, che ha colpito sul piano militare-industriale il programma congiunto del caccia Fcas, contestandone l’egemonia francese. Recentemente, sottolinea StartMag, “i membri del Bundestag hanno mostrato scetticismo riguardo la leadership dell’industria francese nel programma. La francese Dassault sarà l’azienda infatti leader del programma, facendosi carico di tutta la progettazione, mentre al gruppo Airbus Se (11% Francia, 11% Germania e 4,10% Spagna), in particolare la divisione Defence&Space, sarà affidato tutto il comparto della sensoristica, dell’avionica e delle comunicazioni”. In precedenza, proprio dalla presidentessa tedesca della Commissione, Ursula von der Leyenera arrivata un sonoro ridimensionamento delle pretese macroniane di una maggiore autonomia europea nella Difesa.

Questioni di alta strategia dividono i due alleati con sempre maggiore frequenza. Il segno dei tempi è nel fatto che mentre l’Unione Europea non esiste come entità geopolitica e diplomatica e che i Paesi alla sua guida si dividono proprio sulle questioni in cui essa potrebbe conquistare spazi di manovra acquisendo voce in capitolo. In fin dei conti, i soggetti decisivi della politica internazionale restano, e resteranno, gli Stati nazionali. E gli “alleati europeisti” Merkel e Macron, con le loro divergenze, ce lo dimostrano apertamente.